UK /1

Come sempre, cari aficionados, l’accoppiata sottoscritta-sorella dà sempre buoni frutti. Infatti, dopo la Saga delle Suorine e la Saga delle Terme, ecco un nuovo capitolo della categoria « In viaggio con S. ». S. non sono io, ma mia sorella, lo ricordo per i distratti. I nostri genitori han deciso di chiamarci tutte e due con l’iniziale S. Per anni ci siamo chieste perchè. Nel senso che non ti puoi neanche fare un corredo con gli asciugamani ricamati perchè le iniziali son le stesse. Par di no, ma son dilemmi metafisici quando esci dalla doccia e non sai quale sia il tuo asciugamano, allora ne prendi uno a caso e solo DOPO esserti asciugata scopri delle tracce organiche che non son le tue. Son traumi. Che stanno mantenendo la casa al mare del mio psicanalista. C’è anche da dire che mia madre, quando chiama ME dalle scale, segue una procedura. Ad esempio: «X (nome di mio padre) Y (nome della sorella di mia madre) S1 (nome di mia sorella) S2 (il mio nome)!» Il concetto è: chiamo tutta la famiglia, facendo un elenco [secondo me, di importanza, ma vabbé…], prima o poi il nome giusto salta fuori. Seconda situazione: «SSSSSSSS[prolungamento della consonante per decidere quale chiamare]….S1!». Terza situazione, con mia madre che chiama ME: «SSSSS…S1!! » e io: «Sono S2! Miseria, mamma! Per fortuna che hai due figlie e non dodici!» e lei: «Ma è che avete la stessa iniziale e mi confondo… ». Ma che? L’idea ve l’ho data io?? Ce l’avete avuta voi, eh?? Quanto alle motivazioni, me le immagino cosi’: «Perchè ricomprare un corredino nuovo? Scegliamo un nome con la S, cosi’ lo ricicliamo!» oppure «Metti che un giorno diventino famose, potrebbero chiamarsi le S&S o le 2S, no? » Certo SS è un po’ inflazionato…

In ogni caso, vi informo dell’inizio della saga UK, che dovrebbe avere un sei puntate. Ve le pubblico per la prossima settimana cosi’ avete qualcosa da leggere in spiaggia. Tanto io non vado più da nessuna parte. E ho un sacco di tempo da perdere.

L’aeroporto Venezia

Sono in coda per i controlli, arriva il mio turno e sento che l’addetto si rivolge ad un infante dietro di me: «Vuoi andare con la mamma?» Mi giro sorpresa. Mamma? Quale mamma? Fermi tutti. IO sarei la mamma?? Sorrido e dico velocemente: «Non sono io la mamma…» e il padre del bambino: «No, no, non è la mamma, ma volendo io la tengo volentieri, eh? » E ride ammiccando all’operatore. Alle sue spalle si sente sibilare: «Sono IO la mamma!!» Un uomo che vogliamo ricordare cosi’.

Mi aggiro un po’ per i negozi, poi vedo la coda per il controllo passoporti e mi accodo. Dietro di me un tizio con la figlia non capisce cosa deve fare e continua a lamentarsi:

  1. Ma me lo dovevi dire prima che c’era il controllo passaporti!
  2. Ma è per i passaporti! Io ho la carta d’identità! [No, dai, ma fai sul serio?]
  3. Ma noi dobbiamo andare al gate 23, dobbiamo andare sull’altra fila ! [Ossia, secondo lui, ognuna delle tre file create per il controllo portava ad un gate. Certo. Infatti i gate dal 21 al 32 sono appunto tre. Ma la coda in posta o in stazione non l’hai mai fatta??]
  4. Spegni il telefono che disturba i voli! Soprattutto il WIFI… [??]
  5. Siamo bloccati. Quella fila è meglio. [Ogni cinque minuti]
  6. Ma perchè lasciano tutto quello spazio e non vanno avanti? [Parlava della linea di cortesia.]
  7. E quella dove va? Perchè supera tutta la fila? [la figlia gli fa notare che si tratta di una hostess o di un pilota, visto che ha una divisa] No, forse un pilota! Una hostess cosi’ brutta non è possibile!

Finalmente riesco a imbarcarmi e arrivo in areoporto a Gatwick. Devo aspettare l’autobus e mentre aspetto vedo due ragazze che fanno stretching davanti a me, per poi improvvisare quello che sembrava taiji, ma non sono un’esperta. Ognuno si occupa come crede. Esco all’esterno e vedo due ragazzi fumare sotto il cartello del divieto, con l’area fumatori a dieci metri. Ribelli dentro. O molto pigri. Segue momento surreale tra due ragazzi italiani e l’autista dell’autobus. L’autista stava sistemando le valigie dei passeggeri quando li ha visti sgattaiolare su. Li insegue dicendo: “Hey! Dove andate? Non potete salire! Devo vedere i biglietti prima…” e quelli, perplessi: “Eh, non ce li abbiamo!” e l’autista: “E volevate salire lo stesso ?” e loro, tranquillamente: “Si’!“.  Quello sospira e spiega che li vedono comprare, dove, ecc. Mentre se ne vanno, uno dice all’altro: “Ma tu lo sapevi che bisognava comprare il biglietto?”. Cioè, fatemi capire: secondo voi l’autobus è gratuito? Ma vi pare possibile? Ma ce la fate?? E mi scopro a volere intensamente la nazionalità ucraina.

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