Depressione post pasto

Questo post lo avrei dovuto pubblicare il giorno dopo il Lunedi’ dell’Angelo, invece vede la luce oggi, venerdi’ 17 (che porta bene, si sa), con quei buoni quindici giorni di ritardo. Sempre sul pezzo. Domani vi parlero’ delle nuove scoperte di un certo Cristoforo Colombo. Uno che di Pasqua se ne doveva intendere perchè altrimenti, con un nome cosi’, avrebbe dovuto fare il cuoco e specializzarsi in “sopa coada” (a chi interessa: Ricetta). E comunque mi han detto che si intende di uova e che fa specie uno spettacolo di equilibrismo. Il famoso uovo di Colombo. Mal che vada, finisce a omelette e vino.

Tornando alle nostre pecore (che son sempre in tema), mi chiedevo perchè non abolire il giorno lavorativo dopo le festività. Faccio un esempio pratico. Il giorno di Pasqua ha un nome, quello successivo, sempre festivo, ha un nome, quello successivo? No, non ce l’ha. Perchè? Perchè è un giorno del piffero. Sembra lunedì mattina e invece è martedì. Sei riuscito a passare due giorni di festa e quindi ti sta ancora più antipatico. Ti muovi a fatica e sei produttivo e utile come una cassa di meloni alla festa della fragola e dell’asparago (che esiste veramente: Festa a Scorzè). Propongo di fare la mezza giornata dopo le festività. La vedo meno traumatica. Comunque quest’anno le feste non si sono svolte come credevo. Qualche variazione sul tema:

  • mi vesto abbastanza leggera perché vedo il sole (errore) ed ecco la prima sorpresa pasquale: raffiche di vento gelido che manco a Trieste d’inverno.
  • al momento di servire la colomba ero indecisa se portarla in tavola o se riesumare panettone e torrone, che mi sembravano più in tema con il clima. Anche una bella cioccolata calda invece dello sgroppino, secondo me, ci stava.
  • a Pasquetta c’era il sole e faceva caldino. Giusto per darmi torto. Poi comunque ha fatto le solite due gocce perché non ha proprio resistito. E’ più forte di lui.
  • non ho aperto manco un uovo. Così imparo a lamentarmi delle sorprese.
  • non ho mangiato neanche un pezzetto di cioccolato. Gli Umpa Lumpa mi hanno fregato sul tempo? In compenso ho finito il torrone di Natale. Perchè, ammettiamolo, sembrava Natale. Stavo cercando i regali sotto l’albero di Pasqua. Giuro. Dai miei c’è l’albero di Pasqua. Vabbé, sono usanze. Se a Ferragosto mi fanno l’albero con i ghiaccioli, mi preoccupo.
  • nessuno ha parlato di malattie. In compenso ho scoperto che esiste dalle mie parti un ristorante che serve nutrie. Buon appetito, eh?! E non ditelo alla Brambilla. Mi raccomando. Insisto che questo sia l’anno della nutria. Ci son tutti i segnali. Nutria per tutti!
  • i miei parenti non andavano più via e ovviamente qualcuno ha fatto la battuta: “Son le sette e mezza. Che si mangia?“. Risate. Io non ho riso. La sapevo già. Dall’età di tre anni.
  • abbiamo mangiato come delle oche, ma stranamente non sono collassata sul divano. O mia mamma sta facendo porzioni più umane o io sto maturando resistenza negli anni.
  • Per il mio aperitivo, nessuno si è lamentato. Ho aperto una bottiglia. Li ho fregati tutti.
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