CartaCarbone

Un giorno vengo a sapere che ci sarà un Festival letterario a Treviso. Immagino subito che sia un caso di omonimia e che si tratti di una città slovena di cui ignoravo l’esistenza. O forse volevan scriver Tarvisio e si sono incartati con le lettere. Capita. Invece no. Lo stanno facendo (si conclude oggi 18 ottobre, per informazioni, qui) proprio a Treviso. Nella città di quello che voleva chiudere il Teatro Comunale perchè costava troppo, che voleva che dopo mezzanotte fosse tutto chiuso (tutti a nanna, ché domani sveglia presto. C’è da mungere la Lola, che non è la moglie di uno ma una mucca.) e che considerava culturale sparare alla gente travestita da coniglio oppure bere vino / grappa cantando le Osterie (ma solo fino alle 23.30). A ben guardare, le osterie sono culturalmente e antropologicamente rilevanti. No, sul serio. Si parla di uomini che anelano ad essere anche solo vagamente guardati da Tizia o Caia (e fare allusioni a sfondo sessuale, che manco in caserma ai bei tempi del militare obbligatorio, è un modo estremamente efficace per convincere la signorina di turno. Viene subito dopo il prenderla a clavate sulla testa e tirarsela in giro per i capelli e subito prima del regalarle un mazzo di crisantemi. Tattiche seduttive non indifferenti.), che hanno disfunzioni fisiche di vario tipo, che sparlano del nonno / oste / cameriere / prete, oppure danno dei consigli, tipo quello di non bere nulla di preparato senza testimoni. Comunque, dicevo, è stato organizzato questo Festival e cercavano volontari. Ci sono andata. Non serve che ripeta che non ho un piffero da fare e che mi sembrava un bel diversivo andare a contar piastrelle diverse da quelle di casa mia, facendo finta di avere davvero qualcosa da fare. Purtroppo il mio piano diabolico non ha funzionato perchè c’erano pavimenti in lastroni di pietra o in cotto e io quelli non li tratto. Ognuno ha la sua specializzazione. Io conto solo le piastrelle di ceramica. Ho una mia dignità. Cioè, l’avevo.WP_20151018_001[1] L’avevo perchè han deciso di farci indossare un gilet che fa sembrare quelli della Contarina (l’azienda che si occupa dello smaltimento dei rifiuti, ve la ricorderete forse per Yellow Panic) vestiti all’ultimo grido (vedi foto). Di un bel colore giallo fluorescente cosi’, metti che tu cada in uno dei canali, ti individuano anche sotto due metri d’acqua, alghe e nutrie. Un gilet che è abbinabile come il leopardato. O il fucsia. Un capo d’abbigliamento che ha un’unica taglia KK: King Kong. Il quale (‘sto parac**o) aveva pure la pelliccia scura e quindi il gilet gli sarebbe stato bene per taglia e colore. Facilitando, per altro, il lavoro dell’aviazione perchè l’avrebbero visto anche quelli della RAF dall’Inghilterra. E fin qua, vabbé.

E quindi? Niente. La parte divertente è rappresentata da quelli che chiedono informazioni:

  1. Dovè il bagno? C’è la carta igienica? [Son vestita strana, capisco la confusione, ma non li pulisco io i bagni.]
  2. Dovè la pesca? [Festa? Leggono e parlano di libri. Il concetto di festa è relativo. Chiedo di nuovo.] Pesca! Mare! [Sto per rispondere: “Allora, sempre dritta per un trenta chilometri finchè non vede le briccole e le gondole. Non puo’ sbagliare.“, ma ho un’illuminazione: cerca l’Isola della Pescheria. Le va bene che correggevo i temi e ho sviluppato TANTA fantasia…].
  3. Senta, ma quello che parla vale la pena? Altrimenti vado a sentire X. [Guardi, io mi fiderei della coda fuori, ma non vorrei influenzarla…]
  4. Quanto vi paga il Comune? [Beh, siamo volontari per una associazione. Poi, ha detto pagare? Tipo con dei soldi? Con denaro, dice? Quello che serve per l’affitto, le bollette, i vestiti, il cibo, ecc.? Guardi, ne ho sentito parlare e un paio di volte l’ho anche visto passare, ma non siamo proprio in confidenza.]
  5. Qua cosa fanno? [Spiego: al momento stavano allestendo per un rinfresco / aperitivo] Da bere? Non mi interessa! Ma non presentano libri? Qualche autore non c’è? [Mi son commossa. Alla faccia di quell’altro: Toscani vs Veneti]
  6. Ma se metto i soldi qua, Lei poi li tira fuori? [Rido. E cosa vuole che faccia? Che dia fuoco alla cassetta delle offerte?] Tocca romper tutto… Costa più la cassetta di quello che c’è dentro!
  7. Posso sedermi là? [Si’, si’.] Ma devo pagar qualcosa? [No, no. Qui è tutto a ingresso libero.] Ma anche se mi siedo? [No, tranquillo. Si siede anche se non è convinto e si guarda alle spalle circospetto per un po’. Ad un certo punto ho anche pensato di chiedergli un euro simbolico, per metterlo a suo agio.]
  8. [sentita e non vissuta. All’entrata viene consegnato un biglietto contapersone]
    Visitatore: “Cos’è sta roba??
    Hostess: “Serve solo per contare le persone, lo spazio interno è limitato.
    Visitatore: “Ah, ecco! Perchè io non pago niente, eh?!
    Hostess: “No, ma infatti…
    E se ne va imprecando da solo. Il litigante automatico. Unico.

Forse ne avrei anche altre, ma vorrei concludere con questa perla. Mentre Teresa De Sio legge il suo libro “L’attentissima”, dal palco e dice una cosa tipo (vado a memoria): “Carmen capisce che agli uomini non piace una donna che è troppo diretta (gli si ammoscia proprio il discorso e, di conseguenza, non si conclude nulla) e che risponde a certe affermazioni in modo arguto e/o con una battuta pungente.“, una mia amica mi guarda e se ne esce con: “Ah, beh, ma tu allora dovresti essere ancora vergine!!

[to be continued]

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