Grecia: la biblioteca

Non sempre la biblioteca era aperta e anzi, molto spesso uno arrivava davanti alla porta e la trovava chiusa. Questo sconcertava anche i Greci. Alla domanda: ‘Scusa, perchè è chiusa?’, risposta: ‘Festa militare.’ e tu: ‘Ancora? Ma è la terza questo mese!’. Da qui la mia idea personale che fare il militare dovesse essere, in fin dei conti e Turchi a parte, un lavoro niente male…
Al mattino quindi arrivavo davanti ad una porta a vetri, varcavo la soglia e sulla sinistra c’era il bar, sulla destra la biblioteca. Da una parte vociare allegro, odore di croissant e caffé, dall’altra polvere e silenzio. Per rendere ancora più difficoltosa la scelta, nel limbo c’era una fitta coltre di fumo (si fumava ovunque). Totale: capatina al bar obbligatoria, due chiacchiere e poi al lavoro. Gli stranieri. I Greci entravano in biblioteca per sbaglio, ingannati dalla nebbiolina, oppure in periodo di esami / consegna tesine. Non che si potesse seriamente studiare, là dentro. Tranne tra le dieci e l’una, quando c’eravamo solo noi stranieri e qualche irriducibile. La gente parlava tranquillamente, rispondeva al cellulare e studiava ad alta voce da sola o in gruppo. A quel punto, uno fotocopiava le sue cose e andava a studiare nella terrazza di casa sua. Casino per casino, meglio i gabbiani, il rumore del mare e i turisti in strada. E alla fotocopiatrice c’era lui: l’aiuto fotocopiatore. Colui che ti aiutava a fare le fotocopie. Giuro. Che uno dice: sei all’università e non riesci a farti le fotocopie da solo?? 
Come tutte le biblioteche aveva un microclima a parte con -20° d’estate e 40° d’inverno. Ma c’erano le finestre. Finchè si sono accorti che la gente lanciava fuori i libri e li recuperava poi. E ci hanno sigillato dentro. Dalle finestre si vedeva il mare. E uno si chiedeva perchè diamine stesse là invece di andare a fare il bagno. Insomma, a mio avviso, quella biblioteca era concepita per non farti studiare. Per studiare dovevi superare una serie di prove di volontà: ignorare bellamente il sole caraibico e le innumerevoli panchine all’ombra di cui era disseminata l’area antistante, resistere al bar, non arrabbiarti con il tipo dei controlli che ogni volta aveva qualcosa da ridire, trovare un posto, fingere di non sentire il vociare, le suonerie, le risa sguaiate, non guardare fuori dalla finestra e resistere stoicamente a temperature proibitive. Secondo me, nella selezione dei migliori, i Greci erano un pezzo avanti…
Poi c’erano circa una decina di computer. Da utilizzare per delle ricerche in internet o per scrivere delle tesine? No. Per giocare a carte o chattare con gli amici. Tu eri in coda ad aspettare di poter scrivere la tesina che dovevi consegnare ieri (ricordo che, all’epoca, i portatili costavano come un appartamento a Cortina), maledicevi e guardavi male quello che stava giocando e quello, quando finalmente si alzava (dopo un pezzo, mica riuscivi ad intimidirlo, eh?), ti guardava torvo. Me ne ricordo uno, in particolare. Dopo ore si alza e mi dice: ‘Ti lascio il posto, vado a mangiare, ma quando torno lo rivoglio, eh?’ CONTACI!
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