Lyon: topi e zollette

Un giorno vado a trovare una mia amica che abitava in una città vicina. Passiamo una bella giornata insieme, andiamo a casa sua, dormo da lei e la mattina dopo mi fa un caffé. Io sto lì, con la tazzona di caffé fumante in mano e facciamo conversazione:
Hai dormito bene?‘ mi chiede.
Sì, sì, tutto bene. Qui è tranquillo, hai un bell’appartamento!
Ah, grazie! Avevo paura che avessi sentito i topi.
Come scusa?‘ e penso: ‘Ho capito male. Se esiste una qualche divinità che mi ascolta, anche a tratti e in modo intermittente, deve fare in modo che abbia capito male.’
Eh, ma son topolini, sai? Non sono quelli grossi!‘ e io penso: ‘Ah! Perchè c’era l’opzione topo enorme finto alano?’ e questo conferma la mia teoria che le divinità non ci sentano, che giochino ad Angry Birds o che ascoltino i Korn a tutto volume.
Mi racconta, sorridendo, che una mattina, mezza addormentata, ha alzato il coperchio della scatola contente lo zucchero in zollette (si veda foto) e ha visto qualcosa con la coda dell’occhio. Si trattava di un topo, che la guardava anche un po’ scocciato e che si stava mangiando la sua buona zolletta mattutina. Lei ha cacciato un urlo, quello è scappato e si rintanato.
Io la guardo con l’occhio sbarrato e lei mi rassicura: ‘Ho buttato via quelle in superficie, eh? (pausa) Vuoi una zolletta?‘ E tu pensi: ‘Ma fai sul serio?? Ma sul serio, sul serio? Se c’è un animale che porta malattie, una peggio dell’altra, è il topo e tu butti via SOLO quelle in superficie? Ma io come minimo cospargevo la cucina di alcool e le davo fuoco!!’.
D’altra parte, un giorno andai con una mia amica ad una cena in casa di una sua amica. Ribadisco che io questa non la conoscevo. Entriamo in casa sua, baci e abbracci, guardo sulla sinistra e vedo una gabbia molto grande, alta circa un metro. Mi avvicino pensando di trovarci dei criceti o delle cocorite, invece vedo una cosa rosa, nuda, lunga un dieci centimetri, fina, fina, che scende lungo la gabbia. Sul momento non connetto. Cosa rosa, lunga, senza peli, che bestia sarà? Guardo meglio, sotto il telo che copriva la gabbia e vedo cinque (!!) pantegane bianche con gli occhi rossi che mi fissano. Faccio un salto indietro. Loro ridono. Le due ragazze, non le pantegane, ma se avessero aperto la gabbia, credo avrebbero riso pure loro. La mia amica mi dice, ridendo: ‘Ah, scusa, non ti avevo detto che X a casa ha degli animali un po’ strani.‘ Strani?? Cinque pantegane ti sembrano animali strani?? Sono in un film di Dario Argento. Mi riprendo, sorrido forzatamente e fingo interesse: ‘Ah! Impressionanti, pero’! E li tieni sempre in gabbia (i panteganoni)?‘ e lei, tranquillamente: ‘No, li faccio girare per casa ogni tanto. Adesso li tengo chiusi perchè so che posson dar fastidio.‘ E io cerco di raggiungere l’uscita senza dare troppo nell’occhio. ‘Ah!‘ continuo, per distrarla, mentre mi rimetto le scarpe e cerco di infilarmi il soprabito ‘E non hai paura che si moltiplichino?‘ e lei, serafica: ‘No, questi sono i maschi, le femmine le tengo in camera!‘ Ah, si, beh, certo! Anch’io mi tengo dieci pantegane che girano per casa, di cui cinque in camera! Insomma, non è una cavia che fa tenerezza, è una bestiaccia che ti mangerebbe viva, se gliene dessi l’occasione! Ma i denti non li hai visti? ‘Brisby e il segreto di Nimh‘ era un film, lo sai? Non era un documentario!!
Morale, mi son sempre chiesta: ma la peste, secondo lei, la portavano le cicogne??
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