Parole chiave / 6

Come alcuni di voi già sapranno, di gente che finisce sul mio blogghino complimentoso senza saperlo, ce n’è un bel po’. Segue elenco degli ultimi tre mesi (in ordine di frequenza):

  1. sono sciatta / donne sciatte / essere sciatte / ragazza sciatta / donna sciatta / donna sciatta non ho soldi (tipo che te li devo dare io per vestirti decentemente??) [Aumenta vertiginosamente il numero di sciatte. Io ne ho fatto una filosofia di vita: La teoria della donna sciatta]
  2. pigiami brutti uomo / pigiami brutti da uomo/ pigiami orrendi / pigiama nonno [ma perchè li cercate su Google?? Uscite e andate al mercato o in una casa di riposo, che è pieno! Dai, su!]
  3. quanto misura in altezza teresa de sio [Non molto, a occhio, ma non è che volesse fare il palo della luce, eh?]
  4. come si chiamano le mutante dei giapponesi quando fanno lotta libera [La lotta è il sumo e le mutanTe si chiamano mawashi. Bastava cercare su Wikipedia.]
  5. se ti chiamano nano da giardino [Suppongo sia una domanda. Beh, è normale se sei basso, altrimenti è ironico. Nel caso cercassi invece una battuta di rimando, suggerirei il classico: “Meglio un granello di pepe che uno stron*o d’asino” oppure “Tu sei alto, hai più calcio e le ossa più lunghe, io ho più fosforo e un cervello più sviluppato. Vedi tu cos’è meglio.” oppure “Consumo meno. Voglio vedere te in caso di guerra o con l’osteoporosi!” oppure “Hanno inventato scale e sgabelli, non volevo deludere quella povera gente.” oppure “Non arrivarci con una mano è risolvibile, non arrivarci con il cervello, no.” oppure “I nani si son fatti la più bella del reame mentre il principe girava a cavallo come un pirla. Per dire.“, ecc. Servisse, ne ho una serie. Sono diversamente misurabile o inversamente alta da sempre.]
  6. ikea e jysk / jysk come sono i mobili? / jysk problemi / jysk recensioni [recensione sui mobili??? Vabbé, ok, ci provo. Recensione letto Jysk: Un letto normale, in legno, con poche pretese di stupire l’acquirente con l’aggiunta di qualche brugola in più. Una tavola decisamente piatta, ma non priva di nodi senza sfociare nel banale e nel kitsch. Sobrio, elegante e resistente, adatto a un pubblico adulto, ma anche alle famiglie. Un’ora e venti di puro lavoro per montarlo correttamente, senza intervallo, ma con la possibilità di portare snack e bevande nella sala. Il finale è scontato e l’immagine sulla scatola ti rovina la sorpresa del risultato. Se lo consiglio? Solo se vorrete farvi una bella dormita!]
  7. panegassa [il passero, che ha dominato tutto il 2015 mostra segni di cedimento e scende in caduta libera al settimo posto della classifica trimestrale.]
  8. cloro biennale [mi arrendo. La biennale del cloro dove la fanno? In piscina?]
  9. musica adv cos’è [mi arrendo]
  10. segretaria pipì urgente [Scenario: una segretaria ha un bisogno urgente di un bagno e lo cerca su Internet. A costo di sembrar retorica: perchè questa gente ha un lavoro??]
  11. proverbi sulla fata [una cosa tipo: “Neanche la fata muove le ali per niente” oppure “Tanto va al lardo la fata che la trovo un po’ ingrassata” oppure “Meglio una fata oggi che una strega domani” oppure “Se mancano le fate, trottano anche le gnome” oppure “Prendere due fate con un Peter Pan“, ecc.?]
  12. ciabatte riposo [Non saprei, io ho sempre avuto ciabatte da corsa o da nuoto.]
  13. biglietto atm smagnetizzato [Ah, meno male, non son l’unica: vedi ATM: Milano]
  14. cosa fare di felpa vecchia [gli stracci per la polvere?]
  15. scialle caldo per la nonna fai da te [ma una volta non era la nonna che faceva a maglia?]
  16. mappa malta da stampare [vabbé, l’avran trovata, ormai]
  17. mafalda acidita / mafalda mamma cosa faresti se non lavorassi [Farei la parrucchiera. Guarda che capelli abbiamo tutte e due… Credo intendesse questa striscia, comunque (vedi foto)].

[continua…]

Isn’t it lovely?

Ieri sera la gente mi sembrava un po’ strana. Son salita nella metro e alla fermata seguente mi si è seduto di fianco uno. Vagone semi-vuoto, eravamo in cinque-sei. C’era posto per sdraiarsi e dormire o per farci pascolare le renne, ma si sa che il posto del vicino è sempre più verde. In questo caso: beige. Ad un certo punto mi rendo conto che mi sta fissando. A un trenta centimetri al massimo. Mi viene un po’ d’ansia.  Mi dico che assomiglio ad una parente morta o alla sorella, forse gli ricordo una del suo paese esotico oppure gli piace il mio profumo e mi vuol chiedere la marca oppure (e ho finito le possibilità), fa il chirurgo estetico e mi vorrebbe come paziente perchè una cosa cosi’, no, no, davvero, non l’ha mai vista, cioè si’, ma dopo un incidente grave o quella volta del corpo che era finito nell’impastatrice e la gente chiedeva se ce n’era ancora di quel pane buono buono con la pancetta croccantella. E a chi pensa che stia esagerando e che fare i biscottini con la gente non sia proprio possibile, ricordo la Leonarda Cianciulli che oltre al sapone, con le persone ci faceva dei pasticcini tanto buoni che le chiedevan le ricette. E me la immagino che risponde: “Sai, Mariuccia, il problema non è tanto il procedimento, sono più gli ingredienti quelli difficili da trovare…“.

Cambio linea, mi metto nella prima carrozza e va tutto bene finchè non devo scendere. Ora, ci son tre porte:

  1. prima porta: non utilizzabile per signora anziana che parla e si prende a schiaffi da sola. Non ho molta voglia di avvicinarmi e neanche il resto del vagone, che ha formato una sorta di cordone di sicurezza di un due metri di diametro, che, nell’economia compatta di un vagone, è decisamente ampio.
  2. seconda porta: non utilizzabile per signore piuttosto in carne, con tanto di carrello per la spesa che ha già litigato con quelli che volevano scendere alla fermata precedente e non si è spostato. Comincio a credere che ci sia un raduno o una commemorazione per Franco Basaglia.
  3. terza porta: unica utilizzabile. Mi rimane questa o uscire dal finestrino, che consiste in un’apertura di circa venti centimetri, da cui potrei solo far passare un braccio e sventolare un fazzolettino bianco per chiedere aiuto.

E mentre mi dirigo verso la salvezza, mi trovo a tu per tu con il simpatico canterino del momento, che si sgola sulle note di Isn’t she lovely di Stevie Wonder. Di cui sentivo la mancanza.

Penso di aver ricevuto la mia dose di stranezze per la serata, invece no. Prendo la scala mobile e uno mi si incolla alla schiena. Vabbé. Salgo un gradino. Mi sta sempre incollato. Vabbé. Salgo un altro gradino e mi giro con sguardo feroce ed eloquente: “Prova ad alzare quella gamba per avvicinarti e te la spezzo“. Mi sorride. E capisco che devo assolutamente fare due cose: la prima è cambiare profumo e la seconda è lavorare sul mio sguardo assassino che, non capisco perchè, viene preso per uno sguardo amichevole, tipo: “Prova ad avvicinarti, lo apprezzo“. E continuo a chiedermi che problema abbia la gente stasera. Forse esiste un qualche tipo di codice vestimentario che non conosco? Tipo: berretto rosso = donna disperata e sola che cerca qualcuno, va bene tutto e paga lei la cena, astenersi perditempo? Mi libero del tipo camminando più velocemente verso l’uscita e per poco non mi ammazzo sul pavimento bagnato. Cerco l’origine del piccolo rigagnolo dal colore sospetto e scopro che si tratta della pipi di un bambino che, per la cronaca, non aveva ancora finito. Bene, dico, bella idea. Mi mancava solo di scivolare su delle deiezioni infantili per migliorare la serata. A ben guardare avrebbe risolto il problema del profumo… Quello che non capisco è perchè, con un bagno pubblico a cinque metri (non di più), la madre pensa bene che sia meglio far far pipi alla sua creatura negli angoli bui della metropolitana, con il fratellino che fa da vedetta nel caso arrivi qualcuno. Cosa che funziona benissimo. Il ragazzino ha un futuro.

La 90 / aggiornamento

La linea 90 è una linea che dà sempre molta soddisfazione, ma anche mentre stai andando a prendere la metropolitana puo’ capitare di vedere due che si insultano da una scala mobile all’altra. Uno in salita ed una in discesa. Non l’avevo ancora visto. Vaffa che volavano da tutte le parti. Elegante, soprattutto. Seguono aneddoti:

  1. Una signora disabile che non puo’ salire con la carrozzina, causa il solito guasto, e l’autista le dice che deve aspettare quello dopo. Lei protesta che è da mezz’ora che aspetta. Commento di uno : ‘Perchè non prende un taxi invece del bus ? Io non lo so ! Tanto lo sanno che sugli autobus non riescono mai a salire.
  2. Signora che si fa tutto l’autobus chiedendo dove sia la fermata Tibaldi. Poi uno le dice che l’abbiamo già passata. Momento di panico. Corre dall’autista per avere conferma scavalcando chiunque e prendendosi ogni genere di complimento non richiesto. Alla fine scopre che mancano due fermate. Il genio del male ridacchia contento. Troppo lontano per correre un reale pericolo. Ognuno si diverte come crede…
  3. Signora, all’entrata della metro : ‘Questa tessera non funziona ! Ma se ho appena fatto l’abbonamento ! Adesso mi sentono !’, va dall’omino che serafico le dice : ‘Signora, è la tessera del supermercato…’ Guardiamo tutti per terra, ma c’era da piegarsi dal ridere… C’è anche da dire che io stessa una volta, invece di dare alla bibliotecaria la tessera della biblioteca, le ho dato la carta di credito. Mi ha detto grazie e poi mi ha informato che era una biblioteca pubblica e che non c’era niente da pagare…
  4. Signorina asiatica che sta aspettando che si asciughino le foto della macchinetta in uno dei corridoi della metro sotto Duomo. Mentre controlla di essere ancora pettinata passa uno e le ruba le foto. Seguono insulti. La domanda è : ma cosa te ne fai delle foto tessera di una ??
  5. Salgo sulla metro e c’è un bottiglione di vino, pieno a metà, per terra. Mi siedo e mi chiedo quanto ci metterà a ribaltarsi. Arrivo quasi a destinazione e sto disperando che accada qualcosa, quando sale un signore, vede il fiasco, toglie il tappo e comincia a tracannare. Io e uno vicino al tipo ci guardiamo allibiti e quello dice : « Quando uno ha sete… ». Mi si sono seccate le retine.
  6. Sale un signore anziano. Io sono seduta e sulle prime non lo vedo. In compenso lo sento : « Ah, come sono stanco ! Mi fa male il piede ! E guarda tutti questi qua seduti,  che sono giovani, che stanno bene…  Ah ! Non c’è più rispetto per gli anziani ! Una generazione di delinquenti ! Una generazione senza morale !» Mi alzo e chiedo se si vuole sedere. E qui sta lo sbaglio:  « Ah ! Lei si’ che è gentile, signorina ! Altro che questi giovani ! Quelli che stanno seduti, ecc. Sa, mi son fatto male l’altro giorno… » Segue un’interminabile spiegazione di come mai avesse male al piede, di come siano stati maleducati in ospedale, di come non ci siano più i servizi di una volta per colpa di questo e quell’altro, e via dicendo. Le tre fermate più lunghe della mia vita.
  7. Sono in metro e sento una che dice : « La smetta di toccarmi !! » Penso : ah, vedi che la mano morta si fa ancora ? E invece no. Quello si giustifica dicendo : « Ma ha dei capelli cosi’ morbidi ! » Il Restivo di Milano, I suppose.  No, dai, sul serio : ma che problemi ha la gente ? Comprati una parrucca, no ? La racconto e me ne raccontano un’altra : «  Un giorno ero sull’autobus. Eravamo stretti e una signora (un donnone bruttarello e comunque non particolarmente piacente) si gira di scatto e mi intima di non toccarla. Non mi scompongo e dico ad alta voce : ‘ Io toccarla ? Le donne a me fanno schifo. Lei poi fa ancora più schifo della media !’ (sorriso soddisfatto) » Me la segno.
  8. Signore sulla metro che, nonostante l’auttista abbia detto che l’autobus presentava delle spie accese (che inquieterebbero chiunque) non vuole scendere. Per dire che tipo fosse aggiungo che diceva all’autista : ‘Non faccia il cinematografo ! Io non scendo !’ e quello : ‘Guardi che vado in deposito ! Devo far controllare il mezzo !’ e il signore : ‘Io non scendo !’ Morale : se l’è portato in deposito. E poi, lui e i suoi amici o l’han corcato di botte o han chiamato l’ospedale psichiatrico da cui è uscito scappando dalla finestra o si son presi una denuncia per sequesto di persona. I vecchietti son furbi, altrochè !

Suorine a Roma / 1

L’aneddoto delle suorine a Roma necessita ben sette post. Impossibile condensarli tutti in uno solo. Appurato che non ho nulla contro le suore, c’è da dire che ci sono cose difficilmente spiegabili.
Antefatto: decidiamo, io e mia sorella, di andare a Roma per passarci qualche giorno e visitare la città.  Decidiamo quindi, per risparmiare, di andare a dormire dalle suore. Si prenota e siamo a posto. Arrivo a Roma per prima, mentre mia sorella sarebbe dovuta arrivare con l’aereo, a Fiumicino.
Il problema della metro.
Dal convento esco alle sette di sera, ad agosto, con un monte luce che farebbe invidia alla Scandinavia. Le suorine sono fuori, sedute su seggiole di plastica, in attesa e chiedono :
– Dove vai?
– A prendere mia sorella.
– Con cosa vai?
– Con la metro.
– (urlo unanime) CON LA METRO????? Ma sei PAZZA??? Con tutti i delinquenti che ci sono?? Guarda che è pieno di barboni, tossici e borseggiatori!!!
A parte che la carità cristiana per gli ultimi dev’essere finita con gli ultimi della generazione precedente, mi stupisco di tanta apprensione. Cercano di dissuadermi, poi vedono che non c’è nulla da fare, fanno spallucce e penso abbiano recitato un rosario in mio onore, pensando di non vedermi mai più. Raggiungo la metro molto preoccupata, guardandomi attorno guardinga, mentre penso che peggio della periferia di Parigi non poteva essere e che ce la potevo fare. Arrivo e vedo coppiette, famiglie, gente normale. Vabbé, son stata fortunata, mi dico. La sera dopo, con mia sorella, decidiamo di uscire, di andare a mangiare un gelato e di tornare per il coprifuoco. Ci vedono uscire e insistono che si prenda l’autobus. Ci convincono. Arriviamo a Termini (dove dovevamo cambiare), in un piazzale che più buio non si poteva, pieno di vetri per terra, con gente che nella penombra ci mandava bacini, ci chiamava e ridacchiava. Abbiamo fatto cento metri in talmente pochi secondi che uno ci voleva prendere per le Olimpiadi e arrivate alla luce, mia sorella mi fa: ‘Ma son fuori?? E noi, secondo loro, al ritorno dobbiamo aspetta l’autobus là??’ E durante la serata congetturiamo che vogliano spaventare le giovani donne come noi (giovani, giovani, dai, su!) per convincerle a rifugiarsi in convento. Son strategie.
Nella prossima puntata: il problema del taxi.

Milano / curiosità (3)

  1. L’ultima moda giovanile è giocare a poker, in ogni dove, tramite Internet. A casa propria dev’essere da looser.
  2. Per tirare l’acqua del WC devi girare una maniglia e non premere un bottone. Sembra una variante minima, ma non è cosi’ immediato.
  3. Ci sono donne che stanno ferme agli incroci per ore. Sospetto che siano molto gentili.
  4. Se giri di giorno o di notte, anche se sei sciatta (si veda la mia teoria), qualcuno che ti fa un complimento lo trovi sempre. Sono cose che fan piacere. A volte.
  5. Pensavo fosse una caricatura, ma ho sentito gente che si saluta con: ‘Bella li’, fraté! Come butta?’, con variante: ‘Com’è?’
  6. C’è un sacco di gente che ha perso il portafogli o che è disoccupata e, sulla metro, ti chiede dei soldi per un biglietto. Scusa, ma qui come ci sei arrivato? Con il teletrasporto? E poi, ormai sei su, che ti frega?
  7. C’è gente che non solo ti fa sentire la musica che sta ascoltando, ma ci canticchia anche sopra.
  8. La gente urla nei ristoranti. Anche da sobria. Che io sappia, di regola, non si fa casino prima della seconda grappa. A meno che non si stiano cantando le ‘Osterie’, nel qual caso è concesso, ma solo in osteria e comunque a tarda ora, con l’oste che fa la parte principale. Il locale è suo.
  9. Nei dispay della metro ci sono anche i mezzi minuti. Sulle prime pensavo fossero frazioni e mi sono turbata. Ma la domanda vera è: perchè diamine non mettono due minuti, un minuto??
  10. Da grande voglio guidare un tram. Penso di dover prendere una laurea in ingegneria quantistica, ma fa niente…
  11. Schivare gli ubriachi ad un certa ora, dovrebbe essere uno sport olimpico. Fa un po’ slalom gigante.
  12. Nella metro ci son cose curiose: ho visto un distributore di libri (a Duomo. Grande rispetto…); ho visto un tipo sulla cinquantina che ballava la breakdance, con tanto di stereo (linea rossa); ho visto due pastori con tanto di zampogna e agnelli: due, veri (linea verde); ho visto gente che si parlava da un binario all’altro raccontandosi cose molto personali; ho visto una svenire e la gente urlare: ‘Chiamate il 113!!’ (tipo che la facciamo arrestare??); ho visto gente portarsi il motorino (linea gialla).