Il telefono

A questo Mondo, se non hai un cellulare ultimo modello (o quasi), ti guardano con compassione e pensano che tu sia arrivata con un gommone. Quasi quasi ti lanciano anche un paio di euro. Un telefono è un telefono. Serve per telefonare. Altrimenti avrebbe un altro nome. Questa la questione di principio. La verità è che sono affezionata al mio, che ha la mia età più o meno, ma ancora funziona. Si tratta di uno di quei Nokia impossibili da distruggere. Sarà caduto mille volte, ho appurato in più occasioni che è idrorepellente (una volta ci ho versato sopra il caffé e pensavo mi chiedesse lo zucchero) e secondo me è anche ignifugo. Si’, è vero, è dotato di vita propria. Si sveglia e dorme quando vuole e a volta si mangia i messaggi, ma mi sembra normale che abbia sviluppato una qualche forma di vita là dentro, in tutti questi anni! Lo cambiero’ quando morirà e lo seppelliro’ in terra consacrata come se fosse un amico. Forse Espoo in Finlandia o la Silicon Valley sarebbero più adatte? No, aspettate, non è biodegradabile. Lo portero’ solennemente in discarica. Faremo una piccola cerimonia. L’operatore ecologico dirà qualche parola. Poi mi chiamerà un notaio, apriremo il testamento e scopriro’ che mi ha lasciato una villa a Cannes e due milioni di franchi in un conto cifrato in Svizzera. Forse si intascava lui i soldi che mollavo distrattamente in borsa per poi giocarseli a Campione… 

Nella scuola dove lavoro, come nelle altre, non si possono portare cellulari in classe, ma gli studenti non riescono a vivere senza. Ora, io capisco che per loro sia parte integrante del corpo e che sia inconcepibile separarsene. Un po’ come se a noi in banca dicessero di sputare tutti i denti perchè potrebbero essere usati come arma. Il risultato è che io perdo almeno 5 minuti di lezione a ripetere SEMPRE le stesse cose. D’ora in poi diro’: ‘Dura lex, sed lex!’ Li confondero’ con il latino. Un po’ come lanciare un fumogeno in una bisca clandestina. Nel mezzo di fumo e confusione qualcuno uscirà con i propri soldi o quelli altrui, altri con i vestiti del vicino, altri con delle bottiglie vuote, altri con una signorina (molto gentile) sottobraccio, e i meno fortunati tenendo per mano un poliziotto perplesso. Ma il braccio peloso non li ha insospettiti neanche un po’?

Il che mi ricorda il racconto di un mio parente, che aveva paura degli incendi. Deciso a non farsi sorprendere aveva messo sotto il cuscino un po’ di soldi, il passaporto, ecc. Era pronto al peggio. Avendolo chiamato insistentemente, il Peggio arriva, anche un po’ scocciato perchè voleva andare al cinema, ché si vedeva un film e poi faceva le sue belle vittime della domenica ed era a posto per una settimana. Invece no. Gli tocca andare a incendiare un condominio e pure di notte. E manco glieli paga gli straordinari quella falce corta della Morte! Che quando si tratta di comprare nuove cappe nere per Lei, va tutto bene, ma pagare di più i dipendenti, non se ne parla! E quando glielo fai notare ricevi solo delle minacce di Morte! Insomma, scoppia davvero un incendio e lui, preso dal panico, invece di uscire con le cose sotto il cuscino, esce con: la giacca buona, la moka e un coltello. La giacca perchè bisogna sempre essere eleganti in ogni occasione, la moka perchè magari ti addormenti mentri scappi e il coltello perchè puo’ succede che uno ti voglia fregar la moka! Mentre lui la raccontava e noi ridevamo, lui si è fatto serio e ha detto: ‘Ridete, ridete! Ma in quei momenti non ragioni! Un tipo è uscito con il peluche della figlia. [Vabbé, dai! Un pensiero carino!] E quando la moglie gli ha chiesto dov’era la figlia, è tornato dentro a riprenderla.’ Ah, ecco.

Tornando al discorso del telefono, affermo, davanti alla mia classe, in seguito ad una delle discussioni di cui sopra: ‘Devo comprarmi un telefono nuovo, che non sia dell’età della pietra, come il mio.’ E dal fondo della classe, la mente diabolica coglie subito l’occasione: ‘Prof! Gliene vendo uno io! Un iphone 4!’, io: ‘Si’, vabbé, X, ho detto un telefono nuovo, non una cosa che dovran pagare i miei nipotini !’ e lui, insistendo: ‘Ma no, Prof, è usato! Le pare che approfitti di Lei?’ Sguardo eloquente. ‘No, dai, Prof! Le pare che le faccio pagare prezzo pieno? Daii, noooo! Un prezzo da amico…’, io continuo con lo sguardo perplesso e penso : ‘NON sono TUA amica.’ e lui continua: ‘Cinquanta euro ed è suo!’, io ci penso un attimo e poi chiedo: ‘X, è rubato?’, lui tergiversa: ‘Rubato… L’ho preso in prestito ad un mio amico (che non lo sa) e se non me lo richiede, è mio, no?’ NO. Vabbé che legge va interpretata, ma qui si esagera… Poi mi vengono a dire che devo essere un punto di riferimento per loro, che li devo educare, che vedono in me una guida, un modello, ecc. A me sembra che loro siano un pezzo avanti, ma se gli servisse un avvocato, un paio di numeri li posso procurare… Appena il cellulare ritorna da Campione.

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