Suorine a Roma / 1

L’aneddoto delle suorine a Roma necessita ben sette post. Impossibile condensarli tutti in uno solo. Appurato che non ho nulla contro le suore, c’è da dire che ci sono cose difficilmente spiegabili.
Antefatto: decidiamo, io e mia sorella, di andare a Roma per passarci qualche giorno e visitare la città.  Decidiamo quindi, per risparmiare, di andare a dormire dalle suore. Si prenota e siamo a posto. Arrivo a Roma per prima, mentre mia sorella sarebbe dovuta arrivare con l’aereo, a Fiumicino.
Il problema della metro.
Dal convento esco alle sette di sera, ad agosto, con un monte luce che farebbe invidia alla Scandinavia. Le suorine sono fuori, sedute su seggiole di plastica, in attesa e chiedono :
– Dove vai?
– A prendere mia sorella.
– Con cosa vai?
– Con la metro.
– (urlo unanime) CON LA METRO????? Ma sei PAZZA??? Con tutti i delinquenti che ci sono?? Guarda che è pieno di barboni, tossici e borseggiatori!!!
A parte che la carità cristiana per gli ultimi dev’essere finita con gli ultimi della generazione precedente, mi stupisco di tanta apprensione. Cercano di dissuadermi, poi vedono che non c’è nulla da fare, fanno spallucce e penso abbiano recitato un rosario in mio onore, pensando di non vedermi mai più. Raggiungo la metro molto preoccupata, guardandomi attorno guardinga, mentre penso che peggio della periferia di Parigi non poteva essere e che ce la potevo fare. Arrivo e vedo coppiette, famiglie, gente normale. Vabbé, son stata fortunata, mi dico. La sera dopo, con mia sorella, decidiamo di uscire, di andare a mangiare un gelato e di tornare per il coprifuoco. Ci vedono uscire e insistono che si prenda l’autobus. Ci convincono. Arriviamo a Termini (dove dovevamo cambiare), in un piazzale che più buio non si poteva, pieno di vetri per terra, con gente che nella penombra ci mandava bacini, ci chiamava e ridacchiava. Abbiamo fatto cento metri in talmente pochi secondi che uno ci voleva prendere per le Olimpiadi e arrivate alla luce, mia sorella mi fa: ‘Ma son fuori?? E noi, secondo loro, al ritorno dobbiamo aspetta l’autobus là??’ E durante la serata congetturiamo che vogliano spaventare le giovani donne come noi (giovani, giovani, dai, su!) per convincerle a rifugiarsi in convento. Son strategie.
Nella prossima puntata: il problema del taxi.
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