La fata dei proverbi

Ho un’amica che è la Fata dei Proverbi. Non potendo rivelare la sua identità segreta, vi chiedo uno sforzo mentale. Immaginatela come Bloom delle Winx, ma senza tutta quella roba sbriluccicosa intorno (poteva fare l’albero della vita all’Expo da sola e senza sforzo), senza ginocchia a punta, tacco dodici (fai la fata, puoi volare, perchè diamine ti metti i tacchi??) e, soprattutto, vestita. Lo so, tesoro rosso, ti sto facendo un complimentone. Lei è molto più bella. La mia amica, intendo. Comunque non è una di quelle che finisce arrostita sul falo’ mentre la gente canta, mangia pinza e beve vin brulé. Si tratta invece di una di quelle fate che usano la magia a fin di bene. E infatti la sua specialità è di unire due cose che son sempre state separate. Nessuno aveva MAI neanche osato pensare di unirle. Lei invece punta la bacchetta magica, dice una formula segretissima e di due proverbi te ne fa uno. Che abbia senso compiuto è un altro paio di maniche. Vi siete persi? Riassumo: ho un’amica che non si ricorda un proverbio che sia uno, allora li mescola senza criterio. Lo fa da anni e ogni volta ci ridiamo sopra. Alcuni esempi:

  1. Non rigirare il mestolo nella frittata, ossia un misto tra “Non rigirare la frittata” e “Non rigirare il dito nella piaga”. Cosa c’entri il mestolo, nessuno lo sa.
  2. Non ingessarti la gamba prima di andare a sbattere contro il muro. Sbatti contro il muro la testa di solito, ma metti che ti faccia male anche la gamba, meglio star sicuri e ingessarla. Di fasciarla solo, non mi fiderei…
  3. Le donne sono più fini…leggono sopra le righe, cioè…sotto! Sarebbe TRA le righe, ma si puo’ essere sopra le righe oppure avere il morale sotto le scarpe. In ogni caso, bisogna decidere che posizione prendere.
  4. Cosi’ prendo due fave con un piccione. No, bastava una fava. Io stessa non ci ho capito una fava, figuriamoci due…

Penserete che lo faccia apposta. No. Le vien spontaneo. Penso quindi che non esista qualcuno con la stessa (unica e inimitabile) capacità. Invece si’, esiste e si tratta di una signora che ho incontrato per strada. Al telefono diceva:

Non puoi continuare a riempire il BICCHIERE, dopo un po’ STORPIA!

Ossia un misto tra: “L’ultima goccia che fa traboccare il vaso” e “Il troppo stroppia“.* Quello che mi incuriosisce maggiormente è capire come abbia fatto il vaso a diventare un bicchiere. C’è la crisi e si risparmia su tutto? Il bicchiere si riempie prima? E come storpia il bicchiere? Te lo tirano? Mezzo vuoto o mezzo pieno? Trabocca (come il vaso?), l’acqua scende sul pavimento (panta rei…), scivoli e ti rompi un femore? Chiedo, eh? Non son molto ferrata sull’argomento. Ci vuol talento per dir certe cose. Molto talento. E il talento è la virtù d’oro del silenzio che fa crescere il cavallo ormai denutrito sull’erba del vicino che è sempre più fortunata della gatto lardosa senza uno zampino.

* Versione corretta. Non vi fidate? Giusto. Mai fidarsi di chi ha una laurea umanistica e prima di scrivere qualcosa legge e si informa. Meglio porre la domanda su un noto sito, nel quale risponde chiunque, spesso non capendo neanche la domanda. Sono più affidabili. Se vi dovesse rimane del tempo, vi consiglierei il sito dell’Accademia della Crusca: Il troppo stroppia o storpia? Non vi fidate ancora? Vabbé, a questo punto è malafede.

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