AdV: che cos’è?

All’inizio c’era questa idea: ‘Antropologia del viaggiatore: Venezia-Udine A/R’. La tratta Udine-Venezia è una tratta che conosco benissimo e, un giorno, senza motivo, ho cominciato a prendere appunti su quello che mi accadeva in treno. Mi annoiavo. E dopo anni di pendolariato, avevo il bisogno di raccontare un po’ di quegli aneddoti con i quali di solito tedio i miei conoscenti (tanti) ed amici (pochi). Tutti i fatti narrati erano veri. Non ho mai inventato nulla. Inventare sarebbe stato, da parte mia, disonesto. Poi il campo si è allargato e ha compreso anche viaggi in generale, in posti diversi, con mezzi diversi. Ora, come mi sposto, anche con la metro, ne scrivo. Credo sia una malattia. E sarà colpa della mia claustrofobia, ma è difficile convivere con persone che non si sono scelte anche solo per una mezz’ora. Il nostro spazio vitale è fatto di chilometri. E a volte vogliamo anche un terrazzo ed un parco verde per prendere il sole.

Di seguito alcuni atteggiamenti che trovo insopportabili e in particolare alcune categorie di viaggiatori:

  1. Il passeggero-uno e trino, di solito stravaccato, che occupa tre sedili. Si tratta di coloro che, muniti di borsa o valigetta e di giacca o cappotto ritengono di doverli collocare su altrettanti sedili. A volte, se hanno un giornale, anche quest’ultimo deve stare comodo. Benissimo, se il treno è vuoto. Fastidioso invece, se ci sono mille persone, alcune delle quali in piedi. Ancora più irritante il fatto che appaiano stizziti alla richiesta (legittima) di spostare le loro cose per far posto ad un essere vivente, che forse, ma è un’opinione personale, ne ha più bisogno.
  2. Il passeggero giovane con anziani, dosabili e donne incinte in piedi. Molto spesso questi fingono di ascoltare musica ad un livello tale che impedisce loro di accorgersi del mondo esterno. Sospetto che la vista ce l’abbiano ancora e credo che sia il minimo della buona educazione alzarsi. Anche perché capiterà anche a loro, per un motivo o per l’altro, di trascinarsi barcollando con le gambe gonfie e le giunture arrugginite. Conto sul karma.
  3. Il passeggero che insulta le donne (o gli uomini) con la carrozzina o la valigia. Legato al precedente il tipo di viaggiatore che, dovendo aspettare qualche minuto, si spazientisce mentre il genitore (o chi per lui) con non poca difficoltà cerca una collocazione al passeggino/carrozzina, al pargolo, alle eventuali valigie e a sé stesso. Praticamente occupando un vagone, poveraccio. Se questi dessero una mano, saremmo tutti più contenti e le attese sarebbero più brevi. Ma perché perdere la ghiotta occasione di sbuffare e brontolare? Come non ricordare quelli che tentano in tutti i modi di sorpassare quelli con una valigia? Dove andranno mai, visto che il corridoio è occupato e nessuno dei protagonisti fa il contorsionista?
  4. Ora, sebbene la maggior parte delle persone quando si sposta dal punto A al punto B pensa di essere nel mezzo di una svolta epocale e si porta dietro anche le piastrelle del bagno (forse perché si intonano a quelle dell’albergo di Cortina?), questo non giustifica il fatto che il resto del pianeta la calpesti o la apostrofi in malo modo. Informiamo il viaggiatore-chiocciola che: la pasta la esportiamo ovunque ed è impossibile liberarsene anche volendo; in Sicilia la soppressa arriva immangiabile, arrendetevi all’idea; esistono i bar anche in Trentino e la macchina del caffè non è strettamente necessaria; le lenzuola sono fornite dall’albergo, insieme ai cuscini; ecc. L’ultima affermazione sembra assurda, ma ho visto gente che andava in settimana bianca con la pianta grassa. Non scherzo. Al mio sconcerto, immediata risposta (al telefono, non a me): «Eh, sì, siamo qui io e la pianta. (risata) Eh, sì, mi sono dovuta portare anche la pianta. Eh, cosa vuoi, la porto a prender aria anche lei! (risata) No, è che non trovavo nessuno a cui lasciarla e sto via una settimana, eh?!». Una pianta grassa da compagnia. Ancora mi domando.
  5. Il viaggiatore-paranoico, che vuole la valigia vicino a sé (ma non la vuole mettere negli appositi spazi) perché ha paura non solo che gli aprano la valigia, ma che gliela rubino chiaramente. D’accordo, sappiamo tutti in che paese viviamo, quindi il viaggiatore-paranoico, mi va bene. D’altra parte, la valigia in corridoio ostruisce il passaggio. Collocarla sulla cappelliera sembra sia un precetto religioso per molti. Mi è capitato un controllore tenace, il quale, alle proteste del paranoico di turno ha risposto che a quel punto doveva fare una scelta di campo: o la valigia nella cappelliera, o lui in treno senza valigia o lui e valigia fuori dal treno. La valigia è finita magicamente sulla cappelliera. Il peso spropositato è un’altra cosa. Se hai deciso di prendere tutto con te, nel caso questo sia il tuo ultimo viaggio, e hai una valigia per la quale servirebbero un manubrio e il personal trainer, abbi la gentilezza di restare tra uno scompartimento e l’altro (non davanti alle porte, dai!) oppure, come dicono i francesi, t’assume. Non nel senso di assumere qualcuno che te la posizioni correttamente, ma nel senso di assumerti il rischio.
  6. Il passeggero-zozzone, che sporca lasciando di tutto in treno. Tolleranza zero. La loro, s’intende. Esempio negativo: regionale per Venezia. A Treviso sale una signora con due scatoloni enormi ed una borsetta. A Mestre scende con una borsetta. Houdini? No. La signora ha ricevuto due pacchi, suppongo a casa sua, è salita in treno, ha aperto e recuperato la merce (ma davvero serviva tutto quel polistirolo per un orologio ed un paio di vestiti??) e ha lasciato l’imballaggio in treno, sotto il sedile. Una grandissima signora! Ricordo invece una scena su un Eurostar in direzione di Milano. Una coppia di turisti o comunque di stranieri mangia in treno. Sono invidiosa perché mi brontola lo stomaco e il profumino che sento aumenta inesorabilmente i rumori. Temo di azzannare lo stinco di qualcuno sognandone uno di maiale. La coppia termina il pranzo, mette tutto in un sacchetto e prova ad infilarlo nell’apposito cestino. Non ci sta, quindi lo mettono sotto il sedile. Arrivati in stazione, il litigio. Lei prende il sacchetto, lui lo rimette giù. Lei non demorde. I toni si alzano. Io non capisco una parola che sia una. Dovrei scendere, ma di perdermi questa scena non se ne parla. Lui se ne va ficcando il sacchetto in un angolo inaccessibile e lasciandola là con due valigie. Due mani e due valigie. Il conto è presto fatto. E invece no. Lei si spatascia a terra, recupera la spazzatura, la nasconde dietro la valigia più grande, scende occultando il maltolto e gli sorride. Lui le crede (illuso!) e le volta le spalle. Cestino al primo tiro. Volevo fermarla per chiederle un autografo.
  7. Il passeggero che parla al telefono o ascolta musica. Che uno parli al telefono non è affatto un reato, anzi, ma che sua madre gli stia preparando ravioli invece di lasagne, mi interessa davvero poco. La gente al telefono urla, soprattutto in treno e soprattutto a sproposito. Più piano, please. Questi passeggeri vogliono rendere tutti partecipi della propria vita. Lasciate un velo di mistero, che diamine! Ma, tutto sommato, questo potrebbe anche andare. Quello che invece è insopportabile è il viaggiatore-ipod. Crede che la sua musica sia il massimo e ce lo fa sapere. Solo che noi ne faremmo volentieri a meno. Poi c’è la categoria del ‘faccio sentire la musica alla creatura così sta buona’. No, sbagliato. La faccio sentire a tutto il vagone così la creatura ride, mentre il resto del treno tira giù i santi dal Paradiso a grappoli. Non solo. Diventa pure sorda, la creatura, perché, se sento bene io e sono dall’altra parte del vagone, immagino cosa siano costrette a sopportare le sue povere orecchiette.
  8. Il passeggero che mette i piedi sul sedile. Si è mai visto qualcuno che arriva a casa propria (soprattutto se pulisce lui), mette l’ombrello bagnato sul divano e appoggia le scarpe infangate sulla poltrona? E perché in treno sì? Qualcuno, non dico di no, lo farà anche, ma dubito che vada in giro a vantarsene.
  9. Il passeggero che non ha il biglietto e si irrita quando gli viene chiesto. Un dialogo tipico è quello in cui il viaggiatore finge di essere qualcun altro, dando delle false generalità. La maggior parte di coloro che lo fanno, forse non sanno che il controllore può far scendere chi vuole, dove vuole (e di solito il sadismo regna sovrano), consegnarlo alla Polfer, ecc. Il controllore è un pubblico ufficiale e se al viaggiatore sono sfuggiti anche un paio di insulti, dovrà rispondere anche di quello. Io infatti conto sempre fino a dieci e finora non sono mai rimasto delusa: la gente scoppia sempre prima del sei o del sette; i bonzi tibetani (o nostrani) arrivano a trenta, ma essendo dei professionisti, non rientrano nella classifica ufficiale. Detto questo, l’elasticità mentale andrebbe bene anche per i controllori. Un signore anziano aveva timbrato due volte lo stesso biglietto, ma aveva anche quello giusto, comprati entrambi lo stesso giorno del viaggio. Un controllore troppo ligio ha tentato di dargli una multa. Rivolta popolare. Due signore invece salgono a Padova, ma capiscono quasi subito che qualcosa non va: «Eh, pero’…che bello! Non me li ricordavo mica così! Scusi, va a Venezia, vero?». Una signora capisce immediatamente il malinteso e le informa che il treno che hanno preso è sbagliato: questo è un Eurostar e non un regionale. In quel mentre arriva il controllore. Quando uno è fortunato… Le due tentano di spiegare che stavano andando alla laurea della nipote, che sono anni che non prendono un treno, che anche a loro sembrava in effetti troppo bello e nuovo, ecc. Il controllore annuncia una multa sui 100 euro. Una delle due la prende con filosofia: «Eh, vorrà dire che li toglieremo dalla busta della Carolina (nome di fantasia), che avrà un regalo più piccolo!» «Eh, no! Poverina! Noi siamo due vecchie bacucche e lei ci rimette? Ma scherzi?» «E da dove li tiriamo fuori??». Personalmente, avendo assistito alla scena, mi commuovo. Non mi capita spesso, sia chiaro. Fatalità vuole che io abbia preso per un disguido il biglietto fino a Venezia, ma che scenda a Mestre. Provo a contrattare, con l’aiuto della signora di prima. Lo convinciamo a far pagare solo una: siamo quasi a Mestre, cedo il mio biglietto e le signore erano in buona fede. Carolina ha guadagnato 50 euro. Non si poteva fare a metà?
  10. I bambini lasciati allo stato brado. La maggior parte dei bambini che viaggiano in treno sono carini ed educati, alcuni no. Si veda, ad esempio: Bambina in treno. Durante il Carnevale di Venezia, con un treno stracolmo e la gente in costume, un’allegra famigliola torna esausta dalla passeggiata veneziana. Il pargolo di tre / quattro anni, vuole il ciuccio. Mi sembra una legittima richiesta. Anche per la mamma, che glielo dà. Felicità dell’infante che ciuccia per un po’, standosene tranquillo. Poi il ciuccio cade. Non c’è problema: c’è quello di riserva. D’accordo, ma poi cade anche il secondo. Per una buona decina di minuti si sente un’unica parola, ripetuta all’infinito: CIUCCIO! Poverino, non si dà pace. A nulla servono le spiegazioni igieniste della madre: per terra è sporco, non vorrai mica metterti in bocca una cosa piena di germi? Lui vorrebbe, ma la mamma protesta. Alla fine trovano una soluzione: la mamma lo mette in bocca e glielo dà. Un bambino felice. Ma io mi chiedo: tanti discorsi sull’igiene e poi si mette in bocca ‘sta cosa? Ma soprattutto: davvero quella donna credeva che la saliva fosse un disinfettante?

Francia

Vado su e giù dalla Francia all’Italia e viceversa da un sacco di tempo. Rapporto conflittuale, difficile, complesso. Un altro paese è sempre un altro paese. Non è il tuo, anche se ti mimetizzi bene. Amo la Francia, ma non sono sicura che lei ami me. Come tutti i grandi amori, a volte c’è bisogno di un periodo di separazione. Lo stesso vale per l’Italia: gran voglia di andare e gran voglia di tornare. Sempre.

Grecia

Ho vissuto in Grecia per circa un anno e un paio di aneddoti da raccontare li ho anche su questo paese. Non sono tanti, ma alcuni son divertenti. In Grecia ci sono andata per studiare, scegliendo, come località, Creta. Famosa per il suo clima caraibico, le sue spiagge isolate di scogli e sabbia, il cibo sano e genuino, la retsina, il sirtaki, il komboloi, il mare cristallino, ecc. C’è gente che ride ancora adesso. In effetti dire che vai a studiare a Creta è come dire che vuoi raccogliere mirtilli a Rimini o stelle marine a Cortina… Quel paese mi manca per brevi istanti. Non posso fare a meno di sorridere ricordando alcune cose. Poi ricordo anche gli scarafaggi e cambio idea…

Resto del Mondo

Poi vado anche da altre parti, ma in vacanza. Ho una vita pure io, anche se non sembra…

Milano (sede provvisoria)

Da circa un anno mi sono trasferita a Milano. Sto ancora prendendo le misure. Le città grandi non mi han mai fatto paura: tutto sta nel capirne la logica, nell’amarne le sfacettature, nel sorridere dei difetti, nello scoprire dove si trova il meccanismo che le fa battere e vibrare. A prima vista, ma è solo un’impressione, mi sembra come Parigi, ma senza la baguette, la Tour Eiffel e la Senna. Qua ci sono le michette, il Duomo e i navigli. Non so se ci guadagno al cambio, ma son molto ottimista!

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3 thoughts on “AdV: che cos’è?

  1. Ma che blog stupendo! Ci sono arrivato per caso, ma ora me lo spazzolo tutto.
    (“Me lo spazzolo”, nota bene. Non sono mica il passeggero sozzone.) 😉

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