La scelta

Sta per arrivare quel periodo dell’anno in cui ti ritrovi a dover operare delle scelte difficili, come quando ti chiedono: “Vuoi più bene alla mamma o al papà?” oppure “Preferisci un vasetto di Nutella o una vasca di Haribo (tipi a scelta)?” oppure “Ti piace di più George Clooney o Luca M. (ricordi di gioventù, non potete capire…e manco io, a distanza di anni)?“.

Insomma: manca poco al momento in cui toccherà scegliere tra pandoro e panettone. Non solo. Poi si dovrà pure decidere se con o senza canditi e/o uvetta, oppure quello con crema, cioccolato, torroncino, confetti, mandorle, pasta di zucchero, gelato, zucchero filato, gusci di noci, torsoli di mela, bucce di banana, cortecce di abete, paillettes, ghirlande dell’albero, lucette, stelle di Natale, due elfi crudi, le corna delle renne (le hanno, le hanno…) e scampoli del vestito di Babbo Natale. Come se non bastasse pioveranno post con gente schierata, con la spatola da dolce tra i denti e la tasca da pasticcere carica, per difendere il panettone dal pandoro e i canditi dall’uvetta. Son problemi che attanagliano il paese. Dei balocchi. O dei baiocchi.

Allora vi dico, con un mese di anticipo, la mia: quest’anno mi tiro fuori. Nell’annosa diatriba tra panettone e pandoro, con l’intrusione del tronchetto – che è un po’ come il dito tra moglie e marito – io mi astengo. Quest’anno alla domanda fatidica – che faranno, ovvio, e io li aspetterò al varco con il mandorlato che fan dalle mie parti e che è considerato un’arma impropria – io risponderò ferma e sicura. Panettone o pandoro? Gubana. Canditi o uvetta? Grappa.

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Fidelity Card

Qualcuno forse si sarà accorto che passo parecchio tempo in Ospedale o a fare esami vari. Incredibilmente non si tratta di strutture psichiatriche, ma di luoghi in cui mi curano per vari malanni che, dopo i trenta, hanno portato ad un certo decadimento fisico. Il mio è particolarmente marcato e tra un po’ mi faranno lo sconto pensionati. O la Fidelity Card. Guardate che sarebbe un’idea di marketing strepitosa! Una cosa tipo: “Con la nostra Tessera Fedeltà, ogni dieci esami delle urine un catetere è in OMAGGIO! Potete scegliere tra i colori moda giallo o rosso!!” oppure “Ad ogni coprocultura effettetuata corretamente, la colonscopia la offriamo noi!! Affrettatevi!! L’anestesia è solo per i primi dieci!!”. A ben guardare forse non funzionerebbe così bene. Seguono aneddoti riguardanti alcune delle mie esperienze:

  • mi stanno operando al seno e l’assistente dice al chirurgo: “Dottore, questo lo togliamo, vero?” e lui: “No, è una ghiandola galattifera. Le servirà.“. Grazie all’ottima sedazione che mi han dato, per cui inviterei tutti a farsi operare con lo stesso anestesista, sono stata sul punto di chiedere gentilmente: “Scusi, non vorrei sembrare scortese, ma potrebbe allontanare la dottoressa dal mio seno, per cortesia?“. Invece non ho detto niente perchè ho pensato: “Poverina, deve fare esperienza anche lei“. Ripeto: mi han dato dei calmanti che al confronto il Valium serve per i gargarismi.Questa l’avrei cercata poi per saltarle alla giugulare ma aveva la mascherina e poi, francamente, in questi casi il tempismo è tutto.
  • Vado in ospedale per fissare un intervento e la segretaria (!!!) di Ginecologia mi informa del fatto che: “Ma questa operazione secondo me non la deve fare.” e io: “Guardi che due medici mi hanno fatto questa impegnativa. [e aggiungo ironica] Dice che si sbaglino?“. Lei, pronta: “Secondo me, le conviene prima fare un altro esame.” e io, innervosita: “Guardi che l’ho già fatto!“. Quella, non del tutto convinta: “Gli esiti li ha qui? Me li fa vedere?“. Ok, mi dice che turni fa, che così vengo quando è di riposo? I dottori studiano quindici anni e poi arriva lei a far le diagnosi allo sportello? Ho capito che l’anestesista ha roba buona ma non abusiamone, ok?
  • mi fanno l’anestesia e l’infermiera: “Ha freddo? Vuole la coperta?” e io: “Sì, non ho freddo. Cioè, no, ho caldo. No! Volevo dire che la coperta…“. Mi sorride con compassione: “Sì o no? Non cerchi di fare discorsi complessi.“. Guardi che anche senza anestesia non è che vada tanto meglio…

Credevate che avrei parlato del mio parto? Ma vi pare? Non ne avete abbastanza dei racconti di vostra madre? Io sì, sono empatica e quindi niente resoconto del travaglio. Insistete? Vabbè. Sarò concisa: dolore sopportabile, arrivo in ospedale, dolore meno sopportabile, dilatazione, contrazioni, dilatazione, dolore insopportabile, contrazioni, spinte in cui MENTONO dicendoti che manca poco e invece quello è attaccato al cordone ombelicale come Rose alla porta nel naufragio del Titanic, dolore atroce in cui chiedi che te lo tolgano anche con un machete e al loro rifiuto dici che se il problema è legale, lo fai anche tu da sola, ulteriori spinte, dolore allucinante in cui faresti di tutto pur di farla finita (potrei aver firmato un patto con il Diavolo ma non me ne pento) e, infine, espulsione del Parassita. Mentre controllano che stia bene, le ostetriche si congratulano, tengono in mano un medusotto sanguinolento che è la placenta e ti ricuciono come un cotechino. Analogia non casuale perchè ti sembra di essere passata in un tritacarne. Comunque, nonostante sia uscito biondo e con gli occhi azzurri (suscitando una serie di sguardi allibiti e gomitate in sala parto), si è integrato subito al resto della famiglia perchè ha deciso di nascere il giorno di Natale. Giusto giusto per farmi perdere il pranzo e lo scarto dei regali. Ma non preoccupatevi perchè la mia famiglia mi è stata vicina: mentre io sgrocchiavo i grissini dell’Ospedale, la Variabile Sigma mi mandava le foto di tutte le portate. Così, per farmi sentire a casa e rendermi partecipe. A dire il vero il più partecipe è stato il mio fegato: erano mesi che aspettava, causa dieta ferrea (si veda: La dieta), il pranzo di Natale. Poraccio.

Giuda

Manca poco a Pasqua, che è un po’ come il Natale, quando si diventa più buoni. Magari anche gente come Adinolfi, che considera Kung Fu Panda 3 un film sovversivo perchè Po (il Panda) ha due papà: uno adottivo e uno biologico. Vabbé. Non mi pare che le famiglie tradizionali nelle fiabe siano molto più ‘educative’: Pollicino (frutto di evidenti esperimenti genetici); Raperonzolo (i genitori la barattano con erbe di campo); Hansel e Gretel (i genitori li abbandonano nel bosco); Capuccetto Rosso (la mamma la manda in giro da sola per pigrizia); Heidi (vabbé, che ve lo dico a fare?); ecc. Senza contare i cartoni animati giapponesi i cui protagonisti son quasi tutti orfani e / o con problemi familiari seri [vedi, ad esempio, la madre di Maya, quella che voleva fare l’attrice, che la inseguiva con la pentola di acqua bollente e non era per chiederle che tipo di pasta volesse per pranzo

(dal minuto 7.30 più o meno)]. Secondo me, Adinolfi è invidioso perchè al Panda han dedicato un altro cartone, mentre a lui, al massimo, qualcuno vorrebbe tirarglielo. Ma sto divagando.

[ATTENZIONE: testo ironico. Credo che l’abbiano perdonato anche i protagonisti. Da un bel pezzo.]

Volevo parlar di Giuda. Si’, si’, Giuda. Guida Iscariota. Io da piccola (cioè l’altro giorno) pensavo fosse di Ischia. Era il cognome? il soprannome? un nickname ante litteram? il codice fiscale? No, semplicemente veniva da là: “...villaggio d’origine nella Palestina (īsh Qĕriyyōt «uomo di Q.») o, secondo altri, dall’aramaico palestinese išqaryā «ipocrita, traditore».” (fonte: Enciclopedia Treccani). Ah. Comunque volevo difenderlo questo povero Giuda e non è tanto facile perchè tradi’ Gesù per trenta denari. Il movente non fu di certo la fame perchè con Gesù pani, pesci e vino erano assicurati. Quindi, cosa ci faceva con 30 denari? Un soldato semplice ne prendeva circa 20 al mese, quindi gli han dato più o meno due stipendi e visto che in Palestina la roba costava poco, per tre / quattro mesi non avrebbe dovuto lavorare. Faccio notare che San Giovanni afferma che tutti sapevano che era un ladro. A quel punto tuttavia non si capisce perchè gli avessero affidato proprio la cassa comune. Ingegnui? Tutti e dodici? Infine, la causa scatenante sarebbe stato uno spreco di profumi da bagno. Giuda, abbi pazienza, l’igiene era quella che era, se a uno lavavano e profumavano i piedi, francamente, era il caso di lamentarsi? Quindi, per ricapitolare: non aveva fame / sete, un lavoro da cassiere ce l’aveva, faceva la cresta sulla spesa ogni 3 x 2 (praticamente uno stipendio extra o una pensione integrativa) ed era circondato da gente pulita. Aveva senso tradire? C’è anche la possibilità che Satana gli fosse entrato dentro. Ecco, questo puo’ averlo fatto inca**are. Un discorso è che uno sia consenziente, ma ‘sto Satana, che sta sempre in mezzo alle pentole, che manco Mastrota ai tempi d’oro, si intrufola e basta. Quindi mi sembra verosimile che Giuda abbia confuso i personaggi e abbia tradito quello sbagliato. A conferma del ragionamento, quando se ne accorge, si pente e si impicca. Secondo un’altra versione si compra un campo, un giorno inciampa e muore; secondo un’altra ancora diventa obeso, lo investono con un carro e muore. In tutti e due i casi con le viscere di fuori. La domanda è spontanea: nasce da qui la tradizione della coratella?

Morale: è vero che Giuda ha fatto una scelta duemila anni fa, che adesso mi obbliga a vedere parenti vicini e lontani e a far auguri a chiunque; tuttavia mi permette di avere una scusa plausibile per ingozzarmi come un’oca, ridurre il mio fegato a un fois gras e mangiare talmente tanta cioccolato da incrementare le mie riserve adipose fino a Natale, alla faccia della ‘prova costume’ (che per me resta e rimane quello di Carnevale).* In tutta onestà, non me la sento di parlarne tanto male.

* Per avere un’idea di cosa mi aspetta per Pasqua, si vedano i precedenti: https://rubricadelcomplimento.wordpress.com/2015/04/05/%E2%80%A0-la-spassione-%E2%80%A0/ e https://rubricadelcomplimento.wordpress.com/2015/04/17/depressione-post-pasto/

Ricorrenze

Vabbé, è l’8 marzo. Non ho detto niente per San Valentino, mi tocca parlar di qualcosa di attinente: le ricorrenze. Non so se lo abbiate notato, ma adesso va molto di moda denigrare qualsiasi festa comandata e ci son articoli, interviste, filmati, volantini, post-it, tovaglioli, pizzini, strappi di carta igienica e coriadoli, che ci tormentano con un messaggio più o meno di questo tipo: “Ah! Io ODIO la festa TOT! Io NON la festeggio perchè sono alternativo/a“. Al che verrebbe da rispondere: “Giovane, scendi dal melo (liberamente tratto dal veneto ‘smonta dal pomer’) perchè ora come ora è più alternativo portarmi un ramo di acacia a pois gialli piuttosto di non portarmi nulla.“. Basta il pensiero? Va bene. Allora usa la psicocinesi / telecinesi e portarmi qua qualcosa. L’andazzo è questo: niente a Natale (sono agnostico), niente per il compleanno (per sensibilità non sottolineo l’invecchiamento precoce che ti sta divorando), niente per San Valentino (ti amo tutti i giorni, tranne quando ho di meglio da fare o se c’è Pamela), niente per la Festa Internazionale dei Diritti della Donna (ti rispetto e non mi serve una festa per farlo. Che c’è per cena?), niente per la festa della Mamma o del Papà (hai già me, che altro ti serve?) e, se tanto mi dà tanto, manco l’uovo di Pasqua (il cioccolato ti ingrassa, lo faccio per te). No, non siete alternativi, siate onesti. Siete tirchi. Cosa deve fare una persona per avere un regalo? Entrare in un giro di prostitute minorenni? Io al limite posso entrare in un circolo anziani di Scopa clandestina o di Blood Bingo, in cui le giocatrici invece delle cartelle usano i risultati delle analisi del sangue. Se ad esempio esce il 320, una urla: colesterolo! Si puntano medicinali, carrozzine modificate con il motore Ferrari o mesi di contributi INPS. Ho visto gente impegnarsi il loculo, per dire.

Le feste, è ovvio, sono una scusa per ricordarsi di qualcosa o di qualcuno. Detto questo, fosse per me, uno potrebbe regalarmi anche una buccia d’arancia. Perchè la buccia d’arancia? Perchè il Fattore P., quando mangia un’arancia, taglia la buccia a forma di margherita e la lascia sul tavolo in cucina per il Fattore M. Vi son venuti gli occhi a cuore? Vi è schizzata alle stelle la glicemia (Ambo! Ah, no.)? Figuratevi a me, che con questi ci vivevo… Detto questo, a me tutte queste feste non piacciono perché ti obbligano a far qualcosa e io sono molto pigra. Tuttavia, sono anche democratica: non voglio niente e non regalo niente. Questo spiegherebbe l’esiguo numero di persone disposte a passare del tempo con me. Pensavo fosse l’acidità.

Haters

Scrivo su questo blog dal 2012 e di cose ne son successe e di cose ve ne ho raccontate. Eppure… Eppure mi manca qualcosa. Qualcosa che renda il mio blog completo. Qualcosa che mi faccia capire che ho un posto nell’Universo. Mi mancano gli haters. Gli haters sono quelli che non ti han mai visto, né conosciuto, ma qualunque cosa tu dica, la troveranno offensiva e si sentiranno in dovere di insultarti e criticarti. Gente che nel cervello ha solo questo personaggio: Disgusto. Poi secondo questo principio: “[Gli Odiatori professionisti] non ti amano, ma controlleranno la tua pagina religiosamente” (vedi foto), avro’ più visulizzazioni e, cosa da non sottovalutare dovendo fondare il Pigianesimo, la gente religiosa mi diventa fondamentale. Ne vorrei un paio. Ne bastano un paio. Giusto per darmi un tono. Davvero. Mi servono. Ve lo giuro, mi servono. Il mio blog vive di ‘complimenti’. Chi meglio degli haters? Vi faccio un esempio.

Nel 2011 lavoravo all’Università e quindi capitava spesso che fossi chiamata per far parte della commissione preposta agli esami. Avete presente quelli che stanno di fianco al professore e quando quello chiede qualcosa si scatafasciano per eseguire? Bene. Io ero quella che stava seduta a fissare il vuoto. Ogni tanto facevo un paio di domande, davo un voto parziale e tornavo a fissare il vuoto. Un lavoro che poteva fare anche un gatto. Ovviamente gli studenti mi amavano. Questo è il giudizio pubblicato su un sito studentesco dell’epoca che parlava di come superare il nostro esame:

Le due vere “carogne” sono gli assistenti che interrogano sui manuali. Il tipo alto e magro è abbastanza umano: fa domande precise, ma non è particolarmente pignolo. La ragazza invece è a dir poco insopportabile: antipatica, fa domande tutt’altro che ovvie e, cosa peggiore, è stretta di voti da star male. Andrebbe abbattuta.
Per chi avesse dubbi, non sono alta e magra. Sconfortata da questo giudizio pieno di odio (e mi ricollego al discorso degli haters), cerco conforto nei miei amici, che commentano:
  1. Comunque non stento a credere che le ragioni di quello studente siano fondate…
  2. Beh, il commento sulle ‘domande tutt’altro che ovvie’ prendilo per un complimento.
  3. Beh, lo studente avrebbe anche potuto dire: il tipo alto e magro e quella bassa e chiatta…
E quindi? Niente, i miei amici sono quelli che fanno scappare gli haters. Come fanno a fare i disturbatori con gente cosi’ sulla piazza? Troppa concorrenza, dai! Ma, cari odiatori seriali, non siate timidi, non vi blocco e non vi elimino. Ve lo giuro. Siete comunque migliori dei miei amici. Al massimo usciamo insieme e vi offro una birra, insomma.
Perchè parlo di queste cose proprio oggi? Perchè a Natale siamo tutti più buoni, ci vogliamo bene, ecc. Volevo fare quella alternativa. Buon Natale!