Grecia: le pecore

ATTENZIONE! Racconto che potrebbe turbare le menti sensibili, siete avvisati!
Un giorno di sole, io e un paio di baldi giovani decidiamo di andare a fare un giro nelle montagne dell’interno dell’isola. Dopo aver camminato per un bel po’ e aver fatto un giro notevole, decidiamo di tornare verso casa. Io ringrazio un paio di divinità dell’Olimpo (che son di casa e son quelle più vicine) perchè stavo per lasciarci la pelle. Non sono molto sportiva, che si arrendano quelli dell’oroscopo, che mi dipingono come una che corre, salta, nuota e tira con l’arco, il tutto in un pomeriggio. Sono del sagittario e son pigra. Insisto che sia un mio diritto costituzionale. 
Comunque, ad un certo punto, nonostante la cartina che tenevano loro (E che? Diamo una cartina in mano ad una donna? Si è mai visto?), ci perdiamo e mi chiedono di andare a chiedere informazioni ad un tipo che, lo vediamo in lontananza, sta nel cortile di casa sua. La cartina la tengon loro, ma quando si tratta di parlare, si passa al: vai pure avanti tu, non vorremmo sembrar maschilisti. Ero anche quella che parlava meglio greco (il che è tutto dire…), ma non credo fosse l’unica motivazione.
Comunque mi avvicino al signore e mi accorgo quando sono a circa un tre metri, che è un po’ occupato. Sta squartando una pecora, con un coltello che è lungo come il mio braccio. Ha una di quelle retine tipiche dei cretesi sulla testa e un altro coltello infilato nella fascia dei pantaloni, una benda su un occhio e, sospetto, una gamba di legno ed un pappagallo in casa. Mi si gela il sangue e per poco non svengo perchè va bene tutto, ma impressione quella povera bestia la faceva. Mi dico che son finita in un film dell’orrore di serie B e che, non essendo il biondone avvennente che alla fine sopravvive con il protagonista muscoloso, moriro’ per prima. Vaglio quindi tutte le possibilità: scappo in direzione opposta, ma ci siamo già persi e moriro’ di fame perchè non ho mai voluto fare lo scout o la coccinella o quello che è; chiedo informazioni guardando da un’altra parte e fingendomi strabica; lo guardo intensamente negli occhi, ma puo’ essere che lo interpreti male; chiedo aiuto ai baldi giovani che sono dietro di me, indietreggiando furtivamente e lentamente, ma poi penso che non sanno usare manco una cartina e questo non mi rassicura per niente; vado incontro al mio destino in modo coraggioso e stoico. Opto per la turista decerebrata, che funziona sempre. Sorrido forzatamente, saluto, mi scuso un due, tre volte e chiedo da che parte si trovi la città. Lui è gentile (ma non sorride, ci mancherebbe) e mi indica la strada agitando il coltellaccio insanguinato. Ascolto e prendo nota delle indicazioni, mentre chiedo comunque perdono per i miei peccati, perchè non si sa mai. Alla fine ringrazio, giro sui tacchi e ci allontaniamo tutti velocemente verso la direzione indicata. Era anche giusta. Insomma, lo so, non si giudica la gente dall’abbigliamento, ma mi sarà dato atto che è un po’ difficile far finta di niente mentre uno sgocciola sangue sull’erba, no?
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