A sheepy coffee

In un radioso lunedi’ mattina vedo questa notizia: Sheep Cafè

Ok, è lunedi’ mattina, non sono completamente sveglia, devo aver letto male. Invece ho letto bene. Si sono inventati il “Bar Pecora”. Ne sentivamo la mancanza. Giusto l’altro giorno mi dicevo: “Sai cosa manca nel mondo? Un bel bar dove scorrazzano vivacemente delle balle di lana! Il mondo sarebbe un posto migliore se ognuno potesse bersi un caffé con una bella pecora soffice vicino.“. Lo pensavo giusto l’altro giorno. Me lo ricordo perchè era il giorno della camicia bianca, quella che si abbottona dietro e che un signore molto gentile mi aiuta a mettere prima di entrare nella camera di registrazione, quella con le pareti imbottite.

Io, a dire il vero, le pecore le vedevo meglio al cinema: ogni sedile una pecora, te la metti sulle ginocchia, ti scalda, la puoi accarezzare e ci puoi anche appoggiare il pop corn. Ma hanno chiesto alle pecore se preferiscano stare in montagna a brucare tranquillamente l’erba fresca, piuttosto di stare in un bar con degli umani che lanciano dei gridolini vedendole, le accarezzano, ci si fanno i selfie insieme e magari gli versano, inavvertitamente, pure del caffé bollente sopra? Secondo me, no, e infatti vi faccio notare lo sguardo emblematico di questa pecora:Seul, al bar con le pecore: apre il primo ''Sheep cafè''Oppure quello di quest’altra:Seul, al bar con le pecore: apre il primo ''Sheep cafè''Secondo me, sta pensando: “Nooo! Non è possibile! Ancora?? Quando sono partita dalla Sardegna mi avevano garantito che non sarebbe più successo!” Un programma di protezione testimoni prevede infatti che le pecore pentite vengano protette da pastori sardi senza scrupoli che le privano della lana per poi scattare loro delle foto hard, che poi circolano in rete e creano centinaia di ipovedenti all’anno. Il fenomeno è più diffuso e grave di quanto vogliano ammettere le autorità. Le pecore, traumatizzate e spesso stalkerate dai clienti di questi siti osé, cercano inutilmente delle vie di fuga. Non sono pochi i casi di ricovero per ingestione volontaria di caglio, che provoca la formazione diretta del pecorino, che deve poi essere rimosso chirurgicamente per salvare la vita di queste pecore disperate. I volontari impiegati su questo fronte, cercano quindi di convincerne una o due e poi di solito le altre seguono a ruota. Sono delle pecore in fin dei conti. Il difficile è invece sfuggire al cane da pastore che le sorveglia costantemente, ma che, per fortuna, spesso si addormenta contandole. E non incolpiamo la bimba. Non è colpa sua se ha scambiato l’animale per un plaid su zampa. Ci sono bambini che credono esista l’albero dei prosciutti. Vedete voi.

Immagino che non sia finita qui e che si inventeranno altri locali con altre bestioline. Ma perchè fermarsi ai bar? Pensiamo in grande! Propongo:

  1. Pasticcerie con galline, per essere sicuri della freschezza del prodotto;
  2. Solarium con cammelli, per creare l’atmosfera;
  3. Ristoranti con maiali, cosi’ si potrebbero buttare gli avanzi per terra e loro ripulirebbero tutto con piacere;
  4. Piscine con gli ippopotami, per farti credere di non essere cosi’ sgraziato mentre ti tuffi;
  5. Palestre con le tigri, perchè voglio vedere se non corri con una tigre che crede tu sia il suo spuntino.

Potrei andare avanti per ore, ma il signore molto gentile mi deve dare le vitamine e poi devo fare l’elettroterapia per eliminare i peli superflui. Il morso in bocca dà il suo fastidio, ma è per una buona causa. O no?

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