Mia madre e il KGB

Dovete sapere che mia madre cucina da tempo immemorabile e che di questa sua capacità ha fatto anche una professione. E fin qua, tutto bene. Ora, il problema è che, invece del modello Bree Van de Kamp con la ricetta della torta al limone (che comunque non scherzava un ca**o), dovete immaginarvi più Mata Hari. Perché? Segue esempio:
Mia madre: ‘S., mi fai una torta per gli ospiti di stasera, che io ho un sacco di cose da fare?
Io, servizievole: ‘Si, certo, se mi dai la ricetta pero’…’.
Lei, pronta: ‘La trovi nel quaderno tot con scritto ‘Dolci’, nel cassetto tot, del mobile tot.’.
[Si, beh, non molto originale, ma mio padre, che è un comico, ha aggiungo il sottotitolo e ne risulta la dicitura seguente: ‘Dolci veleni’. Ripeto: dei comici da generazioni. Faccio notare che la mia funzione, nella preparazione della cena per degli ospiti, è relegata di norma a due funzioni: aperitivo e stuzzicchini (una volta ha motivato l’investitura a barmaid dicendo: ‘Con tutto l’alcool che ti sei bevuta in questi anni a Venezia!‘), con possibile prolungamento sugli antipasti e il dolce. Gli altri piatti, qualunque cosa accada, non si possono toccare per nessun motivo. Avesse anche la febbre a 40, li farebbe in ogni caso.]
A quel punto, comincio a pesare gli ingredienti e quando sto per mescolarli, arriva la domanda (perchè mi controlla con la coda dell’occhio, che vi credete? Che mi faccia far le cose da sola?): ‘Quanta farina hai messo?
Io: ‘Due etti’.
Lei: ‘No, mettine mezzo in più.’ Ok. Sulle prime uno pensa ad una variante che ha appena pensato. Aggiungo e di nuovo: ‘Quanto zucchero hai messo?’.
Io: ‘Quello che c’era scritto. So leggere, sai? Un etto, comunque.
Lei: ‘Ne vanno uno e mezzo.’ .
E cosi’ via per tutta la ricetta. E qui uno le chiede: ‘Ma ti fai i trabocchetti? Ti metti le dosi sbagliate per vedere se te le ricordi? Hai paura che te le rubino e scrivi numeri a caso?’. Da qui l’ipotesi che facesse parte del KGB. Il caso più bello è stato questo: c’era scritto ‘mescolare tutti gli ingredienti insieme’, che in realtà significava: ‘mescolare uova e zucchero fino ad ottenere un aspetto spumoso, poi aggiungere a pioggia la farina, poca alla volta, avendo cura di mescolare delicatamente, infine incorporare le chiare d’uovo montate a neve’. Poi uno non si deve innervosire…
Invece la cosa che fa più innervosire lei è lo scambio di ricette. Nel senso che una te la puo’ anche dare e forse ti dice le dosi giuste, se le stai simpatica, ma non è una cosa che gradisce. Tuttavia, quello che la fa maggiormente innervosire è la gente che rifà la ricetta, ma inventando. Celebre quella volta della parmigiana di melanzane, le quali, invece di essere fritte furono bollite. Che poi uno dice: ma almeno falle ai ferri se ti sembra troppo pesante il fritto! Con seguente commento: ‘La ricetta che mi hai dato non era tanto buona, l’ho seguita alla lettera (?!), ma è venuta tutta acquosa.’. Domandati…
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