Pannocchie

L’ultima volta si parlava di crostacei (Logica infantile) e mi è tornato in mente un aneddoto. Sì, siccome non mi succede nulla, mi rifugio nei ricordi del passato. Come i vecchi.

Il tutto si svolge durante un’uscita a quattro: io, la Costante I, una mia amica X e il suo fidanzato Y [anonimi perché se continuo a “parlar male” degli amici, me ne restano due. Di cui uno immaginario]. Dobbiamo ordinare e X mi chiede sottovoce: “Ma cosa sono le pannocchie (di mare)?” e io, che son preparata solo sul cibo, rispondo pronta: “Le cicale di mare, canocchie, da noi canoce!”.

Tempo cinque minuti, visto che la Costante I non conosce un piatto, Y si gira verso la mia amica e chiede: “Scusa, ma le pannocchie voi come le chiamate?” e lei, con aria di una che la sa lunga: “Si chiamano cicale di mare o canocchie. Da noi, canoce.”. Spetta, spetta, spetta. Dov’è che l’ho già sentita ‘sta cosa? Una faccia di bronzo che ci potevan far i cavalli di San Marco (vedi foto). Risultati immagini per cavalli di san marcoPensavate che a Venezia ci fossero solo i piccioni? Nel caso, vi pare che i Veneziani potessero fare una statua ai piccioni? Primo: li odiano. Secondo: ce n’è almeno uno (vivo) su ogni statua. Terzo: lo sguardo idiota resta anche se uno cerca di abbellirli. Quarto (e più importante): Ci avrebbe cag*to sopra in meno di un minuto. I piccioni son fatti così, come i gatti quando gli cambi la lettiera e te la fanno subito nella sabbia nuova o come Teniotto che se il pannolino non è pulito non sente manco lo stimolo. Da Teniotto a gatto. Si sta evolvendo. E non è ancora la sua forma definitiva.

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Logica infantile / 3

ATTENZIONE!! In questo post sono presenti riferimenti a crudeltà nei confronti di crostacei e imenotteri. Gli animi sensibili sono pregati di NON leggere. Che poi non finisca come l’altra volta: Pecore in Grecia.

Il Fattore M compra delle canoce (cicale di mare) al mercato. Gertrude (bambina treenne che accudiamo) vuole vederle perché sono vive e si muovono. Mia madre deve cucinarle (poracce) e allora io ho un’idea: ne metto una in una terrina piena d’acqua (dolce).

Lo so, è una cattiveria, ma fin da piccola catturavo calabroni e/o bombi e/o api con i barattoli e li facevo morire asfissiati. Quindi guardate il lato positivo: non son diventata un serial killer.

Nella terrina la cicala gira e rigira. Gertrude è raggiante. Nel mentre le altre cicale son morte da un pezzo senza che la bimba se ne accorgesse. Io e il Fattore M eravamo preoccupate che si traumatizzasse. Per inciso: la bambina si traumatizza a veder cuocere degli insetti cicciotti, ma quando io, a circa 6 anni, ho visto sgozzare da mio nonno e i miei zii un maiale, il problema non c’era. Ad un certo punto, il dramma.

Gertrude: “Non si muove più!” e mi guarda.

Constato il decesso e cerco di distrarre Gertrude, ma lei è in fissa e non ci pensa neanche.

Io: “Eh, no. Sarà stanca… (pausa) Giochiamo alle principesse che si trasformano in bonsai?

Getrude, perplessa: “Se la tocco si muove?

Io: “Eh, non so…ma non vuoi guardare Peppa Pig?

Gertrude: “No. La tocco?

Io: “Ma no, lasciala stare, magari dorme… (pausa) Non vuoi pettinarmi e mettermi elastici e mollette?

Gertrude, testarda: “Nooo! Adesso la sveglio!

Io: “Ma no!! Poverina!! A te piace essere svegliata? (pausa) Dai che andiamo a disegnare sui muri!

Avendole proposto tutte cose che detesto, Gertrude fiuta l’inganno: “Ma è MORTA?

Io, dopo un attimo di esitazione, con aria lugubre: “Sì, è morta.

In pochi secondi penso che dovrò metterla in una scatola, seppellirla in giardino, dire due parole di cordoglio, consolare l’infante e pagare 10 sedute dallo psichiatra di tasca mia. Mentre rifletto quindi sulle parole giuste da dire per creare il minor impatto emotivo possibile, mi sento dire: “Ah, allora la cuciniamo e la mangiamo!“. Scende dallo sgabello e prende la tovaglia per apparecchiare. Ah.