Paris: il topolino

In tutte le metropolitane del Mondo ci sono i topi. Lo sappiamo. Non è una novità. Tuttavia è, mi sia dato atto, oggettivamente poco frequente che salgano sulla banchina (o trattasi di marciapiede?). Premetto che ho una rarissima malattia che ho ribattezzato Sindrome di San Francesco. Essa consiste in questo: qualsiasi tipo di animale nel raggio di chilometri mi usma a distanza e cerca di raggiungermi. In altre parole: attiro gli animali. Finchè sto in Europa, più o meno son gestibili, mentre un rinoceronte o una giraffa che si strusciano, già son più difficili da trattare. Esagero? Potete chiedere a chiunque mi conosca, è matematico che mi si attacchino animali domestici e non. Sono una calamita per qualunque bestiola: bisce, rane, pipistrelli, zanzare, mosche o vespe, ecc.. A pensarci bene, potrei lavorare come carta moschicida o come deratizzatore. E mi ricoleggo al titolo. Torno dal lavoro stanca, con valigetta rossa piuttosto voluminosa. La tengo con due mani, davanti a me, mentre aspetto la metro. Fa freddo e porto gli stivali. L’RER non arriva e quindi aspetto per un po’. Ci danno notizia che c’è un problema di circolazione causa “Personnes sur la voie / Persona sui binari”.
Digressione.
‘Persona sui binari’ non vuol dire che lo sport preferito a nord di Dijon sia, dopo il lancio della senape sul bollito, passeggiare sui binari, ma vuol dire probabile suicida. Questo l’ho capito dopo un pezzo. Capita spesso. In ogni caso, troppo spesso. Momento di tristezza per me, sbuffi dei vicini. Che città del piffero. Si, va bene, lo so che al momento ti fa girar le balle questa cosa perchè devi uscire dopo cena o perchè devi andare a prendere il figlio alla lezione di danza o perchè era l’unico giorno in cui eri riuscito a tornar prima dal lavoro, ma (e che diamine!) è pur sempre un essere umano. Vuoi mandarlo nell’Aldilà a furia di insulti? Mi sa che non funziona. E poi, sai quanto gliene frega?
Fine della digressione.
Sto quindi aspettando e guardo fissamente nel vuoto, forse anche con un filo di bava che mi scende dalla bocca, quando sento qualcosa che mi sale sulla punta dello stivale. Momento di sconcerto. Il mio cervello, che era inebetito dalla fatica e che stava già pensando a cosa mangiare per cena, non collega. Non collega neanche quando la cosa sale sull’altro stivale e prosegue verso sinistra. La guardo e non la vedo. Come scena doveva esser comica. Capisco di cosa si tratta (giuro!) quando quella di fianco a me grida. La guardo perplessa e poi vedo il topolino, più spaventato di lei, che scende di nuovo verso i binari. Mi guarda con la bocca aperta (la tipa, non il topo). Faccio spallucce e torno a pensare ai fatti miei. Mi chiedo cosa avrà pensato. La tipa, non il topo. Forse che fossi la versione femminile del Pifferaio Magico, una domatrice di topi o una pazza furiosa. In ogni caso, avrebbe sbagliato. Non sono furiosa.
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