Lyon: i postini

Ricevevo abbastanza di frequente delle lettere voluminose, dei pacchi o delle raccomandate. Un giorno mi suonano alla porta. Suona una sola volta, ma è il postino. Sfatiamo questi miti, dai, su! Sono in pigiama (senza orsetti, ma non vuol dire che sia meno imbarazzante) metto su una sorta di vestaglia e mi scatafascio giù dalla scala a pioli. Apro e il giovane postino ha una raccomandata in mano (e il fiatone perchè ha fatto sei rampe di scale). Ci salutiamo, mentre lui mi squadra perplesso. Chiede: ‘Cerco la Dottoressa M.’, io rispondo: ‘Si, sono io.’ Mi squadra di nuovo. Lo guardo con aria di sfida. Aggiunge: ‘Ha un documento?’. Vorrei rispondergli che sono in pigiama e che quando vado a letto non mi devo ricordare chi sono e che per il mondo dei sogni non serve il passaporto, ma mi trattengo, giro sulle pantofole e cerco la carta d’identità. Quando ce l’ha in mano non ci crede comunque. Non ci crede per niente. Mi fa firmare e mi dà la busta. Gente diffidente.
Ora, di solito, i postini parlano con me per ore. Questo era davvero atipico. Di solito, vedendo che la provenienza era l’Italia, si sentivano obbligati a chiedermi qualunque cosa. Mi informavano del fatto che da piccoli erano andati in gita a Venezia, che adoravano la pizza, che avrebbero tanto voluto imparare a suonare il mandolino, che piacerebbe loro avere la ricetta della pasta con le polpette (che, è noto, è un tipico piatto veneto), che un loro lontano parente era italiano (ma solo per metà), e, infine, mi salutavano con un ‘Ciao bella!’. Cosi’, una tantum, mi prendevo un complimento gratuito.
Son sacrifici, ma farei qualunque cosa per un complimento, si sa.
Divertente invece una mattina quando, non riuscendo a dormire sono seduta sul divano e sento un vociare giù in strada. Mi affaccio e vedo delle persone discutere animatamente. Ovviamente faccio una foto, cercando di non farmi vedere. Il nocciolo della questione era questo: un genio che abitava nell’immobile aveva lasciato la sua paga di una settimana nella cassetta della posta venerdi’ sera. Un posto più sicuro che sotto un sasso, ma meno sicuro del caveau di una banca svizzera. Secondo lui il postino l’aveva rubata. Il contenuto era sparito nottetempo e quando era tornato non aveva trovato neanche un bigliettino di ringraziamento. Gente maleducata. Il postino chiama il responsabile e arriva il responsabile. Il tipo chiama un amico e arriva l’amico. Sono in quattro a prendersi a parole in strada. Si segue tutto senza problemi, tanto urlano. Poi, il tipo si incavola del tutto e chiama la polizia. Arriva la polizia e se ne vanno tutti. Non so come sia finita, ma mentre bevevo il caffé e mangiavo le madeleines, pensavo ad una cosa: molto meglio della televisione. La mattina (quando la mia forza di volontà batteva la mia pigrizia) mi guardavo i cartoni animati per bambini senza suono, cercando di leggere il labbiale. Sembra facile, ma non lo è.
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