Paris: panico in città

La mattina di un giorno di novembre, forse dicembre, apro la finestra, scruto il tempo e mi meraviglio: sole. Mi commuovo quasi. Freddo becco, ma c’è il sole. Decido che una ballerina non me la leva nessuno, oggi. Freddo o no, son stufa di scarpe da pioggia. Poi pero’ penso anche a dove abito e alla capacità prettamente parigina di ingrigire in cinque nanosecondi. Decido di giocarmela prudente. Metto gli stivali e muoio di caldo. Stivale implica, va da sé (ma metti che uno non lo sappia), la tenuta da guerra in Siberia. Ossia: calza in microfibra e calzino di lana. Chi non lo fa, alzi la mano. Chi ha alzato la mano è un genio perchè tanto non lo vedo ed è comunque inutile. In ogni caso, in assetto da giocatore di hockey su ghiaccio canadese e freddoloso, mi dirigo in centro città, dove il tempo è grigio. Da non credersi. Esco per mangiare verso l’una e penso che stia per piovere. Anche perchè la signora all’entrata, che è polacca, pensa che pioverà di certo. E non sbaglia mai. Quasi mai.
Verso sera esce il direttore dallo studio e tutto contento, mi chiede: ‘S****à (prima correggevo, poi mi sono arresa e mi presentavo anch’io con accento sulla ‘A’ finale), ha portato i doposci?’. Perplessità. Porca miseria. Questo lavoro porta all’alcolismo, è inutile lottare. Sorrido. Meglio assecondarlo. Anzi,  crepi l’avarizia, diamogli anche corda: ‘No. Dovevo?’. ‘Beh, nevica!’ e mi indica il finestrone di tre metri d’altezza dal quale si vedevano scendere fiocchi grandi come albicocche. Beh? Quando lavoro, io lavoro, mica conto i passanti per strada, eh? Che poi, essendo al terzo piano, contarli sarebbe stato poco agevole. Mi alzo e vado alla finestra. Boia! Nevica sul serio. Non solo. Fuori ci son già alcuni centimetri di neve. Un paio d’ore dopo esco e la situazione non è migliorata. Prendo la metro stando attenta a pestare la neve soffice e non quella che sembra già un lastrone di ghiaccio, ogni tanto levo la neve dalle suole, ecc. Insomma, verro’ dai monti come Heidi (ma senza Nebbia…mmm…vabbé la nebbia in effetti ci sarebbe pure), ma non mi son lussata un femore. La cosa bella era vedere i parigini impanicati. La città ferma. Ma ferma proprio. Irreale.Per un momento ho pensato che si trattasse di un flash mob. Invece no, facevano sul serio. Allora, capisco se abiti a Tunisi e la neve non l’hai mai vista, ma abiti a Parigi! Non mi sembra tanto strano che nevichi. La neve è normale, dai. Ma vi pare? Non mi sembra questa gran cosa. E poi, son pochi centimetri! Se eran venti cosa facevate? Chiamavate i soccorsi alpini? I cani con le slitte? Le renne di Babbo Natale? Dai, su! Quante scene. Neanche fossimo stati a Roma con la giunta Alemanno!
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