AdV: 3 maggio 2010

Andata:
In una vita precedente ero un serial killer. Non vedo altra spiegazione plausibile. E non credo alla trasmigrazione delle anime.
Arrivo in stazione per prendere il treno delle 08.49 e c’è una fila chilometrica perché oggi ci sono da rinnovare gli abbonamenti e la situazione è aggravata dal fatto che le FS del Veneto si sono prese l’ennesima multa per mancato servizio. Il che implica che gli abbonamenti successivi al mese incriminato (aprile), avranno una tariffa di favore, previa presentazione dell’abbonamento precedente. Ergo, lungaggini.
In treno comincio a fare le mie cose, ma ben presto mi arriva in testa una manata. Letteralmente. Mi volto ed alzo lo sguardo, sapendo già che si tratta di un bambino. Errore. Era una bambina. Non ho scampo: attiro animali e bambini. Mi rassegno al fatto che mi si sieda di fianco e onde evitare che faccia più danni del previsto, le do’ un foglio per scarabocchiare. Intavolo una conversazione: ‘Mi dici come ti chiami, che scrivo il tuo nome?’, lei: ‘(nome impronunciabile, con molte ‘shi’)’, io: ‘Ehm, no. Disegnamo’. Continua a chiedermi di disegnarle una palla. Mi scappa un ‘Ti piacciono le palle, eh?’. Risate delle vicine di corridoio, che sono delle dilettanti e ci fissano. Confido nel fatto che, se dovesse esistere una qualche divinità benevola, lei, la sorellina e la mamma dovrebbero scendere tutte a breve. Più facile vincere alla lotteria senza giocare. Fortunatamente salgono due giovani universitari ed io penso (spero) che desisterà. Invece la presenza estranea la galvanizza e le mette anche fame. Si mangia una brioche, le cade, la riprende, la appoggia sulla mensolina del finestrino e la addenta. Non contenta stacca uno dei copri sedile e se lo mette in bocca. Delle due cose, l’una: o adesso ha degli anticorpi di un chilo, oppure a quest’ora è morta e sepolta. Mi sembrava coriacea però. Cerco di minacciarla, di distrarla e di fingere di fare altro. Non funziona. Anzi, adesso mi morde anche un polso. Che fortuna! Mi ci voleva proprio un po’ di bava di bambino per cominciare bene la giornata. Arriva in mio soccorso la madre, la quale ha in braccio una neonata e non gode di una grande libertà di movimento. Solidarietà dei miei vicini di sedile, i quali, quando lei è distratta, fanno sedere un loro amico nell’unico posto rimasto vuoto. Sarà finita? No. Altra manata. Stacca di nuovo i copri sedile e me li tira. Li requisisco. ‘E adesso?’. Mi sputa in faccia. Aveva ragione la ragazza: ‘Io non la sfiderei…’. Sberla della madre e lacrimoni. Per due minuti. Siamo a Mestre e scendono. Ma prima di scendere…altra manata! Mi assicuro che scenda davvero, non si sa mai.
Regna di nuovo la calma e gli universitari ne approfittano per lamentarsi dei loro professori. Lo facevo anch’io, ci mancherebbe. Uno è disperato (frequenta lo IUAV) perché deve studiare cento pagine. Stupore del compagno (di Economia) perché lui di pagine ne deve studiare seicento (?!). La ragazza è scesa a Mestre e sarebbe stata anche una presenza piacevole se si fosse tolta il manico di scopa da quel posto ben noto e avesse abbozzato di tanto in tanto un mezzo sorriso. Ma non si puo’ pretendere.
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