Osteria del 27

Un soleggiato giorno d’estate vado a mangiare con delle amiche in un’osteria che conosco e in cui vado spesso. Gentili e sorridenti non lo sono  mai, ma non si può pretendere. Siamo all’osteria, mica a Il desco di Verona. Decido di pagare io per tutte e poi divideremo. Segue dialogo con la cassiera / proprietaria:

Lei: “Avete bevuto al banco?

Io: “No, un aperitivo al tavolo.” [in certi posti il prezzo tra bancone e tavolo cambia]

Lei (sbuffando e dopo aver chiesto conferma al cameriere): “Sono 54 euro.

Le do’ 55 euro. Li prende. E io aspetto. Per un paio di minuti. Cosa aspetto? Beh, il mio resto: un euro. Una mia amica mi chiede se vada tutto bene perché tergiverso là.

Io: “No, mi manca… (mi viene il dubbio perché io e la matematica stiamo come Sheldon Cooper sta ai microbi) Scusa, erano 54 euro, ne ho dato 55, quindi…

Nel mentre la signora mi porge la ricevuta (vi prego di notare,  soprattutto, l’importo):

Photo 001

E io sono ancora più confusa: “No, ma…non ho capito…Scusi, ma le ho dato 55 euro…qua c’è scritto…”.

Lei: “Si’, ma ti ho fatto lo sconto!

Io: “??? Allora non è un euro, ma cinque.

Lei insiste: “Pensavo li avessi lasciati come mancia per i camerieri…Infatti li avevo messi là!” [come se io conoscessi le usanze interne dell’esercizio e avessi visto che li aveva messi fuori cassa]

Io, allibita: “Ehm…no!

Lei, ridandomi 5 euro e guardandomi con disprezzo: “Vabbé, eccoli!

Io, sbalordita: “Grazie!

Capiamoci. Stavo trascorrendo una bella giornata con delle amiche, avevo mangiato e bevuto bene. Io sono stata gentile perché non ti ho chiesto di fare tre conti separati (più comodi per noi, ma tu avresti solo perso tempo), sono stata onesta (ti ho detto cosa avevo preso e dove) e non ho fatto niente per contrariarti. Probabilmente ti sono sembrata una persona insignificante: una che è mite, che non sbraita, che è educata e onesta è per forza mona (“Mona” che si usa in Veneto in senso lato, per dire: cretino, stupido e imbecille). E per questo ti sei sentita in diritto di incularmi (scusate il francesismo ma ci sta), di prevaricarmi, di calpestarmi e di crederti più furba di me. Sai cosa? Sto cazzo (idem). Mi hai offerto da bere.

Segue canzoncina con indizio per scoprire di che osteria si tratti (da canticchiare rigorosamente con un bicchiere di vino in mano):

Ostaria del vintisete / ghe xe proprio tanta zente / che a zerca de incuearme / sensa cavarme e mudande. Da-me da ber, biondina, da-me da ber biondaaaa.

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2 thoughts on “Osteria del 27

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