Lyon: l’appartamento

Il mio appartamento era un po’ speciale. Detto questo, a me quell’appartamento piaceva molto. Davvero molto. Tuttavia ha avuto un paio di problemi logistici:
  1. Acqua. Un giorno decido di pulire lo scarico della doccia perchè l’acqua non scende tanto bene. Trovo cose che voi umani potete solo immaginare. Rimonto la griglia di scarico male, ma non me ne rendo conto. Mi faccio la doccia e sento suonare il campanello. Esco in accappatoio. Si tratta del vicino di sotto, che è abbastanza innervosito. Gli scende acqua dal soffitto. Sarei stata innervosita anch’io. Chiudo tutto, chiamo un amico di amici e sigilla tutto per bene. Tutto a posto.
  2. Isolamento. Inesistente. Si sentiva tutto di tutti, soprattutto la radio a tutto volume del vicino anziano. La mattina, verso le 5. Poi, per carità, ci si abitua a tutto. Le finestre erano molto alte, con spifferi proporzionati. Quando c’era un po’ di brezza, sembrava di stare nella galleria del vento. E se pioveva un pochino di più, si formavano dei laghi naturali dalle forme bizzarre.
  3. Luce. Aneddoto. Una sera sono al computer e comincia a piovere che manco quella volta di Noè. Segue, oltretutto, un fenomeno curioso, che, ho scoperto poi, si chiama tempesta di fulmini. E che? Volete che non mi beccassi anche questa? Ora, si deve sapere che l’impianto elettrico era in un talmente buono stato che gli interruttori e le prese erano tenuti insieme con lo scotch e che i fili giravano liberi e felici sui muri, senza quelle odiose canalette che li tengono costretti nei muri. Ah, ovviamente, niente salvavita (si, si, interrutore differenziale, non fate i saputi… Ma te la salva la vita, comunque!). Quindi, al primo fulmine non mi son preoccupata, al quinto e sesto ho deciso di staccare il pc, di prendere un libro e di andarmene a letto. Quando ho visto pero’ che da uno degli interruttori uscivano scintille, ho staccato qualunque cosa, frigo compreso, mi son preparata un secchio con l’acqua (che poi mi han detto: ‘Complimenti! Cosi’ saresti morta di sicuro! Si sarebbe formato un arco elettrico!’ Io conoscevo l’arcobaleno, ma mi sa che non è altrettanto piacevole…) ed una coperta per spegnere l’eventuale fuoco e ho aspettato che la tempesta finisse. Un bel po’.
  4. Mobili ed arredo. Il mio divano, ereditato, era in gomma piuma. Su di esso ci si poteva sedere solo in due. Altrimenti si finiva fagocitati. Ci sono persone di cui ho perso le tracce per molto tempo. Per poi ritrovarle che vagavano senza memoria all’IKEA…
  5. Pavimento. I miei padroni di casa, forse pensando di fare una cosa carina, avevano messo la moquette sul soppalco. E fin qui, vabbé. Il problema, a parte il fatto che era lurida, era che sotto di essa vi era un altro strato di moquette. Forse l’idea era che due strati sarebbero stati più morbidi. C’è da dire che, nell’altro appartamento, alla domanda: ‘Possiamo togliere la carta da parati?’ Avevano risposto che non serviva e che bastava dipingerci sopra. Insomma, era gente un po’ cosi’. Con la mania degli strati. Io, comunque, per non sbagliare, avevo messo sopra un terzo strato, ossia una vecchia trapunta, cosi’ casa mia era diventata l’ufficiale Casa dell’Acaro. Errori di giovinezza. Il linoleum del piano di sotto era stato incollato a un bello strato di cemento, ma di quale colore fosse, non saprei dirlo, ma soprattutto non saprei dire se buchi, macchie indelebili e strappi qua e là fossero voluti o accidentali. Altra particolarità era la pendenza del pavimento. Se rovesciavi dell’acqua in un angolo finiva in mezzo alla stanza. Il motivo, davvero, mi sfugge. 
  6. Riscaldamento. Esso consisteva in una stufa a gas, collegata alla rete pubblica, che si accendeva tramite un pulsante, mezz’ora di pazienza e cinque santi del Paradiso, scesi apposta per dare una mano e non complicare ulteriormente la mia situazione con Lui. Oltre a questo, ben presto scopro che l’impianto non è a norma in quanto non ci sono i due fori di areazione sui muri. Benissimo, mi dico. Poi penso che ho le finestre con gli spifferi e che forse sono fatte cosi’ apposta. 
  7. Scala. La scala a pioli non era fissata da nessuna parte. L’unica idea che mi era venuta, per non finire con qualche osso rotto, era di addossarla il più possibile al muro, di metterci davanti un mobiletto di tessuto e il divano. Attutivo l’eventuale caduta. Il precedente coinquilino invece l’aveva lasciata nel luogo originale, ossia sopra la cucina. Il che, tra l’altro, voleva dire doverci passare sotto ogni volta. Da buona italiana lo trovavo improponibile. Una sera, salendo di corsa sulla scala, questa scivola, urta uno dei ripiani della cucina e lui si taglia. Mentre si sta riprendendo dal colpo, arriva il vicino, inca**atissimo, a protestare per il rumore. Mi immagino la scena: lui, mezzo tramortito, che sgocciola sangue ed il vicino che protesta per il baccano. 0_0!
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