Pannocchie

L’ultima volta si parlava di crostacei (Logica infantile) e mi è tornato in mente un aneddoto. Sì, siccome non mi succede nulla, mi rifugio nei ricordi del passato. Come i vecchi.

Il tutto si svolge durante un’uscita a quattro: io, la Costante I, una mia amica X e il suo fidanzato Y [anonimi perché se continuo a “parlar male” degli amici, me ne restano due. Di cui uno immaginario]. Dobbiamo ordinare e X mi chiede sottovoce: “Ma cosa sono le pannocchie (di mare)?” e io, che son preparata solo sul cibo, rispondo pronta: “Le cicale di mare, canocchie, da noi canoce!”.

Tempo cinque minuti, visto che la Costante I non conosce un piatto, Y si gira verso la mia amica e chiede: “Scusa, ma le pannocchie voi come le chiamate?” e lei, con aria di una che la sa lunga: “Si chiamano cicale di mare o canocchie. Da noi, canoce.”. Spetta, spetta, spetta. Dov’è che l’ho già sentita ‘sta cosa? Una faccia di bronzo che ci potevan far i cavalli di San Marco (vedi foto). Risultati immagini per cavalli di san marcoPensavate che a Venezia ci fossero solo i piccioni? Nel caso, vi pare che i Veneziani potessero fare una statua ai piccioni? Primo: li odiano. Secondo: ce n’è almeno uno (vivo) su ogni statua. Terzo: lo sguardo idiota resta anche se uno cerca di abbellirli. Quarto (e più importante): Ci avrebbe cag*to sopra in meno di un minuto. I piccioni son fatti così, come i gatti quando gli cambi la lettiera e te la fanno subito nella sabbia nuova o come Teniotto che se il pannolino non è pulito non sente manco lo stimolo. Da Teniotto a gatto. Si sta evolvendo. E non è ancora la sua forma definitiva.