Cormons / 2

Continuazione del racconto su Cormons. Dopo aver aspettato per un po’ sulla panchina, decido di prendermi un caffé, nonostante sembri il circolo anziani. Anche se, di questi tempi, il circolo anziani non è più quello di una volta. E neanche gli anziani. Tipo la signora che, prendendosi per Nonnabomber e incurante del rischio di fratturarsi il femore, ha dato fuoco a un appartamento di Roma perchè l’avevano sfrattata: esplosione a Roma. Pare che prima avesse dato fuoco ad una poltrona in terrazzo. Le cose o si fanno bene o non si fanno. Non è che uno una mattina si alza e diventa piromane, eh? Sono scelte che vanno ponderate. Si comincia con il caffé, poi con l’arrosto e quando riesci a bruciar la pasta PRIMA di scolarla, sei pronto per il secondo livello delle crêpes flambées e cosi’ via fino alla bombola del gas. Non è una carriera facile. E il problema è giustificarsi dopo. Raggiunta infatti dalle forze dell’ordine e interrogata sui vestiti e sui capelli bruciacchiati, avrebbe risposto con scuse tipo: «Ma no, niente, stavo accendendo il caminetto…» e loro : «Signora, è finto, di bellezza. Si vede.» e quella : «Mica ho detto di esserci riuscita!» oppure si è inventata che stava cercando di dar fuoco alle formiche con una lente e la cosa le è sfuggita di mano. E questo è niente rispetto alla Banda della Dentiera, ossia quelli che per pagarsi i debiti del Bingo o della Tombola hanno avuto questa bella alzata d’ingegno di rapinare una farmacia: rapina Reggio Emilia. Il piano era ben congeniato: ci sono andati in bicicletta. Ma fatevi prestare almeno l’apecar dal Beppe, no? Ormai non si fanno più quelle cose da anziani: ciabattare per casa, leggere il giornale al parco, giocare a tresette in osteria, organizzare i tornei di bocce, campeggiare in ospedale dalle 6 del mattino per essere i primi a far gli esami e avere la mattina libera (ma che deve fare uno in pensione alle 7 del mattino?), bloccare la coda in posta, controllare e dare consigli agli operai dei cantieri o inveire contro i giovani che son tutti drogati-delinquenti-maleducati-aimieitempiviavrebberofucilatigiànellaculla. Adesso ogni volta che vedo una vecchina credo che La fata carabina di Pennac sia una storia vera e mi aspetto che nasconda un fucile nel trolley della spesa insieme a patate e semolino! Non si puo’ viver cosi’, dai! Ma sto divagando.

Nel bar la Banda del Girello mi guarda perchè, probabilmente, sta confabulando per rubare i pannoloni dal treno merci delle 8.14 o per cambiare le foto alle epigrafi per confondere la gente. Segue conversazione con la barista:

Io: Buongiorno!

Signora: …

Io: Ehm… Mi farebbe un caffé lungo, per cortesia?

Signora: … (cenno del capo, quasi impercettibile)

[mi fa il caffé, segue con lo sguardo che io prenda una bustina e che non scappi con la zuccheriera in Brasile e poi mi gira le spalle.]

Io: Scusi…

Signora: (gira solo il capo, tipo L’esorcista)

Io: Ehm… Quanto le devo?

Signora: … (va a fare lo scontrino e lo appoggia sul bancone) Un euro! (con lo stesso tono usato dai Nazisti per mettere in fila i condannati a morte)

[pago]

Io: Grazie e arrivederci!

Signora: (cenno del capo)

Ora, capisco che una sia friulana, ma un dialogo cosi’ manco Timmy con Lassie (vedi foto)! Lassie 1960 cast photo.JPGLa prossima volta, dovesse accadere, aspettero’ sulle rotaie. Lo trovo più accogliente e sicuro. Riprendo il treno, arrivo a Udine, la mia amica non c’è. Chiamo (pregando che la linea non cada mentre il cellulare mi guarda da dietro lo schermo verde con l’aria di dire: «Ma fai sul serio? Ma se stavo morendo prima, adesso, secondo te, mi son ripreso per miracolo? Sono un cellulare, non il sangue di San Gennaro! E poi, per contratto, dobbiamo finire la batteria / romperci / non prendere nei casi di necessità. (pausa) Vabbé, oggi ti salvi perchè non ti insegue uno con la motosega…») e mi dice che è un po’ in ritardo, ma arriva. Ah, ecco. Io ho fatto in tempo a saltare la fermata, rischiare la vita nelle steppe friulane, prendere un altro treno e tornare a Udine e lei non è ancora arrivata. Giusto. C’è anche da dire che poi mi ha portato a Cividale (sbagliando strada, che per noi è una tradizione consolidata) e mi son comprata una valigia di strucchi. Insomma: valeva la pena di rischiare la vita! E prima che mi si dica che sono cattiva nei confronti dei Friulani, vi faccio notare che il Fattore M è friulana. Hanno cominciato prima loro…

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