AdV: Marco Polo

Avendo delle cose da dire anche sugli aeroporti, vi racconto un paio di cose. Parto per Parigi e, da buona italiana, mi porto la moka. E fin qua, mi par tutto bene, no? Ora, penserete che sia pazza, ma alla mia moka sono affezionata. Me la porto ovunque. E quando dico ovunque, è ovunque. Me la porto dietro dalla Grecia, è stata in Francia, adesso è qui con me. Vi saluta. Bon, la smetto, sembro esaurita.
Comunque il punto è che ho la bella idea di metterla nel bagaglio a mano. Al controllo svuoto le tasche, metto gli oggetti dove devo, passo sotto il metal detector e un tipo mi apostrofa: ‘Scusi, è suo questo?’, io annuisco e quello continua: ‘Me lo puo’ aprire, per cortesia?’. Apro lo zaino e segue ispezione. Per inciso, mi controllano SEMPRE. Due volte mi hanno fatto anche il controllo del bagaglio da stiva. Ma questa è un’altra storia. L’adetto alla sicurezza aeroportuale tira fuori la moka, io già mi sento una cretina, poi tira fuori il caffé. Divento di un bel rosso acceso. Si, va bene, mi son portata anche quello e allora?? Il Goppion lo vendono solo nel Triveneto! Non è come se mi fossi portata il Lavazza o l’Illy, eh? Comunque, il tipo ha pietà di me e mi guarda con compassione. Io cerco di giustificarmi. Primo perchè la vedo dura uccidere qualcuno a mokkate sulla testa o buttandogli la polvere del caffé negli occhi; secondo, dovendola poi raccontare agli amici di fronte ad una birra, vorrei che lui potesse essere il più accurato possibile nella descrizione di questa povera demente che se ne va in giro non solo con la caffettiera, ma anche con il caffé. Quindi, mi giustifico, sorridendo: ‘Eh, eh! No, è che mi sto trasferendo a Parigi (e penso: ‘Brava, bella idea! Raccontagli anche la storia della tua vita, che gli interessa di sicuro!’) e la moka non ce l’hanno… Poi mi piace questa marca qua…’ Ha pietà di me, sorride a sua volta e ci scherza su: ‘Eh, si beh! Mancava solo la tazza!’ e io, invece di starmene zitta: ‘No, no, c’è! L’ho messa in fondo allo zaino!’ Mi guarda fissa. Tento un ultimo salvataggio: ‘No, è un regalo di mia sorella…è fatta a mano…cioè, l’ha fatta lei…ci tengo…’ e lui mi fredda con un ironico: ‘Meno male che non era affezionata al fornello del gas…’ Vorrei continuare lo scherzo dicendo una cosa tipo: ‘Voleva che lo lasciassi da solo a casa? Guardi, è nel bagaglio da stiva!’, ma poi penso che ci potrebbe credere e che non mi farebbero partire. Chino il capo, rimetto le mie cose dentro e me ne vado mesta mesta. Non è la prima volta che discuto con questi della sicurezza. Una volta mi fan notare che non posso portare 100 ml di cren (salsa di cren) perchè è considerato liquido. Protesto. Insomma, è una salsa, in più il vasetto è sigillato! Ironizzo: ‘Ieri ha fatto il bollito, eh?’ e quello, imperturbabile: ‘No, ma adesso che ho trovato la salsa, potrei anche farlo…’ Almeno non me lo dire!
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2 thoughts on “AdV: Marco Polo

  1. A me han bloccato il ragù fatto da mia madre. Considerato "liquido" anche lui. Piccolo dettaglio: mia madre era presente quando la signorina della sicurezza ha detto cio' e si é inkazzata. "Come liquido? Io non faccio il ragù liquido! Guardi bene signorina ci sono dei pezzetto ni di carne cosi'…".Ecco, in quel momento avrei voluto esser morto. Che figura di merda!Nik

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