Per chi suona l’Arpa?

Per caso vengo a conoscenza di questa fantastica notizia: l‘Arpa della Valle d’Aosta cerca due laureati (vi consiglio di guardare il link alla fine). Ne approfitto per esporre un paio di considerazioni personali, fermo restando che Stefano Sergi, autore dell’articolo apparso su La Stampa due giorni fa, è già di suo molto ironico e sarcastico. Non ho controllato se il bando esistesse davvero. C’è un motivo: spero che il Signor Sergi mi contatti per dirmi che questa notizia se l’è inventata. Cosi’, per farci venire un fegato grosso e grasso e per lanciarlo poi sul mercato come nuova specialità gastronomica.

Riassumo la vicenda. L’Arpa (acronimo di Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) ha deciso di bandire un concorso per un contratto di collaborazione di due anni. Hanno bisogno di qualcuno che espleti, principalemente, l’attività di “fundraising” (e qui c’è il primo test linguistico perchè scrivere ‘per raccogliere fondi’ fa piangere i bambini e diventare ciechi anche i pastori tedeschi. Usiamo l’inglese, che fa internazionale). Inoltre il lavoro prevede: «Rassegna ragionata delle modalità usuali di finanziamento della ricerca, cooperazione e formazione scientifica applicate ai temi abientali» (se sono usuali, allora va bene), «definizione di un piano di relazioni e networking con enti, università e centri di ricerca nazionali e internazionali» (devi fare anche il PR), «supporto all’eventuale presentazione di specifici progetti per il finanziamento e l’avvio di iniziative di ricerca» (si devono anche presentare i progetti, mica solo cercare i fondi. Quelli son capaci tutti. e poi cos’è? Si lascian le cose a metà?). E fin qua, va bene. Si richiede una laurea magistrale in diciplince tecnico-scientifiche o politiche ed economico-gestionali e la conoscenza di inglese e francese. Vabbé, non è un lavoro che posson far tutti, dai. Un minimo di selezione ci vuole. Ovviamente per un posto del genere, con tutte le responsabilità che ne derivano, si richiede di avere dell’esperienza nel ramo non solo nella partecipazione ai progetti, ma anche nella loro gestione, sia in Italia sia all’estero. Ecco. Leggi questo e ti dici che trovare una persona con tutta questa esperienza, soprattutto di progetti internazionali, è un pochino arduo. Poi si legge che viene richiesta la presentazione accurata di un progetto: «dettagliare l’oggetto e il programma di riferimento di corsi, seminari, workshop e progetti, enti coinvolti, periodo dell’attività e ruolo e funzione svolti». Quindi, io vengo a lavorare per voi e devo già sapere cosa vi serve, cosa potrei fare con le vostre risorse, quali sono gli enti di riferimento, quali strutture, ecc. Si’, beh, certo. Devi essere autonomo prima di avere il lavoro. Devi sapere come gestirti. Ancora prima di iniziare. Dai, su, bello carico!! Poi pero’, la clausola un po’ strana: «rispettare l’obbligo di fedeltà impegnandosi a non divulgare notizie o informazioni riguardanti le attività svolte dall’Arpa». Ora, ma vado a lavorare per un’ente ambientale o per la NASA? No, chiedo, perchè non è che mi sembri tanto normale che qualcuno non posso parlare a cena, con la famiglia, del lago X o della possibile frana della valle Y. O di aver richiesto fondi per piantare pini argentati piuttosto di faggi. Questa gente ha visto troppe puntate di Alias. Nella mia testa si è comunque creato un countdown mentale (conto alla rovescia? Come siete provinciali, dai!): laurea (700 persone), conoscenza ottima delle lingue (600), esperienza nazionale in ambito ambientale (300), esperienza internazionale nello stesso ambito (50), progetto dettagliato (20), gente che si vuole imbucare in un posto dove fai amicizia solo con le marmotte e di notte ti svegliano in caso di lavina (Heidi e Il vecchio dell’Alpe). Il che mi porta a pensare che si proporranno in due per questo posto e che non prenderanno nessuno dei due perchè con la prima rischiano una condanna per sfruttamento minorile e con il secondo è un attimo che si rompa il femore. Peter è uno straniero e Bianchina è scappata con Nonno Nanni, si sa.

Ma le sorprese non sono finite perchè questo lavoro, facile facile, con pochissime pretese, potrebbe diventare di colpo attraente se fosse ben retribuito. Invece no. Si tratta di una collaborazione a titolo gratuito. Vabbé, dice uno, almeno il rimborso spese. Neanche. Vabbé, mi daranno almeno l’alloggio. Ecco, il solito bamboccione choosy che avanza sempre pretese! Accontentati, no? Non ti danno niente? Prendi niente. E poi, ti concedono di avere: una scrivania con sedia (perchè c’era la possibilità di lavorare in piedi?), un telefono funzionante (ah, non il solito fermacarte, dai! Meno male…) e un pc connesso a Internet (e qua andiamo sul lusso, eh?). Look on the bright side:

La stampante, il fax, la cancelleria e i fogli te li porti da casa. Che poi ti abitui troppo bene e vuoi magari anche usare il bagno. Vabbé, uno dice, non ho niente da fare, volevo suicidarmi quest’anno, invece ho trovato il lago gelato, facciamo questa cosa un po’ a piffero, intanto lavoro da qualche altra parte, ma faccio bella figura con le zie anziane che mi chiedono dove lavoro; oppure continuo con il solito lavoro, là ci vado quando ho una mezza giornata libera, come passatempo, per far beneficenza perchè in Valle d’Aosta fan fatica a mettere insieme il pranzo con la cena. E invece no, non puoi neanche fare un altro lavoro perchè ti devi impegnare a non avere nessun incarico o impegno che sia in contrasto o incompatibile con l’attività dell’agenzia. Altrimenti cosa fate? Non mi pagate?

La parte migliore è la giustificazione. Ma sul serio? Ma davvero davvero? Cito il direttore generale: “Sì, è la prima volta che facciamo una cosa del genere, una collaborazione gratuita [mancava solo che fosse un’abitudine…]. Capisco che possa apparire strana [no, non è la prima parola a cui ho pensato a dire il vero], ma ci siamo confrontati [ah, ma ne avete anche parlato tra di voi? Avrei voluto esserci a questo brainstorming…] e vogliamo fare un esperimento [ma compratevi il piccolo chimico piuttosto!]. In fondo, per i candidati rappresenta qualcosa da inserire in un futuro curriculum, un’esperienza di lavoro [BASTA con questa storia! Non è uno STAGE! Non è di un ragazzino che esce delle superiori a cui si deve insegnare tutto! Si tratta di un PROFESSIONISTA, che si è fatto anni di esperienza (la chiedete voi, mica io, eh?) e a cui non volete dare un euro perchè ci provate, visto mai che qualche pirla ci caschi.]. È un segno dei tempi di crisi, certo [ah, si?], ma è anche un segno della fondamentale importanza che oggi ha la ricerca di fondi diversi da quelli istituzionali, ad esempio la ricerca di fondi europei o altro ».

Cari Signori, che dire? Mettetevi una mano sul cuore. Poi mettetevene anche una da un’altra parte perchè secondo me, prima o poi una pedata arriva. Cosi’, gratuita. E, inevitabilmente, viene in mente questo:

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