Il paradiso degli orsi

Oggi mi sveglio e mi rendo conto di un fenomeno strano. Avete presente quell’episodio del Dr. Who nel quale arrivano migliaia di cubetti neri sulla Terra? No? Ve lo ripropongo:

Bene, adesso sostituite questi cubetti con barattoli di miele. Fatto? Ecco, siete a casa mia. Mi son resa conto che vivo nel miele, circondata dal miele, inzuppata nel miele e assediata dal miele. Non mi si crede, eh? Segue reportage.

[ATTENZIONE! La visione di queste immagini puo’ causare un’improvvisa voglia di miele. La visione è sconsigliata in presenza di un orso, soprattutto se siete vestiti di giallo. Le immagini potrebbero inoltre turbare le api e i fuchi più sensibili.]

Nell’ordine abbiamo: WP_20150604_001[1]barattolo di miele lasciato sullo scolapiatti; WP_20150604_003[1]barattolo di miele svedese lasciato sulla cassa dello stereo; barattoli riutilizzati per metterci semini vari che WP_20150604_004[1]manco avessimo una colonia di passerotti in casa; barattoli di miele vuoti, senza alcuna utilità apparente, con propoli spray accanto (il miele da solo a volte non basta…). WP_20150604_006[1]

Mi turba il fatto che i più grandi consumatori di miele che io conosca sono Winnie the Pooh e Willy dell’Ape Maya.WP_20150604_005[1] E quindi mi par lecito chiedermi: il miele rende particolarmente deficienti? Quando sei là a fissare il vuoto con la tua tazza del caffé e la brioche, queste domande ti sembrano fondamentali. Poi ti svegli un po’ di più e ti rendi conto che tu, proprio ieri, hai ripulito la tua cameretta (perchè tua madre voleva ridingere, altrimenti le tue cose le avrebbero ritrovate gli archeologi come sarebbe l’ordine naturale delle cose) e hai riaperto scatoloni che non aprivi da un dieci anni. Quindi? Quindi ti rendi conto che hai ben poco da giudicare la Sindrome di Winnie the Pooh, con accumulo di vasetti e affini, se poi tu ti tenevi anche le unghie e la forfora per ricordo. Esagero? No. Ho trovato: carte da regalo usate e strappate, penne che non scriveranno mai più, biglietti di vari mezzi pubblici o musei, scontrini illeggibili, fiocchi e nastri da far invidia a Mucciaccia, confetti che hanno visto giorni migliori e te li raccontano, tazze improponibili e dalle forme improbabili, foglie di alloro virate al giallo putrefazione, fotografie di cose a caso (non c’era la digitale, le fotografie erano un atto di fede), buste di carta / buste di plastica / bustine (ma imbustavo qualunque cosa senza un criterio??), pennarelli fluorescenti, peluche di vari animali (una foca, una mucca – che se trovo chi me l’ha regalata lo intontisco di insulti -, due oche, due orsetti e un fenicottero rosa), ecc.  E fin qui tutto normale. Il ritrovamento di due forchette avvoltolate in un tovagliolo di carta non me lo spiego ancora…

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2 thoughts on “Il paradiso degli orsi

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