Il treno magico

AVVERTENZA: Questo post è la reinterpretazione in chiave fiabesca del seguente: Il treno magico / storia originale, che è la stessa vicenda. Potete leggere l’una OPPURE l’altra o, in alternativa, leggerle entrambe. Dipende da quanto tempo avete da perdere.

C’era una volta, in un ridente paese a Nord-Est chiamato Conegliano, una giovane donna di vent’anni o poco più (per braccio), che stava aspettando la sua carrozza per andare al castello (di Udine). Si trattava di una carrozza bellissima (tanto, tanto, tanto, tanto tempo fa), montata su delle ruote speciali speciali (di ferro e stridenti ogni volta che frenava) forgiate nella notte dei tempi (o forse prima), che faceva parte di una lunga carovana (ben sei carrozze!), trainata da due cavalli (la potenza della motrice). Il suo nome era Treno. La giovane donna era un po’ preoccupata perchè forse Treno non sarebbe arrivato. Uno dei conducenti, qualche giorno prima, era stato aggredito e ferito ad un braccio da un orco cattivo e ormai tutti avevano paura e non volevano più uscire di casa. La giovane capiva perfettamente le loro paure, ma voleva assolutamente andare al castello. Decise allora di farsi forza e di cercare di interpretare l’antica Pergamena degli Orari, affissa dalle fate del prosecco in un momento di oca e scritta nella lingua degli elfi. Tale pergamena permetteva di indovinare, se si era abbastanza scaltri, a che ora sarebbe passato Treno e in quale direzione. Mentre richiamava a sé tutte le conoscenze acquisite dalla nonna, che era una wicca, e dallo zio, che era Willy Wonka (che non c’entra, ma non avendo cioccolato per tirarsi su, almeno l’immagine aiutava un minimo), senti’ una vocina chiamarla. Era una dolce e gracile creatura, poco più che bambina, con le gote rosse come il sangue (quello arterioso, ché quello venoso è più scuro), i capelli neri come la notte (senza l’inquinamento luminoso) e la pelle bianca come la neve (prima che ci cadano le polveri sottili). Siccome il nome Biancaneve era stato già preso, la giovane si chiamava Rossosangue, ma preferiva farsi chiamare Debborah. Datele torto. Comunque Rossosangue chiese alla donna di indicarle il luogo dal quale sarebbe dovuto arrivare e partire Treno per andare nella silente città di Belluno. La giovane donna la guardo’ con compassione. Consultata insieme la Pergamena degli Orari, senza grandi risultati, provarono con la Tavola di Maya (vedi esemplare nella foto), cosi’ chiamata per i caratteristici colori giallo e nero, ma anche perchè, come le profezie dei Maya non era detto che quanto scritto si avverasse davvero. La giovane donna, sconsolata, le consiglio’: “Ascolta, quello che chiedi è molto difficile, ma non piangere perchè non tutto è perduto. Sappi pero’ che per ottenere una risposta dovrai superare numerose prove. Alcune delle quali, povera creatura, ti porteranno a desistere e a voler andare a piedi (anche perchè spesso fai prima). Tu dovrai essere forte. Lo vuoi davvero?” La ragazza si dimostrava talemente motivata che la donna decise di aiutarla: “Ascoltami bene. Ho molta esperienza e ho visto molte cose, nonostante la mia giovane età. (pausa che cerca un’approvazione e non la trova. Colpo di tosse imbarazzato.) Comunque, le prove che dovrai superare sono quattro:

  1. I malvagi codisti. Esseri gretti e privi di ogni morale, venderebbero la loro madre un tanto al chilo pur di far prima di te il biglietto. Non farti ingannare dalle loro suppliche perchè alcuni arrivano a usare scuse come la pentola sul fuoco, il bambino in macchina, una vecchia sciatica mal curata o la loro presunta velocità nel fare il biglietto. Altri usano la temibile tecnica del sorpasso distratto, fingendo di non averti vista, o del sorpasso di sfida, convinti di avere la priorità perchè sono stati unti dal Signore (probabilmente quello dopo di loro).
  2. Il crudele sportellista. Creatura forgiata con lava e bava di drago allevato dai Nani fuggiti dai giardini e rifugiatisi nelle gallerie scavate sotto le catacombe sotto le Gallerie Lafayette a Parigi, al fine di distruggere frotte di donne urlanti (per i saldi di fine stagione), che impedivano loro di fare la pennicchella pomeridiana. Sconfitti dalle donne urlanti, che credevano volessero approfittare anche loro dei saldi, e rifiutati dai Nani, queste creature si erano riciclate chiedendo lavoro in vari settori: poste, uffici pubblici, cinema e trasporti. Lo sportellista grunisce e boffonchia senza che tu ci capisca una fava e ti tratterà da stupida, ma tu non devi cadere nel suo inganno! Sorridi, bevi un sorso di grappa per mandare giù il rospo, e chiedigli, con la più grande (falsa) gentilezza del Mondo, di ripetere. A quel punto si sentirà importante e ti dirà quello che vuoi sapere. Con le donne prova con un complimento, ma non sul vestito (fa schifo a tutte, la divisa) o sulle scarpe (ché non si vedono).
  3. Le porte assassine. Quando arriverà Treno, avrai pochi minuti per metterti in salvo al suo interno. La gente ti calpesterà, cercherà di farti rimanere a terra, ti tirerà la valigia sui piedi e ti spingerà come se dovesse metterti in moto, ma tu dovrai resistere a tutto questo. Quando le porte si chiuderanno dovrai essere all’interno. Ricordati: quando le porte si chiudono e chi c’è, c’è. 
  4. L’ostacolo finale. Anche se troverai un posto a sedere (puo’ capitare, ma non ti voglio illudere), di fianco, davanti o dietro troverai qualcuno che ti darà fastidio e quando Treno arriverà nella tua stazione, tu non lo saprai perchè l’annuncio non sarà stato udibile o non ci sarà proprio stato. E non ti fidare dell’orario in cui dovrebbe arrivare. Quello è solo uno specchietto per le allodole.

Udite queste parole, Rossosangue si mise a tremare di paura. Ma che cosa le importava di questo Cacciatore, amico della sua matrigna, che la voleva vedere assolutamente? Sarebbe rimasta a Conegliano, con il Bianconiglio e la Regina di Cuori a organizzare la Dama Castellana (che esiste davvero: Dama Castellana) o sarebbe andata a ber prosecco con le Fate e le figlie di Madamadoré in Castello. Poi pero’ ci ripenso’. La Matrigna ci teneva tanto che incontrasse Cacciatore, di notte, nel bosco, e da sola. Perchè deludera, povera donna? Già non ci stava con la testa e blaterava con gli specchi. Sarebbe andata. La decisione era presa. Lancio’ due dadi e passo’ il Rubicone, che era un ubriacone che dormiva davanti alla Pergamena degli Orari. Ringrazio’ la vecchin…ehm, la giovane donna che l’aveva aiutata e mentre si metteva di fianco ai malefici codisti, pronta a tutto, qualcuno le tocco’ la spalla. Era la vecchin…la giovane donna! Era avvolta in una luce splendente e sembrava avesse meno di quarant’anni (ma con le luci sparate sembra giovane anche la D’Urso, ricordiamocelo). La guardava sorridendo e le diceva di seguirla. La ragazza le obbedi’ e di fronte a lei, con un colpo di bacchetta, Treno divento’ magicamente Autobus e la fata (perchè di fata si trattava), dopo aver trasformato un topo in un autista con una serie di formule magiche che lei non capiva, le disse di entrare.

E fu cosi’ che Rossosangue arrivo’ a Belluno in Autobus e non in Treno. Ma questa, cari bambini, è un’altra storia. E la Fata? Beh, cari bambini, fatevi un attimo di fatti vostri, eh?!

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