Il muro (im)portante

Quando ero a scuola, un giorno, seduta di fianco alla mia compagna di banco, D., sento che il banco vibra. Mi giro verso D. per dirle: ‘D., miseria! Cancella più piano!‘ Vedo che non cancella e che mi guarda perplessa, forse perchè voleva dir la stessa cosa. Mi viene un dubbio. Guardo gli altri, che guardano gli altri. Sulle prime non capisci. Poi, il secchione della classe, A., esclama: ‘Professore (Prof. non ci saremmo MAI permessi di dirlo, noi, adesso invece ti chiedo se batti il cinque. Il problema non è tanto il discorso della confidenza che si prendono loro, quanto le malattie che mi potrei prendere io, toccandoli…)! Il terremoto!!‘ Panico. Guardiamo tutti la nostra guida, il Prof. di italiano, che ricordo per aver saltato una cena di classe ed essere arrivato al caffé perchè aveva la casa infestata di pidocchi, che aveva tre o quattro figli, ma soprattutto la moglie più brutta del creato. No, davvero. Brutta brutta. E in più vestita come una cretina, con impermeabile color confetto, calze bianche e mocassini. Impressionante. Impressionanti anche gli occhiali a fondo di bottiglia con cui, spero, vedesse non solo Venezia, ma almeno la costa Croata; i capelli grigio-topo-lasciato-a-marcire-sul-greto-del-fiume mascherati da una visibilissima e sconcertante tinta color castano chiaro. Il resto l’ho cancellato dalla memoria. Credo per autodifesa. Comunque, lo guardiamo tutti sperando in un consiglio illuminante. Segue consiglio: ‘Attaccatevi alla parete portante!‘ Nessuno si muove. Primo perchè era una scossa minima. Secondo perchè delle quattro parenti che componevano la classe, di cui tre in cemento, aveva scelto quella in cartongesso, con tanto di vetrata sovrastante.

Lo vediamo quindi correre verso la parete più pericolosa e instabile dell’intero edificio e spalmarcisi contro a sogliola. Strano che abbia tenuto il colpo. La parete. Noi lo guardiamo perplessi stando bellamente seduti. Come ditruggere in pochi secondi la stima che avevi di un uomo. Vabbé, faceva il Professore di italiano, mica il geometra… A ben guardare, povera donna, quella con il caso umano forse era lei.

Il che mi ricorda il terremoto del Friuli. Non che ci sia niente da ridere, s’intende. Nel 1976, a chilometri di distanza, la mia famiglia era radunata a tavola e stava chiacchierando. Ad un certo punto, il terremoto. Mia madre, mio padre e mia nonna scappano fuori impauriti. Una volta al sicuro in giardino, l’istinto materno si fa sentire e mia madre si gira verso mio padre e gli dice: ‘La S (mia sorella)? Oddio! La S è rimasta dentro! (pausa) Vai a prenderla!’ Mio padre ha un secondo di esitazione. L’avrei avuto anch’io, dai, su! Perchè ci devo andare proprio io?? Non era una comproprietà? Non si era detto 50 e 50? Non se ne puo’ almeno discutere un attimo? Abbiamo gli stessi diritti e doveri, siamo pari e uguali. Ecco, puoi parimenti andare a salvare TUA figlia. Di colpo la patria potestà viene messa in dubbio e diventa un concetto fluido. E mia nonna (me la vedo che sospira scuotendo la testa) dice che andrà lei, perchè è la più vecchia. Alla fine invece va mio padre, che porta fuori una S. che non si è accorta di nulla e che dorme beata. Per fortuna. Son traumi.

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One thought on “Il muro (im)portante

  1. Il mio unico terremoto e non me ne sono nemmeno accorta. E pensare che tutti si erano girati per dare la colpa a me! Sono stata una bimba così tranquilla, chi l’ avrebbe detto che un giorno mi avrebbero dato del terremoto

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