AdV: 22 aprile 2010

Andata

La sveglia era programmata alle 7.00, ma quando apro gli occhi, mezza assonnata, leggo un impietoso 08.09. Le mie speranze di prendere il treno delle 08.38 si sono improvvisamente ridotte dal 100% al 10%. L’importante tuttavia è crederci. Mi armo di buona volontà, ingurgito il caffè, mi vesto in fretta, esattamente come ieri (per essere sicura degli abbinamenti e per non scegliere qualcosa a caso dall’armadio, che è sempre una pessima idea), mi pettino, mi lavo a tratti e sono in macchina alle 08.30. No, non è un record. Ho fatto di meglio: dieci minuti, ma senza lavarmi e non vale. Ovviamente perdo il treno, nonostante i miei sforzi ed arrivando in stazione alle 08.38 in punto. Capo treno preciso, diamogliene atto. Vabbé, vada per il secondo di una lunga serie di caffè. Non muore nessuno se arrivo a Venezia dieci o venti minuti dopo. Treno in orario anche questo. Sparare sempre sulle FS non è giusto, anche se capisco che sia uno sport nazionale e un argomento di conversazione che trova tutti concordi. Ho visto gente cercare argomenti per non litigare, evitando la politica, il calcio e la religione, riuscendo a trovare solo il tempo. Che freddo che fa, eh?’ / ‘Eh, beh, no, ai miei tempi faceva più freddo.’ / Eh, però il riscaldamento globale…’ / ‘Eh, no! È tutta propaganda!’. Insomma, neanche più il tempo va bene, con partigiani di Al Gore nascosti subdolamente ovunque. Consiglio di parlare delle FS. Il popolo è unito contro le FS. Meglio però non farglielo sapere o ci aumenterebbero il biglietto (mantenendo i ritardi) e adducendo questioni patriottiche. Comunque a volte i treni arrivano in orario, il più delle volte quando meno te l’aspetti e soprattutto quando non serve (così, per una volta che speravi di non aspettare più di dieci minuti al freddo e al gelo una coincidenza, ti tocca aspettarne venti perché avevi calcolato di passare più tempo in treno).
Mentre aspetto si sprecano i commenti su una coppia che sta spostando fiori e fioriere poco lontano. ‘Lei è in pigiama, hai visto?’. In realtà si tratta di una tuta, ma la somiglianza è incredibile. Ma sono come i Carabinieri? Servono due persone per spostare un vaso?’. All’arrivo a Venezia ci depositano al binario uno, devo attraversare tutta la stazione, proprio oggi che sono in ritardo, ed è piena di bambini e giovani in gita. È stagione, si sa, aprile e maggio sono i mesi delle gite scolastiche a Venezia. Se dovessi diventare un docente credo invece che sceglierei ottobre: meno turisti e meno piccioni, ma anche pioggia, nebbia e acqua alta. Avrebbero delle storie da raccontare. Senza contare il fatto che non uscirebbero di notte di nascosto per farsi un giretto. Con dieci/venti centimetri d’acqua nelle calli ed altri venti che piovono dal cielo, anche le menti diaboliche preferiscono concedersi sonni tranquilli.
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