Studenti e Casi Umani / 5

  1. Il divino. Quello che crede di avere un contatto con qualche divinità non meglio definita e che crede di essere il figlio di Dio. Ti vien voglia di chiedere un paio di travi e una sparachiodi, ma poi ti dispiace. Per la signora che deve pulir via il sangue, dopo. Lo stesso che, alla domanda: “Ma cosa pensi di fare una volta fuori di qui?? Non ricordi due concetti che sian due, non sai scrivere e neanche esprimerti correttamente…“, risponde, con superiorità: “Faro’ il manager! Cosi’ comando gli altri e non mi devo sbattere!“. Certo. Un lavoro che ti danno sulla fiducia, solo perchè lo chiedi tu. Come no? Almeno chiedi per favore, eh?
  2. Il mattacchione. Quello che deve fare una battuta su ogni cosa. Unica condizione. Non deve per forza far ridere. Solo vorremmo sapere chi glielo ha dato questo incarico. Giusto per poterlo revocare il prima possibile.
  3. Il Giacobbo. Quello che quando si spiega mette sempre in dubbio quello che dici (che andrebbe anche bene, se uno avesse spirito critico) e propone delle teorie alternative. Quindi ti capita di sentire che Dante avrebbe scritto la Divina Commedia ‘per farci i soldi e uscire con le tipe’ (bel piano, ma nella pratica – come dire? – un po’ deludente, no?) oppure che le Crociate sarebbero state organizzate per occupare i pozzi di petrolio.
  4. Il figlio di Giacobbo. Quello che ipotizza scenari alternativi a seconda di quello che stai dicendo. E fa domande esistenziali: ‘Ma cosa sarebbe successo se Cristoforo Colombo non fosse andato in America?’. La fantastoria oppure la Teoria degli Universi Paralleli. Proporrei di farla diventare una materia vera e propria.
  5. L’anziano. Quello che ha, in media, meno di vent’anni, ma che ragiona come uno di ottanta. Uno che ti dice che si stava bene quando si stava peggio (?! ma se non eri manco nato!), che la gioventù è uno schifo (che poi saresti tu, eh? cos’è? un’autocertificazione?), che ormai andrà sempre peggio e che non c’è via d’uscita. E ti rendi conto che sei più ottimista tu, sulla vita che hai ancora davanti (anche se sei ormai a metà), di uno che la vita ce l’ha davvero tutta davanti…
  6. Il politico. Quello che dà una risposta sbagliata, tu gli dici che è sbagliata, lui dice che l’hai frainteso, che è colpa dei giornalisti, che non era quello che voleva dire, che è una congiura, che la prossima volta viene con l’avvocato, e via di seguito per almeno una mezz’ora. Oppure dà la colpa ai Comunisti. O ai Fascisti. Dipende da cosa gli conviene sul momento. Alla richiesta di esprimersi meglio, visto che la risposta dice di saperla, afferma che ce l’hai con lui e che lo vuoi umiliare di fronte alla classe. No, guarda, tesoro, stai già facendo un ottimo lavoro da solo.
  7. Il Needy. Quello che continua a chiamare ‘Prof!’ ogni due secondi, come i bambini chiamano mamma. E tu ad un certo punto vorresti avere un lanciafiamme oppure che legalizzassero di nuovo le punizioni corporali. Solo per lui. Sottocategoria è l’affettuoso. Quello che vorrebbe essere il tuo migliore amico (non ne ho, rassegnati!), che ti segue come un’ombra, che non ti molla un secondo (e ti segue pure in bagno, per poi parlarti dall’altro lato della porta chiusa), che tra un po’ vedi più di te stesso e a cui tra un po’ chiedi se ha comprato il pane per la cena. Che ansia!
  8. Il Kinder. Quello che gioca con le sorpresine dell’ovetto, mentre il Professore sta spiegando e che non capisce perchè uno sia infastidito. Perchè ti sei mangiato la cioccolata da solo, per cominciare…
  9. L’arredatore. Quello che si sente in dovere di cambiare l’ordine del mobilio ogni tre per due, trascinando banchi e sedie. Forse ha la sindrome della casalinga frustrata. Magari lo iscrivo a Shopping Hight Home Edition, con la Marella. Sarà un incontro di anime gemelle…
  10. Mister No. Quello che non vuole andare alla lavagna, non vuole leggere, non vuole rispondere, non vuole stare attento, non vuol prendere appunti, ecc. E qui uno si domanda perchè non stia a casa direttamente. Non vuole neanche stare a casa.
  11. Il sindacalista. Quello che chiede di far pausa ogni dieci minuti di lezione. La chiede come se stesse dibattendo con il titolare di un’azienda per le 35 ore settimanali o per il rinnovo del contratto. La prossima volta me lo aspetto con striscioni, megafono e slogan: “Pause più frequenti/allievi sempre attenti!” oppure “Se volete i risultati/i minuti van saltati!” oppure “Per star svegli la mattina/ci vuol la merendina!“.
  12. La mutante. Quella che insiste perchè deve andare in bagno a cambiarsi, facendo sapere a tutti quando ha il ciclo. E nessuno le aveva chiesto niente. Non è che uno quando va al bagno dice cosa deve fare. Uno resta sul generico, di solito. Solo che ad un certo punto, uno si fa due conti (li fanno i compagni maschi, che si sentono discriminati) e capisce che non è fisicamente possibile che questa abbia un ciclo di tre settimane. Oppure è l’unico caso di ciclo inverso o ciclo unico.
  13. Il Calimero. Quello che, quando lo richiami per qualcosa che ha fatto, nega di essere stato lui, ti guarda come un capretto sacrificale, magari gli spunta anche mezza lacrima per l’ingiustizia che sta subendo e chiama i suoi compagni come testimoni. Mai visto cosi’ tanto vittimismo concentro in una persona. Almeno uno è specializzato in qualcosa. Per esempio potrebbe andare dalla D’Urso e farne una professione.
  14. Il ritardatario. Quello che è sempre in ritardo. Sempre. Che sarebbe capace di arrivar tardi anche al suo funerale. Il quale ha sempre una scusa diversa e almeno rappresenta un diversivo.
  15. Il ricopiatore. Quello che ricopia il libro pari pari e poi pretende di avere un bel voto. Quel libro ce l’abbiamo pure noi. E sappiamo leggere.
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