Ogne scarrafone è bell’ a mamma soja

Ogni scarafaggio sembra bello alla propria mamma, ossia: fai schifo allo scopino del cesso (cit.), ma per la tua mamma sarai sempre bellissimo. Per inciso, questo vale per tutte le mamme, tranne il Fattore M. E questo già lo sapevate. Ieri mi è invece tornato in mente un aneddoto che mi è stato riferito tempo fa. Per tutelare la fonte, userò dei nomi di fantasia. Filomena, la fonte.

Filomena sta passeggiando per il paesello da cui proviene con la madre. Incrocia una conoscente, Santippe, che non vedeva da anni, che spinge una carrozzina. Si fermano, la salutano e si sporgono per guardare l’infante, Osvaldo. Momento di sconcerto. Il bambino è orrendo. Brutto, brutto, brutto. “Ne ho visti di bimbi brutti” afferma Filomena in seguito “ma quello era proprio orrendo! Inguardabile! Un blocco informe.“. Un bambino Das (pongo) o Dash (fustino del detersivo). A quel punto, le opzioni sono due:

  1. Mentire spudoratamente, dicendo che Osvaldo è stupendo;
  2. Dire la verità e farsi inseguire dalla madre furibonda.

La seconda possibilità implica il rischio di finire in ospedale per traumi multipli causati da lancio di biberon o da mazzate con ombrellini parasole. Lo strangolamento con bavaglino è raro, ma non impossibile. La madre di Filomena si profonde in complimenti (l’esperienza aiuta), mentre lei cerca febbrilmente una frase di circostanza: “Ma che bambino…(non ce la fa) Ma davvero è… (non ce la fa, non ce la fa) Però è proprio… (niente, è più forte di lei) Ma è…è…TUO?“.

Santippe, orgogliosa: “Sì!

Filomena: “Complimenti. Davvero.” [Interpretazione: complimenti per andarci in giro a viso scoperto; complimenti per non farti venire gli incubi di notte; complimenti per volergli bene lo stesso.]

Se vi dovesse servire, un’altra possibilità è puntare sul particolare meno brutto: “Che belle manine!” oppure “Guarda quanti capelli!”. Nei casi peggiori: “Ma come sei elegante con questa bella tutina!” oppure “Di chi è questa copertina?!”. Insomma: i bambini appena nati non tutti son bellissimi, ammettiamolo. Basta con ‘sta storia! Ce ne son di brutti, ma le mamme non lo vogliono sapere.

A me dicono che Teniotto è bellissimo. Secondo voi, io ci credo?

Il sesto mese

Dopo il parto nessuna non può fare a meno di parlare del proprio PIL (Prodotto Interno Lordo – è lordo, è lordo – oppure Piccolo Insistente Lattante). Quindi, rassegnatevi, parlerò di Teniotto. Dai, era prevedibile: già non avevo una vita sociale prima, figuratevi adesso. Quando sei incinta son tutti interessati a quello che fai tu e come stai tu. Trenta secondi dopo il parto già è tanto se ti riconoscono e ti salutano. Diventi invisibile, tranne per chiederti ogni tre per due quando perdi i chili che hai messo su. Ci ho messo nove mesi per prenderli?? Bene. Ne voglio altri nove per perderli.

Ti dicono che dopo il parto tutto torna come prima. MENTONO. Non è vero. Sei molliccia, hai le smagliature pure sui gomiti e ti sanguinano le gengive. Per come son pettinata (non perdo capelli, ma è solo questione di tempo) e per le occhiaie la gente mi ferma per strada perché pensa sia Paolo Migone (vedi foto). Risultati immagini per paolo migoneHo talmente gli occhi pesti che mi aspetto che mi chiami una nota Barbara per sapere se è stato qualcuno per troppo amore. La problematica principale, per me, consiste nelle abitudini alimentari, che son diventate quantomeno azzardate: vorrei mangiarmi un rinoceronte con l’ananas. Obelix qua sotto? Un dilettante. Mi mangerei anche lui. Crudo.

 

A parte questo, ho notato che:

  1. pensavo di aver partorito un bambino, invece si tratta di una lampreda che mi drena ogni liquido;
  2. sono sostanzialmente un distributore di latte e vabbé. Il problema è che esce quando gli pare. Di solito se c’è del pubblico. ‘Sto esibizionista!
  3. con quelle gengivette Teniotto può sollevare i camion. I capezzoli tanto non mi servivano.
  4. può essere considerato un antifurto tascabile. Ti allontani e scatta. Utile.
  5. vivo con un concimatore compulsivo e i miei giorni in bagno non sono finiti. Datemi retta: quando costruite le case, il bagno è la stanza più importante.
  6. più che un pisellino ha la pianta di piselli intera. Anzi, il suo cervello crede di avere tutto un vivaio, visto quello che esce da quel forino piccolo piccolo. Per inciso la Costante I era pure fiero e c’è rimasto male perché no – mi spiace – i genitali non crescono allo stesso ritmo del resto del corpo. Ma resta comunque orgoglioso. Vabbè.
  7. ha preso dal ramo brontosauro della famiglia perché quello che esce da quell’altro orifizio piccolo piccolo sembrano delle buathe (da leggersi con “th” inglese, come thavata, ciabatta), la cacca di mucca. Fosse figlio della Lola o di una vacca lilla, almeno potrei vender prodotti incartati dalle marmotte (o dalle nutrie, ché costano meno di quelle altre che hanno pure il sindacato e vogliono la paga svizzera) e invece niente.
  8. sono diventata di colpo un sommelier che distingue vari tipi e gradazioni di cacca da colore, odore e consistenza. L’assaggio ce lo evitiamo. Per ora.
  9. le tutine le creano e realizzano persone di nome Erode, molto cattive. I bottoni a clip sono una trappola mortale per le unghie, che era l’unica cosa carina che mi era rimasta. E comunque qualcuno mi spieghi la differenza tra tutina e pigiamino per i neonati.
  10. la mia nuova crema per le mani è diventata prima la pasta di zinco e adesso la lanolina. Utili per intonacare i muri o per creare trappole mortali contro le zanzare. Ci son poche cose che durano tanto a lungo. Altro che i diamanti! Per toglierle devi amputarti le dita. Inoltre mi ritrovo a lavami con il suo sapone (tanto ne ha fino ai 35 anni, quando uscirà di casa) perché ho finito il mio. Tanto che lo compro e che mi lavo a fare?? Son sempre piena di bava, latte, pappe, rigurgito, muco & co. in cinque minuti. In compenso ho una pelle morbidissima. Sappiatelo.

Un’ultima cosa: il sonno. Cosa c’è davvero nel latte materno? Cosa ci mettono? Cocaina? LSD? E con cosa son caricati ‘sti bambini? Come si toglie la batteria? Fatemi un tutorial, almeno! Come fanno a dormire due ore in 24h e poi accontentarsi di micropisolini di dieci minuti ogni due/tre ore?? Sul serio: si era detto che dormivano 14 ore al giorno. Non scherziamo.

Lo Stanziale

L’altro giorno mi ritorna in mente il mio coinquilino di qualche anno fa, che si contraddistingueva per una serie di particolarità, come quella di lasciare il bucato nella lavatrice per giorni. Avete presente la pubblicità che evoca una “intensa esplosione di freschezza”? Bene. Sostituite freschezza con “marcio”, “putridume” oppure “cadavere macerato nel guano dall’85” (un’ottima annata). Non ne ho mai parlato perché mi avrebbe potuto riconoscere, ma ormai son passati anni e poi mi leggete in quattro gatti, due coccodrilli, un orangutan, due piccoli serpenti e un’aquila reale, il gatto (un altro), il topo, l’elefante. Se becco quei due infami dei liocorni…

Insomma, mi è tornato in mente lui (ne riparleremo), ma soprattutto lo Stanziale. Chi era costui? Era un amico del mio coinquilino, che viveva sul nostro divano. Alcune sue caratteristiche:

  • si vestiva solo da Armani. Ora, capisco tutto, ma con due magliette e un jeans ti saresti pagato l’affitto di un monolocale. Perché non farlo? Eh? Che aveva di speciale il nostro divano? C’era l’entrata della Bat-caverna? Ci aveva dormito la Bella Addormentata o quella pigna in cu*o della Principessa sul Pisello? Si trasformava, tipo i Transformers, e insieme andavate a salvare il Mondo?
  • stava con una che abitava in un altro Paese e che era la sua fidanzata ufficiale. Nel contempo aveva un’amante, Angela (nome di fantasia), che si faceva mantenere dal fidanzato in un altro appartamento e pare pretendesse che lo Stanziale le pagasse alcune cose per le sue “attenzioni”. Mantenuta al cubo. Lo voglio fare pure io, cavolo! Tra l’altro, un giorno sento dei rumori sospetti e scopro che si tratta di Angela e del mio coinquilino che si intrattengono in camera sua. Ah. Quando capiscono che sono in casa, il gelo. Vabbé ragazzi, ma secondo voi, IO mi scandalizzo?? Finché non vedo cadaveri o animali, di sicuro non mi stupisco. Il dubbio che in quella stanza ci fossero dei cadaveri, visto l’odore pungente, mi è venuto più di una volta.
  • ad un certo punto ha invitato la sua fidanzata a stare da noi. Giusto! Uno accampato in salotto fa barbone, due fa subito tendenza. Dal terzo in su, sei Andy Wahrol e vivi a New York.
  • si sfasciava di rosmarino con il mio coinquilino e lo spacciava anche, secondo me. Ogni volta che arrivavo a casa mi trovavo con gente nuova che diceva di essere amica sua. Tutti che dovevano fare l’arrosto. Strano. Non avendo prove tangibili, non li ho mai denunciati alla Cannamela. Tuttavia, una sera sono rientrata e si sentiva l’odore dall’androne condominiale. Praticamente un’autodenuncia. Da quel momento ho anche capito perché ai miei studenti stavo tanto simpatica.
  • girava in mutande o boxer. Ora, capisco e tollero tutto (vedi sopra), ma posso decidere IO cosa voglio vedere al mattino quando mi sveglio??
  • mi raccontava sempre aneddoti interessanti. Ad esempio, una volta si era fatto prestare la macchina da un amico e, non essendosi accorto dell’alt della Polizia, era stato inseguito e quando, alla fine, si era reso conto della loro presenza, aveva inchiodato, facendosi tamponare. Un’altra volta, lui e i suoi amici si erano fatti sbattere fuori da un locale perché troppo rumorosi. “Beh?!“, direte voi. Era una discoteca.
  • non aveva la patente perché gliela avevano ridotta a brandelli dopo un incidente in cui aveva investito una persona sulle strisce. Si era giustificato dicendo: “Vabbé, ma quella è sbucata fuori dal nulla e non andavo forte! Poi mica è morta, dai!” (pausa) “Sì, è stata in coma un paio di mesi, ma poi stava meglio di prima!“. Me lo immagino.

Scherzi a parte, era davvero gentile e, senza ironia, una brava persona. Infatti a me stava molto simpatico e aveva il pregio di essere gentilissimo. Inoltre ci puliva casa ogni due settimane per sdebitarsi e preparava da mangiare al mio coinquilino. E io, pur di non far le pulizie, avrei ospitato in casa anche un branco di lupi.

ATTENZIONE: vorrei che questo testo fosse inviato agli inquirenti, nel caso di un mio improvviso e inaspettato decesso. Tra l’altro, visto il mio attuale stato di salute, se si nascondesse dietro una porta e ne uscisse urlando “Buuu!”, non credo che sopravviverei. Ma non vorrei dare idee a nessuno. Vorrei invece una morte fantasiosa, tipo quella di Eschilo, che è morto perché un’aquila gli ha tirato in testa una tartaruga. Pare che le sue ultime parole siano state: “Mentre cogli l’attimo (carpe diem), occhio alle tartarughe!“. Insomma: pensateci su. Nessuna fretta.

C’è un medico?

L’altro giorno sono nella sala d’attesa di uno studio dentistico [Qualcuno penserà che sto sempre da qualche dottore o in ospedale. Sì, è vero, ma non sono ipocondriaca. Sto proprio cadendo a pezzi.] e sento la conversazione di due signore. Una dice all’altra che non riesce a ricordarsi che deve prendere una pastiglia ogni giorno e aggiunge di aver trovato una soluzione: “Ogni due giorni ne prendo due.” Bella idea. Ne ho una migliore: ne prenda 30 in un giorno, così per un mese è a posto.

Il che mi ha fatto ricordare un altro episodio, che mi capitò in treno, nella tratta Milano-Venezia. Ad un certo punto, tra Milano e Brescia, sento un certo trambusto nel vagone. Una signora di origini ispaniche, che viaggia con altre tre donne, si sente male. Viene chiamato il controllore e, appurato il malessere della signora, dà il seguente annuncio, come nei film: “Uno dei passeggeri ha avuto un malore. Se c’è un dottore in treno, è pregato di recarsi alla vettura numero tot!“. Da notarsi che il controllore aveva una voce quasi allegra perché per una volta non doveva annunciare ritardi, soppressioni, calamità o pestilenze. Ci mancava solo il “Non è colpa nostra, tiè!”.

Arriva una ragazza e mi par di capire che sia una specializzanda in medicina. Cerca di parlare con la signora, che capisce solo lo spagnolo e quindi dialoga in inglese e spagnolo con una terza, che traduce poi per la malata. Il che, oltre a dare un duro colpo ai sostenitori dell’esperanto, rende il dialogo tragicomico. Mancava solo che la signora fosse circondata da un fossato con i coccodrilli per aumentare ulteriormente la difficoltà. In buona sostanza si scopre che la signora ha problemi cardiaci e ha l’impressione che il cuore le esca dal petto. La dottoressa punta sull’attacco di cuore. Dal fondo uno grida: “Libera!!“. No, scherzo, non è vero, ma l’abbiamo pensato tutti e io guardavo la porta sperando che entrassero, nell’ordine: il Dottor Green, il Dottor Ross, il Dottor House, il Dottor Cox e la Dottoressa Izzie Stevens. Beh? Uno non può avere gusti variegati? Poi, se fosse avanzato un Dottor Avery, io non l’avrei gettato dal finestrino.* Il controllore chiede se deve avvisare la stazione di Brescia perché mandino un’ambulanza. Diniego della signora che si sente un po’ meglio. Meno male. La dottoressa intanto continua ad indagare (sempre con notevole difficoltà) e scopre che la signora prende delle pillole per il cuore. Si informa: “Signora, oggi le ha prese?“. Dice di sì. Ha il polso accelerato, sembra strano. Poi la ragazza ha un’illuminazione: Quante ne ha prese?” e quella: Tre. Eran due giorni che mi dimenticavo di prenderle…“. 

Ho quindi scoperto che dopo una certa età, l’accumulo medicinale va di moda. Beh, che abbia preso piede non mi stupisce. L’unico problema è che il piede è nella fossa.

* Se non sapete chi siano questi dottori o siete il Dalai Lama o siete nati dopo il 2000 e che sappiate già leggere non è possibile. Come? Avete quasi la patente? Ma che? Scherziamo??

RdC / 56

Rubrica del Complimento, Speciale Teniotto, ossia i complimenti che fanno a LUI, insultando ME. Se ne inventano sempre una.

  1. Fattore M, da dietro il vetro del nido: “Attenta! Lo tieni male!” Riferendosi a come tenevo in braccio Teniotto, il giorno stesso che ho partorito. Cioè manco un giorno di ferie da ‘complimento’. GRAZIE.
  2. Ma hai latte? Ma mangia? [mi guarda il seno] Ma trova qualcosa? [capisco che sia scettica, signora, ma se avesse visto il seno PRIMA della montata lattea, mi avrebbe chiesto: “Quale seno??”] Fai la doppia pesata per vedere se mangia. MOLLAMI!!
  3. Fattore M: “Tizia [figlia di una sua amica] fa così per farlo mangiare. Dovresti farlo anche tu.”, io, che ero pronta: “Già lo faccio!” e lei: “Ma lo fai BENE?”.
  4. Verso Teniotto: “Ma ti danno da mangiare?“. No, lo sto facendo morir di fame di proposito perchè – si sa – nove mesi di gravidanza son da ridere [vedi post: Il mio modello è Totoro], il parto è una cosa che faresti tutti i sabato sera invece di uscire con gli amici [no, l’epidurale non sballa una cippa] e il sonno è un bisogno sopravvalutato.
  5. Vestilo di più, ha freddo. Vestilo meno, ha caldo. DECIDITI!!
  6. Teniotto ha preso l’intestino inutile del padre e ha le coliche. Mio zio: “L’hai abituato MALE, vuol sempre stare in braccio!“. Ok, quando hai mal di pancia tu, ti faccio fare un’ora di pilates, ché tanto è psicosomatico. E se vuoi star sdraiato in posizione fetale chiamando a gran voce tua madre, le ore diventan due, ché tanto sei solo pigro e fai i capricci.
  7. “Sei senza calzini come un frate.” Sottotitolo: tua madre ti veste male e sembri aver fatto voto di povertà. Ti conviene cominciare a pregare. Meglio se preghi Enzo Miccio.
  8. Che mamma che ti è capitata! Poverino… Ti tengo qua io, dai!
  9. Ma che bambino STUPENDO! Se vengon fuori così BELLI le conviene farne un altro!
  10. Ha gli occhi azzurri! Ed è biondo! Chi dei due… [ci guarda] ma…ma…
    [imbarazzo palpabile] Allora, signora, stia serena. Ha presente Mendel, quello che ha studiato i piselli? No, anzi, è troppo complicato, lasci perdere. Diciamo che è figlio del postino. Beh? Era un postino di Bolzano.
  11. Pulcino! Sei un pulcino! Per fortuna non ha detto che era un vitello, altrimenti io ero una vacca. Mi ha dato della gallina (vecchia) e mi è andata anche bene.
  12. Lei: “Oooh, ma è un bambino bellissimo!” e un’altra: “Per forza! Ha preso dal papà!” poi mi guarda e aggiunge: “Non l’hai scelto bello per quello, scusa?“. Sì, certo, al primo appuntamento chiedo sempre la mappa del genoma. Si risparmiano un sacco di seccature.