Lyon: il vicino agonizzante

Per entrare nel mio appartamento era necessario passare una serie di prove:
  1. ricordarsi il codice all’entrata;
  2. salire le scale;
  3. schivare la vicina rompiballe del primo piano;
  4. arrivare al terzo, aprire con la chiave la porta unta (senza toccarla);
  5. introdursi in un secondo pianerottolo;
  6. scegliere al buio una delle tre porte.

Una portava da un signore anziano, una a casa mia e una dal vicino giovane. C’era l’interruttore della luce, ma era viscido ed era meglio non toccarlo. Un giorno torno a casa e trovo una signora davanti alla prima porta. Mi dice che vuol vedere il mio vicino di casa (l’anziano). Le dico che non so quando torni e mi dice che aspetta sul pianerottolo. Vabbé, mi commuovo e la faccio entrare. Mi si incrosta in casa per due ore e il vicino non si vede. A posteriori, secondo me, si nascondeva in casa. Nell’attesa lei mi tesse le sue lodi, dicendo che è una persona magnifica, di buon cuore, simpatica. Penso che abbia sbagliato non solo piano e porta, ma anche immobile. Un altro giorno ricevo la telefonata del mio ex-compagno X,  che mi dice che non lo vede da giorni e che la porta di casa è aperta. Ora, si deve sapere che una cosa che ripeteva TUTTE le volte che ci vedeva era di chiudere bene la porta comune. A quel punto, X chiama la Polizia. Arrivano in tre, in assetto anti-sommossa (per un vecchietto??) e gli fanno il terzo grado. Ancora un po’ e sembrava che il tipo l’avesse ucciso, fatto a pezzi e mangiato lui. A tutto questo assiste il secondo vicino, il quale, essendo di origini asiatiche, ha un cognome curioso, che suonava più o meno come Signor Uno. Il poliziotto chiede le sue generalità, lui risponde e il poliziotto pensa che lo stia prendendo in giro. Fornisce documento d’identità, ma non lo arrestano solo per un caso fortuito. A un certo punto X, reso un po’ nervoso dal contesto, dice: ‘No, vabbé, magari è solo andato a farsi un giro. Non c’è da preoccuparsi.’ e il poliziotto lo fredda con: ‘Noi non ci preoccupiamo, Signore, è LEI che si deve preoccupare!’ E uno deglutisce vistosamente. Per fortuna, io non c’ero, altrimenti sarebbe finita male (vedi https://rubricadelcomplimento.wordpress.com/2012/05/24/il-faro/).

Questo vicino era (e forse è, chi lo ammazza, quello?) un uomo di una ottantina d’anni, che ne dimostrava duemila, gobbo gobbo e secco secco. Fin qui, niente di che. Si alzava alle 5 del mattino e cominciava a scendere le scale, per poi arrivare in strada verso le 6.30. Dove andasse a quell’ora non lo so. Ci impiegava davvero un’ora. In discesa. Una volta l’ho incontrato sul pianerottolo, sono andata a far la spesa al mercato, ho bevuto un caffé al bar e son tornata, mentre lui stava appena uscendo dal condominio. Ora, poverino, aveva problemi di deambulazione e nessuna forza. Quindi, per sua comodità, oliava i cardini e le serrature delle porte e anche il pianerottolo. Cosi’ poteva ciabattare meglio fuori. Più di una volta per poco non ci restavo. E me lo immaginavo dietro lo spioncino che sghignazzava. Aveva un po’ le sue idee. Tipo il fatto di usare il carbone per scaldarsi o di buttare la spazzatura (tutta) nel bidone verde perchè voleva fare un dispetto ai vicini del pianoterra, ai quali pensava che appartenesse. C’è anche da dire che da casa sua usciva un odore allucinante e molto spesso ci siamo chiesti se fosse ancora vivo, ma poi sentivamo che accendeva la radio per farla sentire anche alla vicina rompiballe del primo e ci sentivamo rassicurati. Poi tendeva a darti la mano dopo averla usata per pulirsi il naso che gli colava o ti parlava male del vicino, che poi eri tu, ma lui questo non se lo ricordava. Per finire, quando lasciavo aperta la finestra d’estate si incavolava perchè faceva corrente con la sua, che LUI poteva tenere aperta. Questione di prospettive.

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