AdV: 16 giugno 2010

Andata:
Treno delle 8.38 a Susegana. Nel vagone ci siano un dieci giovani distesi che dormono tranquillamente. Degli angioletti con la bocca aperta. Mi sorprendo perché di solito se ne trovano uno o due al massimo. Poveracci. Mi siedo camminando quasi in punta di piedi, per poi rendermi conto che con il casino che fa il treno è decisamente inutile. Piove e si sente il picchiettio della pioggia sul vetro. Non devo dormire. Picchiettio. Non devo dormire. Picchiettio. Vabbé, solo qualche minuto. La mia forza di volontà è leggendaria come il mio principio. Questo tempo è deprimente e lo si vede dalle facce della gente. Un paese di metereopatici. Guardando fuori dal finestrino a Lancenigo scopro, per la prima volta, che una certa Gaia è una fanciulla molto disponibile e che gli ‘albanessi’ dovrebbero essere messi al muro. Gli ‘albanessi’ non saprei, ma su quelli che massacrano la lingua italiana ci farei un pensierino.
Due signore straniere contano un monte di monetine tintinnanti, frutto di qualche negoziante fastidioso o della rottura di un paio di porcellini. Ognuno si occupa come crede. Mi distrae un signore che parla al telefono del tempo. Per un cinque minuti. Insisto: cinque minuti. Ma come diamine fanno queste persone a parlare per cosi’ tanto tempo?? Incredibile. Una volta terminate queste considerazioni metereologiche, il signore riattacca. Ma come?? Era una telefona sul tempo? Sul tempo e basta? Ma chiedere a uno anche come sta, par brutto?? Anche queste sono usanze. Certo che se uno mi chiamasse solo per dirmi che tempo fa, credo che alla seconda chiamata fingerei di essere la domestica o il cane. 
Ritorno:
Prendo il treno delle 19.18 da Venezia verso Susegana. Mi accorgo appena salita nel vagone di aver lasciato un libro (prestato) in biblioteca e mi dico che non lo rivedrò mai più. Sacramento in lingue a caso. Oltretutto ha mille immagini vietate ai minori di trent’anni. A quest’ora sarà già nelle mani del solito maniaco. Almeno ho reso felice qualcuno, che forse prenderà appunti e renderà felice un’altra persona. In fin dei conti sono una filantropa. Comunque dietro di me un signore si lamenta del proprio lavoro. Una novità. Ovviamente i suoi colleghi sono degli incompetenti. Un’altra novità. Mai che uno dica che ha un lavoro bellissimo, con gente fighissima. D’altra parte, eliminati i tre grandi temi nazionali (calcio, politica e religione), se uno non si lamenta del lavoro, non ha la capacità di parlare del tempo per ore e non vuole fare la Parodi della situazione parlando di ricette che non farei manco se stessi morendo di fame, non è che ci siano tanti altri argomenti, eh? Non è che uno si possa mettere a parlare della poetica kantiana, del cinema espressionista tedesco o del ciclo riproduttivo del geco verrucoso. Che poi, chi dia il nome a queste povere bestie, non lo so, ma di sicuro è un sadico… 
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