Monaco

Arriva un momento, nella vita di una blogger, anzi di una Ironic Blogger (ringrazio per la definizione, di cui mi approprio), in  cui ti chiedono di scrivere un post su qualcosa che è capitato a Tizio o Caio. Vabbé, si puo’ fare. Dietro compenso. Ovviamente. Che il mio tempo è denaro. Mica ne ho da perdere, IO. Devo contar piastrelle (bagno, cucina E terrazzo), guardare la lavatrice mentre centrifuga, controllare che il caffé filtri bene, difendermi dal Velociraptor che cerca di parlarmi in tutti i modi, trovare il mio posto esatto nell’equilibrio statico della casa, verificare la solidità della cerniera dell’anta del frigorifero sottoposta a ripetuta chiusura/apertura, segnalare eventuali variazioni sospette nella preparazione di vari alimenti, come i Carambel al burro o le madeleines, ecc. E quindi? Niente. Mi han portato due croissant (vuoti) e scrivo in cambio ‘sto post.

Luogo: supermercato, che chiamero’ Nando per evitare che sia riconoscibile.

Personaggi:

  • protagonista che chiamero’ Planck perchè non sia riconoscibile;
  • addetto alla vigilanza.

Plank frequenta spesso un supermercato, il Nando, dove si reca solitamente per comprare piccole cose di sera, di ritorno dall’ufficio, oppure nel weekend, accompagnato da una Tappa Figura. Capita che, insofferente a un caldo apocalittico, che causa ripetuti svarionamenti e problemi di connessione nella rete neurologica (in soldoni: troppo caldo batte in testa), Planck decida di recarsi al lavoro non più come un impiegato normale (vedi foto) bensi’ con un abbigliamento che dovrebbe essere vietato per legge in luoghi diversi da dove è stato inventato e dove non ti fa sembrare un cretino (a meno che non sia Magnum P.I.), ossia le Hawaii. Che son isole talmente belle che, francamente, com’è vestita la gente passa in secondo piano. Planck si presenta al lavoro più o meno cosi’ (senza occhiali e cocktail):

Vi siete sconcertati. Lo capisco. Comunque ad un certo punto entra al Nando con la borsa da lavoro (con pc, cavi, collegamenti, dischi e la Fatina del pc che è quella che fa funzionare tutto) e lo ferma l’addetto alla sorveglianza mentre sta effettuando una chiamata di lavoro. Segue dialogo:

Vigilante: “Deve lasciare la borsa / zaino qua.

Planck: “Ma…ho dentro la roba di lavoro. Non la posso lasciar qua!” [Ad esempio: se muore la Fatina del pc per asfissia??]

Vigilante: “Le regole valgono per tutti. Poi la poteva lasciar fuori in macchina.” [Certo. Beata ingenuità! Fammi capire. Tu non ti fidi di me quando entro qua dentro e io mi devo fidare di quelli che stanno fuori? Fai sul serio?]

Planck: “Si’, come no? Certo! Comunque vengo qua da un sacco di tempo, non ho capito perchè oggi mi ferma e gli altri giorni no! Perchè quando sono vestito da straccione si’ [PERCHE’ diamine ti vesti cosi’ se SAI di far senso?] e quando sono in giacca no??

Vigilante: “Eh, perchè qua…perchè là…qgzeqskhfmdqjhfuqeefhudsudhmsquurefhur…è cosi’!” [quando una cosa ti viene raccontata, l’altro non argomenta, dice cose senza senso. Mai notato?]

Planck: “Guardi che all’estero non mi hanno mai fatto problemi, in ogni caso ci sono dei box dove lasciar la roba e comunque potete chiedere alla gente di aprir le borse prima e dopo, potete controllare le telecamere, potete…

[Segue discussione interminabile, in cui i due alla fine diventano amici.]

Vigilante, esasperato: “Guardi, se vuole puo’ tenere la borsa.”.

Planck: “No, no. Tenga qua. Le regole valgono per tutti.

Penso che Vigilante sia stato ricoverato in ospedale per la mascella slogata e paralizzata dallo stupore. Oppure il Diavolo è già là che si sfrega le mani per la quantità di bestemmie che ha tirato giù il Vigilante perchè gli mancava giusto giusto uno che controllasse quelli del Paradiso, ché quando fa i festini cercano sempre di imbucarsi.

Morale: l’abito non fa il monaco. Ma se l’abito te lo fai fare da un sarto famoso a Monaco, entri tranquillamente nel supermercato.

Et voilà. Vado a mangiare i croissant.

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