La Fata dei proverbi / 4

Ne sentivate la mancanza? [Per chi non sapesse di chi sto parlando, suggerisco di riguardare il primo episodio: La fata dei proverbi.] Ebbene, rieccola qua, più in forma che mai, con due nuovi modi dire che entreranno nelle vostre case e nelle vostre menti. Il primo proverbio:

Occhio non vede, cuore non sente…

Si tratterebbe del più famoso: “Occhio non vede, cuore non duole”. Ossia: se non lo sai, non ti può fare del male. Proverbio creato da un gruppo di traditori seriali o da delle talpe. Image associéeO da uno stormo di pipistrelli inglesi. Sì, si dice “Blind as a bat”. Curioso che nessuno abbia avuto il coraggio di dirlo a voce alta a Gotham City. Comunque, che le talpe siano cieche è una diceria perchè il cibo nel mio orto l’han sempre trovato, mentre se io dimentico gli occhiali mi bevo lo shampoo e mi lavo con le brioches invece della spugna. Résultat de recherche d'images pour "tenerorso"Parlando con il cuore in mano, visto che al cuor non si comanda, il fatto che il cuore non senta non mi par così grave. L’importante è che stia lontano dagli occhi perchè pare che sia un attimo che si sposti in gola. Come faccia non l’ho ben capito, ma forse tolgono il peso dal cuore e diventa leggero.* Certo che, se fossi in quello cecato da un occhio e con il cuore messo così, un check-up lo farei. Per sicurezza.

Passiamo al secondo proverbio:

Tiro una lancia a favore degli uomini.

Ora, sbaglierò, ma dubito che qualche uomo ne sarà felice. D’altra parte, perchè si dice “Spezzare una lancia a favore di qualcuno”? Perchè “Allude ai tornei cavallereschi, dove lo spezzare una lancia equivaleva a dichiararsi pronti a battersi. Il primo scontro infatti avveniva con le lance, che spesso si spezzavano all’impatto.” [Fonte: http://dizionari.corriere.it/dizionario-modi-di-dire/L/lancia.shtml] C’è sempre da imparare. Ma cosa avrà voluto dire, la nostra fata? Che per difendere gli uomini è disposta a tirare lance a destra e a manca? Che se tira una lancia, gli uomini la schivano perchè ha una pessima mira? Che evitare lance migliora l’autostima? Che questa è Sparta? In ogni caso, ognuno di noi dovrebbe avere una lancia in casa. Image associéeUtilissima al giorno d’oggi. C’è la coda in Posta? prendi la tua lancia e fai uno spiedino di anziani, che han la carne dura, ma se avessi fatto la guerra come loro, non staresti qua a sottilizzare; la usi per infilarci le ciambelle, giustificandoti con: “Ne preso solo una lancia!”; ti alleni al tiro al bersaglio mobile con la vicina (io lo farei!); diventi il re dello spiedo (o del barbecue) e tutti ti vogliono; se ti danno il due di picche e tu rispondi (piccato) con la tua picca (vedi foto); stai perdendo a briscola al bar? tiri fuori la tua lancia, che non sarà di spade, ma vinci lo stesso; stai facendo una conferenza e nessuno ti ascolta? tiri fuori la tua lancia e ne minacci uno per educarne cento; ecc. Insomma: la lancia è un must per la Primavera/Estate 2017. Non ci credete? Considerate Le 30 tendenze moda per la primavera estate 2017 e vediamo se sono compatibili con la nostra lancia. Il Giallo (basta colorarla); Il nuovo trench (trancia, siete a posto); Denim (la lancia sfina, tutti la guarderanno invece di guardare voi); Stivali estivi (da abbinare, se volete restare single. No, francamente: che microclima si trova là sotto a luglio?); Bianco candido (solo se siete disposti allo ius primae noctis); Tailleur check (taglia, ma è meglio controllare); Catene in plexi (e fa subito Medioevo); Zeppa (sarebbe meglio la zappa o l’aratro versoio, ma vabbé); A punta (per forza!); Giacca da scherma (la concorrenza?); Lurex (cosa luccica più dell’armatura?). Insomma: adeguatevi o perite.

* Dopo questi vaneggiamenti sui proverbi del cuore, mi prenderanno per L’Eredità?

Fata dei proverbi / 2

Ve la ricordate la Fata dei Proverbi? Ebbene, è tornata con due nuovi proverbi:

  1. E’ costato un braccio della testa. [fusione di “Questa cosa è costata un braccio” e “Questa cosa è costata un occhio della testa”.]
  2. Fai un fiorellino! [invece di “Fai un fioretto / sacrificio!”]

Nel primo ci viene detto che esistono delle teste munite di braccia. Sapevo di teste con le corna, ma forse, se il partner è particolarmente infedele, puo’ essere che diventino braccia che ti schiaffeggiano per farti rinsavire oppure che ti tolgono le fette di prosciutto che hai sugli occhi. Più che fette di prosciutto erano ormai due cotechini con il puré.

Nel secondo invece di dover fare un sacrificio, pare sia sufficiente travestirsi da fiore, coglierne uno oppure coltivarlo. A meno che non si intendesse seguire le orme di Fiorellino, quella del cartone animato .

Una storia appassionante su una ragazzina fastidiosa che poteva entrare in un circo perchè la sua gatta aveva l’intestino più lungo del Mondo. Infatti Lili (la gatta) aveva ingoiato un anello nascosto in un pesce fritto (?!) nella prima puntata e veniva inseguita da tutti nelle seguenti. Nonostante avesse girato mezzo Mondo (facendo concorrenza a Willy Fog – se uno lo traducesse dall’inglese al veneto, sembrerebbe l’imprecazione di un abitante di Boara Pisani (PD) di prima mattina: “Mariaaa! Fog (caivo / nebia) anca sta matina, Willy (casso)!” – che tuttavia non ha mai incrociato) e mangiato la qualunque (che al confronto Obelix era inappetente), alla fine della serie l’anello stava ancora là. Infatti dovrà essere operata per poterlo recuperare.

La febbre del proverbio ha preso un po’ tutti e mi capita quindi di sentire: Marzo per tre giorni ha comprato la pelliccia a sua madre. [la versione completa sarebbe: Marzo ha comprato la pelliccia a sua madre, ma tre giorni dopo l’ha venduta, cioè i primi giorni di marzo sono freddi]. Siccome non l’ho mai sentito, faccio domande idiote: “E chi è la mamma di Marzo?“. Estate che si era intortata qualcuno? Ok, ma con chi se la faceva? Con Autunno che le cantava canzoni tristi con morti, foglie ingiallite e pioggerella insistente oppure con Inverno che si scioglieva (letteralmente) per lei? Oppure si prendeva il sole in spiaggia, non la dava a nessuno e son tutti figli della povera Primavera, sfruttata come utero in affitto? Nessuno lo sa. Scopro quindi che Marzo è figlio di madre ignota. Ok, ma allora che taglia ha preso e che tipo di pelliccia? Perchè l’ha dovuta vendere? Un tracollo finanziario improvviso? La mamma era un’ecologista animalista e non l’ha voluta? Aveva tenuto lo scontrino o l’ha riciclata con la mamma di Aprile? Aprile come l’ha presa? Insomma: chi sa, parli.

La fata dei proverbi

Ho un’amica che è la Fata dei Proverbi. Non potendo rivelare la sua identità segreta, vi chiedo uno sforzo mentale. Immaginatela come Bloom delle Winx, ma senza tutta quella roba sbriluccicosa intorno (poteva fare l’albero della vita all’Expo da sola e senza sforzo), senza ginocchia a punta, tacco dodici (fai la fata, puoi volare, perchè diamine ti metti i tacchi??) e, soprattutto, vestita. Lo so, tesoro rosso, ti sto facendo un complimentone. Lei è molto più bella. La mia amica, intendo. Comunque non è una di quelle che finisce arrostita sul falo’ mentre la gente canta, mangia pinza e beve vin brulé. Si tratta invece di una di quelle fate che usano la magia a fin di bene. E infatti la sua specialità è di unire due cose che son sempre state separate. Nessuno aveva MAI neanche osato pensare di unirle. Lei invece punta la bacchetta magica, dice una formula segretissima e di due proverbi te ne fa uno. Che abbia senso compiuto è un altro paio di maniche. Vi siete persi? Riassumo: ho un’amica che non si ricorda un proverbio che sia uno, allora li mescola senza criterio. Lo fa da anni e ogni volta ci ridiamo sopra. Alcuni esempi:

  1. Non rigirare il mestolo nella frittata, ossia un misto tra “Non rigirare la frittata” e “Non rigirare il dito nella piaga”. Cosa c’entri il mestolo, nessuno lo sa.
  2. Non ingessarti la gamba prima di andare a sbattere contro il muro. Sbatti contro il muro la testa di solito, ma metti che ti faccia male anche la gamba, meglio star sicuri e ingessarla. Di fasciarla solo, non mi fiderei…
  3. Le donne sono più fini…leggono sopra le righe, cioè…sotto! Sarebbe TRA le righe, ma si puo’ essere sopra le righe oppure avere il morale sotto le scarpe. In ogni caso, bisogna decidere che posizione prendere.
  4. Cosi’ prendo due fave con un piccione. No, bastava una fava. Io stessa non ci ho capito una fava, figuriamoci due…

Penserete che lo faccia apposta. No. Le vien spontaneo. Penso quindi che non esista qualcuno con la stessa (unica e inimitabile) capacità. Invece si’, esiste e si tratta di una signora che ho incontrato per strada. Al telefono diceva:

Non puoi continuare a riempire il BICCHIERE, dopo un po’ STORPIA!

Ossia un misto tra: “L’ultima goccia che fa traboccare il vaso” e “Il troppo stroppia“.* Quello che mi incuriosisce maggiormente è capire come abbia fatto il vaso a diventare un bicchiere. C’è la crisi e si risparmia su tutto? Il bicchiere si riempie prima? E come storpia il bicchiere? Te lo tirano? Mezzo vuoto o mezzo pieno? Trabocca (come il vaso?), l’acqua scende sul pavimento (panta rei…), scivoli e ti rompi un femore? Chiedo, eh? Non son molto ferrata sull’argomento. Ci vuol talento per dir certe cose. Molto talento. E il talento è la virtù d’oro del silenzio che fa crescere il cavallo ormai denutrito sull’erba del vicino che è sempre più fortunata della gatto lardosa senza uno zampino.

* Versione corretta. Non vi fidate? Giusto. Mai fidarsi di chi ha una laurea umanistica e prima di scrivere qualcosa legge e si informa. Meglio porre la domanda su un noto sito, nel quale risponde chiunque, spesso non capendo neanche la domanda. Sono più affidabili. Se vi dovesse rimane del tempo, vi consiglierei il sito dell’Accademia della Crusca: Il troppo stroppia o storpia? Non vi fidate ancora? Vabbé, a questo punto è malafede.

Il faro

Una sera dovevo uscire con una mia amica, ovviamente in macchina perchè abitavo in un luogo recondito della campagna veneta, sconosciuto ai più. A ben guardare, anche quelli che lo conoscevano, ne avrebbero fatto volentieri a meno. Mia madre mi avverte: ‘Guarda che la Uno (bianca) ha un faro rotto, è nel cassetto del cruscotto’. Ah, ok. Poco male, dico io, tanto devo far 5 km, vuoi trovare la Stradale? Di sabato? Alle 21 di sera? Dai, su! Quante possibilità ci saranno? Se sei in regola, nessuna, se hai qualcosa che non gira, vai tranquillo che ti fermeranno e non solo una volta, ma anche due o tre. Ma questa è un’altra storia.
Passo a prendere la mia amica, facciamo un po’ di strada, parlando del più e del meno, quando vedo una paletta che si agita. Ecco. Benissimo. Mentre il poliziotto si avvicina, dico alla mia amica: ‘Qualunque cosa accada, non sappiamo niente del faro, ok?’ e lei: ‘Quale faro??’. Entrata subito nella parte. Il poliziotto arriva e mi chiede patente e libretto.
Devo dire che a me gli uomini in divisa agitano. Ma non in senso buono. Possono essere anche il capo stazione o quello che pulisce i marciapiedi della metro, mi fan comunque impressione. Mi mettono ansia. Una volta ho visto i CRS francesi (più o meno equipaggiati come la nostra polizia in assetto anti-sommossa), placcare a terra un tipo. Erano in quattro, succedeva ad un metro da me, quello urlava, mi sono un po’ impressionata. Ecco, questo non ha aiutato la mia pseudofobia. Questo per giustificare il proseguimento del racconto.
Io, cercando di fare quella simpatica, me ne esco con: ‘Ecco la patente. Il libretto non so dove sia, è la macchina di mia mamma. Poi, non mi ricordo neanche tanto com’è fatto…’. Sorrido. Da sola. Neanche la mia amica mi aiuta. Ottimo. Scende il gelo e quello aggiunge, con disprezzo: ‘E perchè le hanno dato la patente, allora?’. Io me ne esco con un: ‘Per buona condotta!’. Sorrido. Ancora da sola, domandando al mio cervello cosa diavolo stia facendo e perchè non me ne sto zitta, che se continuo cosi’ questo mi mette in galera. Sguardo glaciale. E domanda ovvia:Ha bevuto?‘No!’. Non è convinto, ma lascia perdere. ‘Mi dia il libretto di circolazione!’ e aggiunge, avendo un minimo di pietà: ‘Di solito si mette nel cassetto del cruscotto.’ La parola ‘cruscotto’ mi fa pensare a qualcosa di cui mi dovrei ricordare, ma sul momento non collego. Intanto, quello prosegue: ‘Sa che ha un faro rotto? Non puo’ circolare con un faro rotto’. Io, cadendo dal pero: ‘Faro? No, no, non lo sapevo! Quale faro?’. La mia amica nel mentre, solerte, apre il cassetto e ne cade giù il famoso faro. La mia amica cerca di nascondere il faro sotto il sedile,  con un piede, facendo finta di niente. E il poliziotto, indicandolo: ‘QUEL faro!’. Io farfuglio cose a caso: ‘Ah, si, cioè no, cioè…quello diceva? Si, beh, non è proprio il suo posto là, eh? Eh eh eh! No, lo so che non si puo’ andare in giro…poi è notte! Le pare? Uno rischia la vita, ci sono anche pochi lamponi…lampioni, lampioni! I lamponi stanno in montagna. Lei ci va in montagna? Al mare? Dove va in vacanza quest’anno? Poche ferie, eh? Vi pagano anche poco e fate un lavorone!‘ E in quel momento ti rendi conto che ti stai scavando la fossa, che non ti puo’ salvare nessuno e che probabilmente ti prenderai anche un pugno in faccia, ma continui lo stesso. Non c’è limite al peggio. Il poliziotto mi guarda con uno sguardo sempre più severo e io comincio a pensare a quante arance mi poterà mia madre in carcere. Lo vedo dal suo sguardo che vorrebbe tanto darmi l’ergastolo, ma che, per un faro rotto, non puo’. Mi salva la mia amica, che, con un sorrisone, porgendo il libretto di circolazione, gli dice: ‘L’ho trovato! Ha visto?’. Quello se ne va, sparla di noi al collega, indicandoci. Quello scuote la testa, l’altro fa lo stesso. Ritorna verso di noi con sguardo truce e sentenzia: ‘Andate a casa, va’! E lo rimettiamo come si deve quell faro, eh?’. Annuiamo entrambe in silenzio. Fatti un venti metri, in assoluto silenzio, la mia amica prende il coraggio a due mani e mi chiede: ‘Senti, a me puoi dirlo. Hai bevuto? No perchè, io te lo dico, sembrava davvero, eh?‘.