Noio vulevan savuar

Devo ammettere che ci sono delle cose che mi fanno innervosire. Va bene, lo ammetto, non sono neanche poche, ma non ho mai detto di avere un buon carattere. Non ho mai capito perchè se non metti almeno una o due parole in inglese in una frase quando parli, sei una poveraccia oppure ti guardano come se facessi la pastorella alla stregua di Heidi sui monti o ad Arcore. In nessun caso mi pare un complimento, ma forse son prevenuta. Poi finchè i giudici non si saranno pronunciati, meglio lasciar perdere. Non è infatti detto che Heidi abbia davvero a che fare direttamente con i festini della Rottenmeier e di Nonno, che hanno portato alla curiosa paralisi di Clara, poi guarita non si sa come. Comunque, a parte questo, ‘random’ o ‘feedback’ non lo dicono cosi’ spesso neanche in Inghilterra, a meno che non si tratti di un dialogo tra ingegneri o fisici, nel qual caso acquista effettivamente un senso compiuto. Solo per loro. Parlare in inglese in Italia non fa internazionale. Rassegnatevi. Soprattutto se poi non si è in grado di beccare un congiuntivo neanche pescandolo dal cappello o usando un’app del cell (moria impressionanti di finali di parola…) o chiamando la maestra delle elementari in pensione. Se conosci una lingua non è necessario che il Mondo lo sappia. Insomma, non ti showoffare. Un po’ di discrezione, dai, su!! E poi, mi sembra più utile saperla usare quando serve. Tutto questo pistolotto perchè? Segue aneddoto.

Due ragazze per strada parlano come sopra, cioè mezzo in inglese mezzo in italiano, con gravi lacune nella seconda lingua. Una coppia di turisti, credendo che parlino inglese (le apparenze ingannano), chiede da che parte sia il Duomo. Siamo più o meno vicino alla Scala. Risposta, con molte pause, durante le quali si poteva apprezzare la crescita del muschio sul selciato: “You must make this street (e se non hai pala e piccone l’è dura), follow the other road (che lei la strada la sa), cross the place with the big statue with horse (cavallo??? ma che vi siete fumate?? il cavallo dei pantaloni di Leonardo, suppongo…), then pass under the tunnel Vittorio Emanuele (e qui li voglio vedere…) and the Duomo is in front of you.”. A parte che il Duomo se lo sarebbero trovato sulla sinistra e non di fronte, secondo me, questi due turisti la protezione civile ancora li cerca.

Non so a voi, ma a me viene in mente questo: Toto’ a Milano

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