CUP

[AVVERTENZA: prima che qualcuno non percepisca l’EVIDENTE ironia di quello che dico, vi informo che punto anch’io a diventare anziana e ad avere una pensione.]

Un giorno vado al CUP. La siglia CUP sta per Centro Unico Prenotazioni, anche se secondo me dovrebbe stare per Cercate Ulteriore Pazienza oppure per Centro Unificatore Pensionati. Il più giovane aveva dato personalmente una coltellata a Giulio Cesare perchè già non c’erano più i giovani di una volta. Io mica ho niente contro gli anziani, eh? Anzi, mi stanno pure simpatici. A casa loro. Ecco, aiutiamo i pensionati a casa loro, anzi, nelle case di riposo. Perchè, francamente: basta con questi anziani! Ti passano davanti in tutti gli uffici con la scusa che camminano a fatica o hanno i pannoloni! E allora?? Si è mai visto un bambino che ti sorpassa in coda per questo? E poi si sa che li usano perchè son pigri! Infatti li vedi anche con quella comoda sacca di fianco, cosi’ non devono star là a  cercare un bagno! E cosa fanno tutto il giorno? Si impasticcano con le ‘medicine’ GRATUITE che gli passano farmacisti conniventi oppure si trovano la domenica mattina (e noi dormiamo!!) in chiesa o in cimitero per far chissà cosa sulle lapidi. E con le vedove! Gli paghiamo le pasticche e la badante sexy che li aiuta a ‘lavarsi’, gli diamo ANCHE dei soldi e loro cosa fanno? SI LAMENTANO! E vogliamo parlare dei  girelli, delle carozzine o dei posti riservati? Non puoi più parcheggiare tranquillo come una volta, sui marciapiedi o nei parcheggi per gli invalidi! Un’indecenza! E gatti e piccioni a cui fingono di dar da mangiare al parco mentre invece li stanno addestrando come i ninja perché ci uccidano mentre dormiamo? Guardate che una penna di piccione è sufficiente a uccidere una famiglia di quattro persone, cane e pesce rosso compresi. Le bande di vecchi sbandati sono ovunque: giocano d’azzardo in osteria, bevono ombre, esercitano abusivamente la professione spacciandosi per ingegneri o geometri nei cantieri, stanno deforestando il Pianeta con i loro bastoni, ecc. Vogliamo far qualcosa??

Bon, stupidaggini a parte, vado al CUP e trovo la solita vagonata di gente che deve parlare con qualcuno degli uffici per questo o quell’altro motivo. Noto quindi che:

  1. L’acustica è fantastica e la gente urla ugualmente.
  2. Le sedie in sala d’attesa son le stesse che usavano per le streghe durante l’Inquisizione, solo meno calde.
  3. Le procedure mediche sono spiegate minuziosamente dalla sportellista e gli uteneti fanno richieste imabarazzanti, pensando, evidentemente, che sia possibile avere un udito selettivo. Io non ce l’ho. Ho quindi saputo che Caia doveva fare tot visita, portando tot esami; che Caio aveva dimenticato di portare un campione di non so cosa e lo voleva consegnare; che Sempronia aveva paura di essere operata; che Tizio aveva sbagliato giorno della visita e doveva non solo pagare la prestazione, ma aspettare per poterne fare un’altra. E molte altre vicende appassionanti che ho potuto sentire stando comodamente seduta dieci file più indietro, nonostante il brusio di fondo e alla faccia della privacy.
  4. Un signore anziano aveva la suoneria del cellulare a palla. Non l’ha sentita per un bel pezzo. Tanto che ho pensato che fosse passato un sacco di tempo e che fosse iniziato un rave party senza che me ne accorgessi.
  5. Quando il Pappa Time (ora di pranzo) si avvicina, scatta la compravendita dei bigliettini della coda. Vedi quindi gente che gira a chiedere che numero hai per scambiarlo con il tuo. Secondo Lei, io non mangio? Mi ha guardato bene? Mi vede deperita?? […] Oh, ma dice davvero?? Oh, che gentile! No, no, ma tenga pure il mio numero…e questi dieci euro! Scherzo. Nessuno mi ha chiesto niente. La mia nuova faccia feroce funziona a meraviglia.
  6. Una signora decide che la sua vicina di sedia, coetanea appena conosciuta, sia la miglior scelta per raccontare minuziosamente la propria operazione. Minuziosamente. Con un tono di voce tale da risvegliare i vampiri nelle bare e farli uscire sfidandolo la luce del mezzogiorno, pur di poterla azzannare alla gola come ultimo atto liberatorio. Buffy le faceva un baffo.
  7. Poco prima che arrivi il mio turno, come da regola e nonostante ci fossero almeno una cinquantina di posti vuoti, un tipo mi si mette davanti, impedendomi di vedere il tabellone. GRAZIE.
  8. Ho sentito talmente tante operazioni e procedure che sono praticamente laureata in medicina. Potrei cominciare il tirocinio domani.
  9. Ad un certo punto son dovuta andare in bagno e con mia somma sopresa ho sostituito la mia espressione: “Non vedevo un bagno cosi’ sporco da quello della stazione di X” con “da quello dell’Ospedale di X“, che equivale a: “Bagno che è più facile demolire che pulire“. Fermo restando che la definizione di guerra batteriologica, secondo me, è nata tra quelle quattro mura. Nel senso che ci sono i batteri che si fanno la guerra contando chi infetta più persone. Son batteri. Si annoiano, dai!

Gioco dell’estate!

Puntali come le tasse, la morte e il canone RAI,

[Parentesi polemica che non è necessario leggere: canone che dovrei pagare comunque per una televisione che non ho, per un’antenna che si è rotta un tre mesi fa circa per un temporale e che, anche volendo, non ci farebbe prendere una mina o forse, al massimo, quello che dice nel sonno il Velociraptor, e per dei dispositivi inadeguati anche a prendere le mosche, figuriamoci i programmi televisivi, a cui, peraltro, tengo proprio. Ci tengo come ci tengo a prendermi la scabbia o l’afta bovina. Giusto per capirsi.]

le mie vacanze son finite e mi tocca tornare a lavorare. Ah, no, spettate, non ho un lavoro. E allora? E allora me ne devo restare comunque a casa. A boccheggiare in questo clima sahariano. E lo so che è sahariano perchè l’ho letto, non perchè ho visto uno degli Angela che lo raccontava in TV.

[Continuazione della polemica: Perchè io la TV o qualcosa per guardarla non ce l’ho! E il PC lo uso per scrivere qui e non ci posso guardare i video in streaming perchè se ne guardo mezzo finisco il traffico giornaliero della chiave USB che ho e che mi serve per guardare che tempo fa e dove andare a mangiare la sera. Ho lo stesso traffico che ho nel telefono. Devo pagare il canone anche su quello? Non ho niente, arrendetevi. La TV la guardo dai miei, che il canone lo pagano, e mi convinco sempre di più dell’inutilità del mezzo. Sarà che guardano Il Segreto?]

Noi Europei a questo clima non ci siamo abituati. Due giorni fa ero in montagna e una signora mi ha detto, testuale: “Eh, almeno oggi fa più fresco e c’è il vento. Ieri c’erano 43°. Sono notti che non riusciamo a dormire per il caldo!“. In montagna?? C’è anche da dire che di là c’è passato Annibale con gli elefanti. Un caso? Io non credo. A questo punto pero’ non mi stupirei di veder giraffe e ippopotami girare con bottigliette d’acqua e integratori salini.  Ma basta parlare del tempo. Cari amici che non siete in ferie, volevo darvi il mio appoggio ed esprimervi la mia solidarietà. Anche se io sono in casa e voi al lavoro con l’aria condizionata. Tranne quelli che lavorano all’aperto, ovvio. A questo punto forse sarebbe meglio lavorare. Ecco, magari non nei campi a raccogliere pomodori o in cucina a far la salsa per l’inverno. Insomma, saro’ qui con voi in questa torrida estate. Cosi’ non solo sopporterete il caldo, ma dovrete sopportare anche me. Con la differenza che per il caldo ci sono condizionatori, acqua, ventilatori, cibi freschi, ecc. Per me non credo ci siano riparo o salvezza. E vi lascio con un aneddoto.

Una mattina mi stavo facendo il caffé filtrato da portare via nel thermos. Si’, filtrato perchè già son nervosa, se bevo anche il caffé normale mi metto a litigare con i bambini perchè han parcheggiato male il triciclo. Mezza addormentata, fisso il filtro e il caffé che scende nella caraffa. Alle mie spalle, una vocina conosciuta e ironica si insinua nei miei pensieri: “Potresti inventare il nuovo gioco inutile dell’estate: fissare il caffé che cola. Un po’ come guardare la roba che gira nella lavatrice.” Guarda che non è mica facile, grandissimo pirla! Stai tu a calcolare la velocità di rotazione della lavatrice in base al riapparire del calzino a righe o la capacità totale del cestello in base alla velocità di riempimento! Ti par facile? Guarda che è un lavoro di responsabilità. Un po’ come guardare l’erba che cresce in giardino. Sai cavalli che son morti perchè aspettavano che l’erba crescesse? L’erba bisogna fissarla. La intimidisci e lei cresce perchè ha paura che ti venga in mente di concimarla. Conosci qualcuno a cui fa piacere prendere palate di mer*a in testa? Ecco. Adesso lasciami lavorare che sto calcolando la derivata del moto vorticoso della miscela di caffé per la trama del filtro di carta divisa per il diametro dei buchini del filtro e il logaritmo in base zuccherosa del contenuto possibile del caffé nella caraffa sotratto al volume del thermos. Insomma: sto valutando se mi avanzi o meno una tazza da bere subito. Adesso mi hai distratto. Mi tocca buttar via tutto e ricominciare!

Giornata Nazionale del Lavoretto Infantile Orrendo

Come certamente saprete, lo scorso 4 dicembre si è svolta la Giornata Nazionale del Lavoretto Infantile Orrendo. In questa giornata i genitori possono dare libero sfogo ai propri sentimenti sul lavoretto orrendo ricevuto nel corso dell’anno, chiedere imploranti alle maestre di cessare questo lento stillicidio del buon gusto, fingere di confondere i lavoretti con la legna da ardere, vergognarsi con un minuto di silenzio dei propri lavoretti passati e abbracciare per empatia i propri genitori. Segue carrellata di lavoretti infantili:

WP_20141128_010 - Copie (2)Con soli fini decorativi (apparentemente), questa candela è in tessuto, con fiamma in tessuto e finte foglie e bacche di plastilina. Lo sfondo è composto da stuzzicadenti. Ottimo da bruciare nel camino per sbaglio.

Il prossimo lotto è un WP_20141128_010 - Copie (3)delizioso quadretto da appendere, composto da base decorata in plastilina decorata con motivi floreali e frase benaugurante scritta dalla maestra [perchè io a sette anni non scrivevo di sicuro cosi’ bene…], fiamma applicata in carta e candelina di compleanno. Il tutto verniciato. Ottimo per causare un incidente domestico.

WP_20141128_010 - Copie (4)Segue albero di Natale molto simmetrico e verde con decorazioni rosse, che non si merita neanche una stella in cima. Il tutto realizzato in plastilina colorata (ma quanta ne avevano comprata??) su base di cartone gialla, tipico colore che ricorda il Natale. Doveva essere il colore preferito della maestra. A questo punto, è una certezza. Da notare il pratico foro in alto al centro, per appendere il capolavoro. Nello sgabuzzino. Al buio.

Continuiamo con il presepe di pasta e riso. WP_20141128_014 - Copie (2) Si notino le stelline di pasta usate come stelle nel cielo, gli spaghetti per costruire la capanna, la mangiatoia e la stella cometa e il riso per le vesti dei personaggi. La cosa che mi disturba maggiormente è che dopo circa trent’anni questo lavoretto resista ancora. Con questa pasta e questo riso ci potevano fare le scatole nere dei caccia militari. D’altra parte, forse non era voluto. Forse si pensava che ad un certo punto diventasse un presepe vivente. Oppure, per una volta, la maestra aveva pensato: “Lo faccio in materiale deperibile il lavoretto di quest’anno, cosi’ fa i vermi e i genitori lo possono buttare adducendo questioni sanitarie.” Era una forma di gentilezza? Non lo sapremo mai. Di sicuro c’è solo che il lavoretto è perenne. Tu cerchi in tutti i modi di elimarlo, ma lui resta li’ comunque. E ti sopravviverà. Per anni. Per secoli. E quando gli archeologi lo troveranno, lo studieranno e diventerà il Presepe di IV stile. E siccome c’è il tuo nome dietro, le generazioni future ti chiameranno l’Artista (concettuale) di pasta / riso. Il lavoretto ti rovina la reputazione. Per sempre.

WP_20141128_020Terminiamo con un augurio da appendere. Evidentemente un po’ sca**ata, la maestra ha deciso di giocare facile: fotocopie per tutti e colorate i disegni e la scritta. Fatto? Metto un po’ di colla, un nastrino, il gancetto per appenderlo e voilà! Il lavoretto più veloce e impersonale da Trieste in su. Vi è partita la musichetta della Carrà? Siete antichi. Comunque, guardando tutti questi lavoretti, mi chiedevo: ma quante pareti pensavano avessimo a casa, le maestre? Con una media di quattro/cinque lavoretti all’anno, tutti da appendere, moltiplicato per due (io e il Fattore S), uno doveva appendere ‘ste meraviglie praticamente ovunque! E vogliamo parlare dei chiodi? Ce li regalavano, secondo loro? Ma un bel biglietto d’auguri che lo ficchi in un cassetto e buonanotte, no?!

Termino con un appello:

1Quest’anno NON produrre un lavoretto orrendo.

Dillo alla tua maestra e di’ anche tu NO al cattivo gusto!

Salva ALMENO un genitore. 

Un giorno sarai al SUO posto.

PENSACI.

Fattore M

So cosa state pensando: questa qua (cioè io) aveva promesso un sacco di post, decine di pagine piene di aneddoti divertenti, di continuare la saga UK, ecc. Invece siamo al 18 agosto e non si è vista l’ombra di un post. Manco due righe per augurare buone vacanze (vedi foto con fuoco d’artificio, che va bene anche a Capodanno…), una barzelletta, due foto simpatiche, un video di Youtube o almeno un post-it. Giusto. SAM_0699Capisco la vostra delusione. Il fatto è che non avevo considerato il fattore M(amma), colei che è in grado di trovarti delle cose da fare anche quando non è fisicamente possibile. L’equilibrista del vieni-qua-che-qualcosa-da-fare-te-lo-trovo. Qualunque cosa pur di non vederti un po’ tranquilla, a fare i fatti tuoi. Perchè secondo lei, se non stai facendo dei lavori domestici, stai ca**eggiando. E quindi ti deve occupare con lavori casalinghi che diventano di colpo improrogabili. Tipo:

  1. Puliamo gli armadi dove papà mette gli attrezzi da giardino. Giusto. Li pulisco oggi e domani sembrerà il terrario per le iguane. Ha molto senso.
  2. Aiuta papà che oggi toglie le ragnatele. E uno pensa: le toglierà in casa, no? No, quelle fuori. Ah, vabbé. Sono usanze.
  3. Ci sarebbero da togliere le erbacce in giardino. QUALE giardino??? Intendi la distesa di fango da cui emergono due (eroici) ciuffi d’erba? Se devo fare i fanghi, dopo pero’ voglio un massaggio. Io te lo dico…
  4. Una mia amica mi ha dato il quaderno delle ricette. Me le riscrivi al computer? Ti sembro un monaco benedettino?? Pure l’amanuense devo fare…
  5. Quando hai tempo ci sarebbero da trascrivere dei numeri nel mio cellulare. Con la variante: Mi scrivi un messaggio? (??) Io ti detto, tu scrivi e lo mandi. Mmmm…mi sento un po’ troppo qualficata per questo lavoro…

Solo per fare degli esempi. Ce ne sarebbero molti. Insomma, il fattore M occupa gran parte del mio tempo. Anzi, direi tutto. Sto scrivendo dal bagno. Con l’acqua della doccia che scorre. Non la terrà occupata per molto. Credo che il fatto di essere entrata con il pc l’abbia insospettita. Son furbi i fattori M, altrochè!

Per chi suona l’Arpa?

Per caso vengo a conoscenza di questa fantastica notizia: l‘Arpa della Valle d’Aosta cerca due laureati (vi consiglio di guardare il link alla fine). Ne approfitto per esporre un paio di considerazioni personali, fermo restando che Stefano Sergi, autore dell’articolo apparso su La Stampa due giorni fa, è già di suo molto ironico e sarcastico. Non ho controllato se il bando esistesse davvero. C’è un motivo: spero che il Signor Sergi mi contatti per dirmi che questa notizia se l’è inventata. Cosi’, per farci venire un fegato grosso e grasso e per lanciarlo poi sul mercato come nuova specialità gastronomica.

Riassumo la vicenda. L’Arpa (acronimo di Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) ha deciso di bandire un concorso per un contratto di collaborazione di due anni. Hanno bisogno di qualcuno che espleti, principalemente, l’attività di “fundraising” (e qui c’è il primo test linguistico perchè scrivere ‘per raccogliere fondi’ fa piangere i bambini e diventare ciechi anche i pastori tedeschi. Usiamo l’inglese, che fa internazionale). Inoltre il lavoro prevede: «Rassegna ragionata delle modalità usuali di finanziamento della ricerca, cooperazione e formazione scientifica applicate ai temi abientali» (se sono usuali, allora va bene), «definizione di un piano di relazioni e networking con enti, università e centri di ricerca nazionali e internazionali» (devi fare anche il PR), «supporto all’eventuale presentazione di specifici progetti per il finanziamento e l’avvio di iniziative di ricerca» (si devono anche presentare i progetti, mica solo cercare i fondi. Quelli son capaci tutti. e poi cos’è? Si lascian le cose a metà?). E fin qua, va bene. Si richiede una laurea magistrale in diciplince tecnico-scientifiche o politiche ed economico-gestionali e la conoscenza di inglese e francese. Vabbé, non è un lavoro che posson far tutti, dai. Un minimo di selezione ci vuole. Ovviamente per un posto del genere, con tutte le responsabilità che ne derivano, si richiede di avere dell’esperienza nel ramo non solo nella partecipazione ai progetti, ma anche nella loro gestione, sia in Italia sia all’estero. Ecco. Leggi questo e ti dici che trovare una persona con tutta questa esperienza, soprattutto di progetti internazionali, è un pochino arduo. Poi si legge che viene richiesta la presentazione accurata di un progetto: «dettagliare l’oggetto e il programma di riferimento di corsi, seminari, workshop e progetti, enti coinvolti, periodo dell’attività e ruolo e funzione svolti». Quindi, io vengo a lavorare per voi e devo già sapere cosa vi serve, cosa potrei fare con le vostre risorse, quali sono gli enti di riferimento, quali strutture, ecc. Si’, beh, certo. Devi essere autonomo prima di avere il lavoro. Devi sapere come gestirti. Ancora prima di iniziare. Dai, su, bello carico!! Poi pero’, la clausola un po’ strana: «rispettare l’obbligo di fedeltà impegnandosi a non divulgare notizie o informazioni riguardanti le attività svolte dall’Arpa». Ora, ma vado a lavorare per un’ente ambientale o per la NASA? No, chiedo, perchè non è che mi sembri tanto normale che qualcuno non posso parlare a cena, con la famiglia, del lago X o della possibile frana della valle Y. O di aver richiesto fondi per piantare pini argentati piuttosto di faggi. Questa gente ha visto troppe puntate di Alias. Nella mia testa si è comunque creato un countdown mentale (conto alla rovescia? Come siete provinciali, dai!): laurea (700 persone), conoscenza ottima delle lingue (600), esperienza nazionale in ambito ambientale (300), esperienza internazionale nello stesso ambito (50), progetto dettagliato (20), gente che si vuole imbucare in un posto dove fai amicizia solo con le marmotte e di notte ti svegliano in caso di lavina (Heidi e Il vecchio dell’Alpe). Il che mi porta a pensare che si proporranno in due per questo posto e che non prenderanno nessuno dei due perchè con la prima rischiano una condanna per sfruttamento minorile e con il secondo è un attimo che si rompa il femore. Peter è uno straniero e Bianchina è scappata con Nonno Nanni, si sa.

Ma le sorprese non sono finite perchè questo lavoro, facile facile, con pochissime pretese, potrebbe diventare di colpo attraente se fosse ben retribuito. Invece no. Si tratta di una collaborazione a titolo gratuito. Vabbé, dice uno, almeno il rimborso spese. Neanche. Vabbé, mi daranno almeno l’alloggio. Ecco, il solito bamboccione choosy che avanza sempre pretese! Accontentati, no? Non ti danno niente? Prendi niente. E poi, ti concedono di avere: una scrivania con sedia (perchè c’era la possibilità di lavorare in piedi?), un telefono funzionante (ah, non il solito fermacarte, dai! Meno male…) e un pc connesso a Internet (e qua andiamo sul lusso, eh?). Look on the bright side:

La stampante, il fax, la cancelleria e i fogli te li porti da casa. Che poi ti abitui troppo bene e vuoi magari anche usare il bagno. Vabbé, uno dice, non ho niente da fare, volevo suicidarmi quest’anno, invece ho trovato il lago gelato, facciamo questa cosa un po’ a piffero, intanto lavoro da qualche altra parte, ma faccio bella figura con le zie anziane che mi chiedono dove lavoro; oppure continuo con il solito lavoro, là ci vado quando ho una mezza giornata libera, come passatempo, per far beneficenza perchè in Valle d’Aosta fan fatica a mettere insieme il pranzo con la cena. E invece no, non puoi neanche fare un altro lavoro perchè ti devi impegnare a non avere nessun incarico o impegno che sia in contrasto o incompatibile con l’attività dell’agenzia. Altrimenti cosa fate? Non mi pagate?

La parte migliore è la giustificazione. Ma sul serio? Ma davvero davvero? Cito il direttore generale: “Sì, è la prima volta che facciamo una cosa del genere, una collaborazione gratuita [mancava solo che fosse un’abitudine…]. Capisco che possa apparire strana [no, non è la prima parola a cui ho pensato a dire il vero], ma ci siamo confrontati [ah, ma ne avete anche parlato tra di voi? Avrei voluto esserci a questo brainstorming…] e vogliamo fare un esperimento [ma compratevi il piccolo chimico piuttosto!]. In fondo, per i candidati rappresenta qualcosa da inserire in un futuro curriculum, un’esperienza di lavoro [BASTA con questa storia! Non è uno STAGE! Non è di un ragazzino che esce delle superiori a cui si deve insegnare tutto! Si tratta di un PROFESSIONISTA, che si è fatto anni di esperienza (la chiedete voi, mica io, eh?) e a cui non volete dare un euro perchè ci provate, visto mai che qualche pirla ci caschi.]. È un segno dei tempi di crisi, certo [ah, si?], ma è anche un segno della fondamentale importanza che oggi ha la ricerca di fondi diversi da quelli istituzionali, ad esempio la ricerca di fondi europei o altro ».

Cari Signori, che dire? Mettetevi una mano sul cuore. Poi mettetevene anche una da un’altra parte perchè secondo me, prima o poi una pedata arriva. Cosi’, gratuita. E, inevitabilmente, viene in mente questo: