Il faro

Una sera dovevo uscire con una mia amica, ovviamente in macchina perchè abitavo in un luogo recondito della campagna veneta, sconosciuto ai più. A ben guardare, anche quelli che lo conoscevano, ne avrebbero fatto volentieri a meno. Mia madre mi avverte: ‘Guarda che la Uno (bianca) ha un faro rotto, è nel cassetto del cruscotto’. Ah, ok. Poco male, dico io, tanto devo far 5 km, vuoi trovare la Stradale? Di sabato? Alle 21 di sera? Dai, su! Quante possibilità ci saranno? Se sei in regola, nessuna, se hai qualcosa che non gira, vai tranquillo che ti fermeranno e non solo una volta, ma anche due o tre. Ma questa è un’altra storia.
Passo a prendere la mia amica, facciamo un po’ di strada, parlando del più e del meno, quando vedo una paletta che si agita. Ecco. Benissimo. Mentre il poliziotto si avvicina, dico alla mia amica: ‘Qualunque cosa accada, non sappiamo niente del faro, ok?’ e lei: ‘Quale faro??’. Entrata subito nella parte. Il poliziotto arriva e mi chiede patente e libretto.
Devo dire che a me gli uomini in divisa agitano. Ma non in senso buono. Possono essere anche il capo stazione o quello che pulisce i marciapiedi della metro, mi fan comunque impressione. Mi mettono ansia. Una volta ho visto i CRS francesi (più o meno equipaggiati come la nostra polizia in assetto anti-sommossa), placcare a terra un tipo. Erano in quattro, succedeva ad un metro da me, quello urlava, mi sono un po’ impressionata. Ecco, questo non ha aiutato la mia pseudofobia. Questo per giustificare il proseguimento del racconto.
Io, cercando di fare quella simpatica, me ne esco con: ‘Ecco la patente. Il libretto non so dove sia, è la macchina di mia mamma. Poi, non mi ricordo neanche tanto com’è fatto…’. Sorrido. Da sola. Neanche la mia amica mi aiuta. Ottimo. Scende il gelo e quello aggiunge, con disprezzo: ‘E perchè le hanno dato la patente, allora?’. Io me ne esco con un: ‘Per buona condotta!’. Sorrido. Ancora da sola, domandando al mio cervello cosa diavolo stia facendo e perchè non me ne sto zitta, che se continuo cosi’ questo mi mette in galera. Sguardo glaciale. E domanda ovvia:Ha bevuto?‘No!’. Non è convinto, ma lascia perdere. ‘Mi dia il libretto di circolazione!’ e aggiunge, avendo un minimo di pietà: ‘Di solito si mette nel cassetto del cruscotto.’ La parola ‘cruscotto’ mi fa pensare a qualcosa di cui mi dovrei ricordare, ma sul momento non collego. Intanto, quello prosegue: ‘Sa che ha un faro rotto? Non puo’ circolare con un faro rotto’. Io, cadendo dal pero: ‘Faro? No, no, non lo sapevo! Quale faro?’. La mia amica nel mentre, solerte, apre il cassetto e ne cade giù il famoso faro. La mia amica cerca di nascondere il faro sotto il sedile,  con un piede, facendo finta di niente. E il poliziotto, indicandolo: ‘QUEL faro!’. Io farfuglio cose a caso: ‘Ah, si, cioè no, cioè…quello diceva? Si, beh, non è proprio il suo posto là, eh? Eh eh eh! No, lo so che non si puo’ andare in giro…poi è notte! Le pare? Uno rischia la vita, ci sono anche pochi lamponi…lampioni, lampioni! I lamponi stanno in montagna. Lei ci va in montagna? Al mare? Dove va in vacanza quest’anno? Poche ferie, eh? Vi pagano anche poco e fate un lavorone!‘ E in quel momento ti rendi conto che ti stai scavando la fossa, che non ti puo’ salvare nessuno e che probabilmente ti prenderai anche un pugno in faccia, ma continui lo stesso. Non c’è limite al peggio. Il poliziotto mi guarda con uno sguardo sempre più severo e io comincio a pensare a quante arance mi poterà mia madre in carcere. Lo vedo dal suo sguardo che vorrebbe tanto darmi l’ergastolo, ma che, per un faro rotto, non puo’. Mi salva la mia amica, che, con un sorrisone, porgendo il libretto di circolazione, gli dice: ‘L’ho trovato! Ha visto?’. Quello se ne va, sparla di noi al collega, indicandoci. Quello scuote la testa, l’altro fa lo stesso. Ritorna verso di noi con sguardo truce e sentenzia: ‘Andate a casa, va’! E lo rimettiamo come si deve quell faro, eh?’. Annuiamo entrambe in silenzio. Fatti un venti metri, in assoluto silenzio, la mia amica prende il coraggio a due mani e mi chiede: ‘Senti, a me puoi dirlo. Hai bevuto? No perchè, io te lo dico, sembrava davvero, eh?‘.
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