AdV: 11 giugno 2010

Ritorno.
Prendo il treno del pomeriggio da Parigi ed arrivo a Milano alle 22.25. Nella stazione francese appare il numero del binario e mi impressiono. Come il numero? Nelle stazioni francesi non ci sono numeri, bensì lettere, motivo della mia perplessità. Qualche anima pia mi informa che i numeri sono da un’altra parte. Ah, ecco. Circumnavigo la stazione dall’esterno. Facile, facile, eh? Un viaggio interminabile, durante il quale mi sono addormentata e svegliata mille volte, con un freddo cane. Certe cose sono internazionali. Secondo il mio modesto parere i treni li costruiscono in Lapponia. Nessun controllo passaporti, nessun cane anti-droga, nessun fucile spianato e di conseguenza nessuna scena di panico. Già il viaggio era noioso, adesso si esagera. Un signore poco distante parla al telefono lamentandosi del ritardo accumulato. Ritardo? Siamo in ritardo? Un ragazzo sente le lamentele, si inquieta e chiede spiegazioni alla coppia in divisa che passa in quel momento. Sorrisi dei due. ‘Cinque minuti! Robetta! Rispetto a ieri…’ dice uno e l’altro ammicca in modo eloquente. Come al solito la gente perde sempre delle buone occasioni per starsene zitta.
Riparto il giorno dopo, da Milano, con l’Eurostar delle 12.05. Mi ritrovo in prima classe, non per fare la solita snob, ma perché era l’unica possibilità per ritornare al mio natio borgo selvaggio. Una citazione a caso. Già mi vedevo a ripetere invece ‘Né più mai toccherò le sacre sponde (del Piave, s’intende) ove il mio corpo fanciulletto giacque…’. Un’altra citazione a caso. Mentre salgo un dipendente delle FS spiega in perfetto italiano a degli stranieri (anglofoni), che ci sono altri appositi spazi per le valigie anche in mezzo al vagone e che non è necessario preoccuparsi di farle rientrare in quelli all’entrata. Poi se ne va. Traduco per pietà e perché in caso contrario avrei dovuto scalare un monte di valigie. Mentre leggo e mi rilasso, poco distante una bambina continua a ripete all’inverosimile ‘Ho caldo!’, su frequenze udibili solo dai cani. Il treno è in perfetto orario e prendo la coincidenza per Susegana. Avendo preso la prima classe per l’Eurostar, ho la stessa anche per il regionale. Il vagone è quasi completamente vuoto. Aaah! Sospiro di soddisfazione. Ovviamente però, nessuno capisce che se la gente non si siede qui, un motivo ci deve essere. Poi la prima classe è rossa, la seconda è blu. Che si sia un popolo di daltonici? Quando scendo dal treno, sul quale sarei rimasta volentieri, mi accoglie una folata di caldo afoso e appiccicaticcio. Non mi sarei stupita di sentire la musica di Ennio Morricone e di veder arrivare Clint Eastwood ed Eli Wallach tra balle di fieno rotolanti.
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