Lyon: le scale

Fare un po’ di moto non è mai una brutta idea. E sono anche d’accordo per farne. Ci mancherebbe. Ma che sia chiaro che io non faccio uno sport vero dal Liceo. Cammino molto, questo è vero. Il fatto che debba fare due passi ogni uno di una persona di altezza media, forse aiuta.
A Lyon andai ad abitare in un appartamento senza ascensore, al terzo piano. Fin qui, mi direte, di che ti lamenti? Del fatto che ogni rampa di scale fosse il doppio di una rampa normale. L’altezza di ogni appartamento, dove vivevano originariamente i Canuts (tessitori di seta), era infatti in media di 6 metri. Questa è un’immagine d’epoca, ma se toglieste il decoro da Oliver Twist di Dickens e metteste dei mobili della fine degli anni ’70, avreste un’idea dell’aspetto del mio appartamento. E per quest’anno, con congiuntivi e condizionali sono a posto!
Insomma, fare queste scale, con le valigie o le borse della spesa, non è che fosse questa meraviglia. Poi abitavo in collina (vedi foto). Uno di solito, quando chiude il portone di casa dietro di sé, si dice: sono arrivato. Il peggio è passato. E invece no! Dovevo ancora farmi tutte le scale, aprire due porte e cercare di farlo senza scivolare sul grasso / olio per terra. Ma questa è un’altra storia. Insomma, partivi dal locale o da casa di amici a notte fonda che vedevi le cose sdoppiate dal vino e arrivavi bello sobrio. Una sua utilità la aveva. O in questo modo o si dormiva su una panchina del parco vicino. Non mi son mai messa a dormire fuori, ma solo perchè era difficile trovare una panchina libera. Troppa gente con le mie stesse idee.
Un giorno, al mattino, essendo di corsa perchè dovevo andare a lavorare, schivo velocemente i due signori che stanno pulendo le scale e sento appena che uno dei due mi dice: ‘Faccia attenzione, signorina! Abbiamo appena insaponato!’. Mi giro, gli sorrido (anche un po’ con sufficienza, ammettiamolo!) e rispondo: ‘Si, si ho visto, non si preoccupi!’ Penso che non ho mica due anni e che so come si scendono le scale. Mi rigiro, continuo a scendere con attenzione e quando sono sulla parte asciutta, penso: ‘Adesso vado veloce, senno’ arrivo domattina.’. Detto, fatto. Scivolo, mi aggrappo al corrimano per miracolo, ma ci batto comunque la testa e do’ una culata terribile proprio sullo spigolo di uno dei gradini. Da sopra sento: ‘Oddio! Signorina! Glielo avevo detto! Ma guarda te! Più di dirglielo!’. Sono mezza intontita, probabilmente con una commozione cerebrale e a te viene in mente di farmi la paternale? La gente è favolosa… Per un dieci minuti mi fa domande a cui non avrei saputo rispondere normalmente, figuriamoci dopo aver battuto la testa. Capisco quello che dice, ma non riesco a rispondere e faccio anche fatica a respirare. Mi fa aria con lo straccio bagnato con cui ha pulito il pavimento. E io penso che tanto moriro’ di colera, se non muoio sul colpo adesso. A un certo punto mi dice: ‘Vuole che chiamiamo i pompieri?’ e io a quel punto rispondo, cercando di sedermi: ‘Che pompieri? Per fare che? Mica c’è un incendio!’. I due si guardano, mi guardano, si guardano e uno dei due comincia a fare il numero. Dico che non mi serve niente, ma che mi vorrei stendere sul divano di casa mia. Non son convinti, ma mi assecondano. Suonano e arriva ad aprire X, il mio ex-fidanzato / compagno / non so cosa vada di moda adesso, gli spiegano e lui ride. Questi son preoccupati e lo guardano perplessi. Io sto morendo e questo ride. Lo guardo anch’io con aria interrogativa. Ma che ti ridi? Se sopravvivo io, lui no. Ha le ore contate. Che poi, mi fai entrare? Devo morire sul pianerottolo? I due se ne vanno, ma non sono convinti per niente. A ben guardare neanch’io ero cosi’ contenta di restare con lui. Mi stendo sul divano, mi dà del ghiaccio, si siede di fianco e mi chiede: ‘Davvero gli hai detto che non volevi i pompieri perchè non c’era nessun incendio?’, io, perplessa: ‘Si, perchè?’ e lui ride sguaiatamente per un pezzo. Poi mi spiega (bontà sua) che in Francia chiamano l’ambulanza tramite i pompieri e che non li chiamano solo quando c’è qualcosa che va a fuoco. Ah, non lo sapevo. Continuo a non capire la parte esilarante. I due volevano portarmi in ospedale a tutti i costi perchè pensavano che stessi delirando. Ah, ok. Per capirsi, è come se uno ti chiedesse: ‘Chiamo il 118? Un’ambulanza?’ e tu rispondessi: ‘No, no, ho fatto le analisi due mesi fa!’ oppure ‘No, no, ho già messo i numeri al Lotto ieri sera!‘. La solita figura da cretina, insomma.
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