L’uomo (e la donna) contro la natura

Io e la Costante I compriamo un letto da una nota azienda danese. No, IKEA è svedese. Danese. No, non è fatto di burro, zucchero e farina. Non è mica il letto di Hansel e Gretel! No, non è fatto con i LEGO. Anche se, devo dire, come idea non sarebbe stata malvagia… Si’, si’, esiste e ci sono pure i comodini. Bellissimo! Comunque, se non vi viene in mente nessuna azienda danese che non faccia biscotti o mattoncini in plastica, benvenuti nel club. Quando ho visto il posto, da fuori, pensavo vendessero mangimi per uccelli. Datemi torto… Invece no. Vende mobili vari che poi ti devi montare. E qui arriva la parte bella del discorso. Quando lo vedi, il letto, già montato e tutto ti pare una cosa facile. Poi ci saranno le istruzioni, i disegnetti, le spiegazioni dettagliate, insomma: tutto quello che serve per far diventare quelle tavole inerti un letto vero e proprio. Ecco. Fossi stata io da sola, dormirei sulle assi di legno, sulle quali avrei appoggiato la rete e il materasso. Questo per capire quanto io sia portata per l’assemblaggio dei mobili.

[ATTENZIONE! Onde evitare commenti sul fatto che sono sessista, che sono anti-femminista, che faccio il gioco degli uomini, che sono la vergogna del mio genere, che la colpa della diffusione dell’Ebola è mia, che le due Coree son divise sempre per colpa mia, che la fine di Lost l’ho scritta io, ecc., vi prego di non leggere oltre. Gli animi ipersensibili e polemici sono avvisati]

La cosa peggiore è che questi Danesi ti sfidano, ossia ti dicono che bastano 60 minuti per montare questa cosa. E qui parte l’incoscio: challenge accepted! Mi sfidi? Non sai con chi hai a che fare, caro il mio foglio di carta con le istruzioni per assemblare un mobile danese! SAM_1181Poi guardo meglio. No, mai dai?! Hanno messo una coppia. Rimango stupita. Per un cinque secondi mi chiedo se non sia una sbavatura dell’inchiostro. Mi chiedo se sia una presa in giro, tipo: tu uomo, se sei veramente uomo, ci impieghi un’ora  anche se ti gira intorno l’handicap, cioè la donna. Ossia quella fatina che ti saltella attorno chiedendoti se hai finito, mentre tu hai solo aperto la scatola o che ti chiede a cosa serve tutto quello c’è nella stanza, anche cose che c’erano prima, tipo la bomboniera della cugina Pia o la lampada di zia Fernanda. Che poi son cose che ha portato lei. Comunque, questa cosa funzionerà con le Danesi, non dico di no, ma la maggior parte delle donne italiane alla vista di un cacciavite scappa impaurita pensando sia uno strano giochino erotico o schiaccia le brugole credendo siano insetti esotici. Dai, sul serio: questo foglietto viene registrato mentalmente da un uomo in questo modo: “Un’ora per montare il letto, in teoria se aiutato da qualcuno. [guarda il qualcuno in questione che lo guarda a sua volta con occhi da cerbiatta (che ha gli zoccoli e non le mani. Non è un caso)] Bon, io son da solo, quindi due ore. Potrei chiamare il Gianlu, ma oggi fa pilates e il Mauri dev’essere a far la ceretta che è sabato. Bon, mi arrangio.” Poi, siccome si sente sessista, prova a chiedere: “Amore, senti, mi daresti una mano con le istruzioni? Mi passi le viti, mi dici cosa devo mettere…guarda: son queste cose qua…” e lei, stupita, risponde: “Ma mi sono appena fatta la manicure!“. E lui si sente a posto con la coscienza. Non è misogino, conosce i suoi polli. Anzi, la pollastra. Io invece sono onicofaga (mi mangio le unghie, non gli unicorni. Nel secondo caso, sarei morta di fame da mo’…) e quindi non ho scuse. Mi tocca aiutare. Ben presto sembra di giocare a battaglia navale: “Adesso devi prendere C2, lo incastri in C4 con la vite F3, aiutandoti con la brugola tonda, prima pero’ devi inserire gli spaziatori H7. SAM_1184Allora, quante F3 ti ho dato? E quanti H7?” Ecco perchè, alla fine, montare un letto con i LEGO non sarebbe stato molto diverso. Dopo qualche titubanza e qualche sbaglio, alla fine ci si riesce e sei contento del risultato. Ti pare di aver costruito una casa sull’albero, di aver fatto un makeover completo, anzi, un extreme makeover home edition, di aver coltivato la terra a mani nude, di aver scalato una montagna in espadrillas e con il filo interdentale come fune, di aver finito tutta la collezione dei Supervitamini, di aver cucinato meglio di Carlo Cracco e di aver fatto piangere in triestino Joe Bastianich… Insomma, ti senti incredibilmente soddisfatto. E allora chiedi: “Quanto tempo abbiamo impiegato?” e ti senti rispondere: “Un’ora e venti!“. SAM_1187Segue sorriso beffardo. E capisci che anche tu, che pensi di essere una di quelle attive, che non ha paura di sporcarsi le mani, che ha sempre fatto tutto da sola (tranne quello che necessitava uno specialista, mica mi metto a tirar giù muri o a fare il gioco delle tre carte con le canalette della luce e i tubi dell’acqua), anche e proprio tu realizzi che sei un handicap.  E che i Danesi lo sanno. Poi guardi la stanza e vedi le tende. E ti rincuori. Le hai messe su da sola, eccheccavolo! Senza aiuti, senza sostegni e senza trucchi. E poi, vabbé, ho rischiato di rimanere pure senza denti perchè avevo messo male la scala, ma son dettagli…

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