UK / 5

Gita a Durdle Door

In una splendida giornata di sole arriviamo in una baia, SAM_0788da cui sarebbe partita la nostra gita verso Durdle Door. SAM_0795Arriviamo alle nove. Ci siamo noi e i pescatori. Il paesino di Lulworth Cove è deserto e desolato come il frigorifero di un mio amico che ci metteva i barattoli  vuoti perchè non si sentisse l’eco quando lo apriva. Vedere pasta, riso e caffé in frigo sembrava un po’ strano, devo dire. Tuttavia, se uno ci volesse mettere anche la biancheria intima, sarebbe un suo (strano) diritto. Lo faceva anche Marilyn Monroe. L’importante è non sbagliarsi e non mettere in frigo lo Chanel n. 5 e dormire con i cartoni del latte. Uno rischia di svegliarsi con lo yogurt o con tutti i gatti del vicinato. Comunque il posto era deserto. E uno si chiede: alle nove del mattino? Di sabato?? Scopriamo che tutto apre alle dieci. Come alle dieci?? Dalle mie parti quando la gente decide di fare un’escursione è sul posto prima dell’alba, aspetta che si sveglino gli stambecchi, munge le capre, rimbocca le coperte alle marmotte, spazzola i licheni e se è proprio in anticipo spacca anche un po’ di legna per l’inverno. Insomma, arrivare alle nove è già una roba da dilettanti, cioè da quelli che poi deve andare il Soccorso Alpino a prenderli, stupendosi perchè stavano facendo il giro del Lago Morto sul Fadalto e perdersi è dura visto che sembra lo stagno di casa di uno. A noi sembrava quindi di essere molto in ritardo, invece scopriamo che da queste parti non si muovono prima delle dieci e, non avendo fatto colazione, aspettiamo pazientemente che si degnino di aprire, che si capiscano sull’ordine (uno era! uno solo! cosa fate quando c’è gente?? chiamate la Protezione Civile??), che spremano le arance una a una togliendo prima tutti i semini, che tostino il caffé personalmente e che facciano cuocere due uova con bacon, senza che le galline si accorgano della perdita. Un bar che faceva due clienti all’ora… Praticamente invece di prendere la fuoriserie dei bar, abbiamo preso il triciclo con le ruotine bucate. Finalmente ci mettiamo in marcia e davanti a noi c’è un sentiero in salita (si noti la pendenza).SAM_0806 SAM_0808Verso metà della salita la gente tornava indietro sfinita. Giuro. Ho visto una ragazza che dopo dieci metri (dieci metri!!) aveva abbandonato perchè troppo faticoso. Ora, il paesaggio è collinare. Ti verrà un dubbio (magari piccolo piccolo?), che da qualche parte ci sia una salita, no? Cosa pensavi? Che ci fossero degli sherpa e che ti caricassero in spalla?

Durante la gita vediamo parecchia gente:

  1. che sale e cammina con le infradito (con il ghiaino è la morte sua, proprio sua) e in costume (ma il pareo era una spesa che non si poteva affrontare? Taglia sui muffin piuttosto, no? A noi che non facciamo in tempo a distogliere lo sguardo, non hai pensato? Bastava chiedere e piuttosto di vedere certe cose te l’avrei pagato io, dai! Te lo facevo anche a mano e ricamato con le tue iniziali, eh?);
  2. che incurante dei divieti si arrampica sui pendii scoscesi pensando di essere la Bianchina di Heidi;
  3. che porta salvagenti, braccioli, gonfiabili a forma di animale (già gonfiati perchè c’è gente che è morta asfissiata gonfiando la paperella del figlio di tre anni) e, soprattutto, un canotto enorme, con tanto di remi, in un sentiero vista strapombio in cui passano due persone a fatica;
  4. che pensa di essere in California e si è portata delle tavole da surf professonali con un mare su cui puoi giocare a biliardo oppure a biglie con le boe;
  5. che crede che il rosso sia il trend dell’estate e si mette a prendere il sole senza curarsi della dermatite o del fatto che potrebbe essere scambiato per il testimonial di una campagna contro il melanoma e sperando forse di camuffarsi con le stelle marine;
  6. che non capisce perché la creatura di qualche mese non debba essere portata al mare, dove non c’è un filo d’ombra neanche a pagamento e soprattutto a mezzogiorno;SAM_0802
  7. che quando vede il cartello che dice che la strada è franata e non si puo’ scendere, decide che si tratta solo di un consiglio amichevole e che val la pena di rischiare. L’amante del pericolo c’è sempre;
  8. che quando vede una cordicella che separa la gente viva dalla gente morta precipitando dalla scogliera sente l’irresistibile bisogno di vedere cosa c’è oltre [il baratro c’è! Cosa vuoi che ci sia?? La Sirenetta e i pesci colorati che ballano “In fondo al mar”??] ;
  9. che raccoglie anche il muschio e le rocce, visto che è vietato e causa l’erosione della costa. Sono solo dicerie, loro lo sanno, ché son dieci anni che vengono e ormai han fatto tre presepi viventi, duecento tappetini per il bagno (esiste davvero: teppetino di muschio), quattromila barattoli di bagnoschiuma dall’aroma improbabile e i muri di due case al mare con le cose che han preso;
  10. che fanno immersioni con la tuta e poi, siccome si son dimenticati il cambio, si rifanno la strada a piedi nudi, con le pinne e il boccaglio in mano. Dopo l’abbrozatura da muratore, quella da camionista e quella da ciclista, quest’estate arriva (finalmente!!) anche quella da sub, con il segno della maschera…

So che magari uno potrebbe dire che potrei anche farmi i fatti miei e smetterla di criticare sempre tutto e tutti. Giusto. Cosa farei IO se la gente cominciasse a parlare male di ME, a criticare quello che faccio e a prendermi in giro, magari anche con me presente? Eh? Come mi sentirei? Eh? Cosa farei? Eh? Eh? Beh, credo che aprirei un blog.

Nella prossima e ultima puntata: gli studenti volanti.

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