AdV: 21 aprile 2010

Andata:

Treno delle 08.32 da Susegana verso Venezia. Arrivo con notevole anticipo e, puntualmente, il treno arriva in ritardo. Ormai è una regola: se arrivo prima il treno è in ritardo, se arrivo in tempo, lo prendo al volo. Perlomeno ci sono delle certezze nella vita. I viaggiatori arrivano tutti poco dopo l’orario di partenza, segno evidente che sanno già che sarà in ritardo. Meglio finire con calma la colazione, ché poi rimane sullo stomaco e si è nervosi tutto il giorno. Arriva un treno lurido. Sporco non era sufficiente. I sedili, una volta blu, virano al verde. Non voglio saperne il motivo. È di ieri la notizia di una donna che è dovuta scendere dal treno per un’invasione di pidocchi. ‘I pidocchi viaggiano in treno!’, ho letto in seguito su un giornale locale. Sarebbe divertente, se non fosse tragico. Sarà l’autosuggestione, ma sento prudere. Mi siedo quindi con circospezione e dietro di me, uno per stazione come nella via crucis, si aggiungono dei giovani fino al numero di quattro. Una delle ragazze dovrebbe fare lo scaricatore di porto: mai sentite tante parolacce tutte insieme. Come diceva Marco Paolini: ‘Togli la bestemmia, crolla la sintassi.’. Il suo amico gioca a fare il tamburo umano, agitandosi sul sedile. Effetto marea. Quando sto pensando di cambiare posto, la pianta. Meno male. Ma non facciamo i rompiscatole. Tanto fastidio non lo davano davvero. Riesco infatti a sentire i miei brani preferiti più o meno fino a Mestre. Poi, la svolta. Un’illuminazione. Una scoperta eccezionale. Non solo esiste il viaggiatore-ipod, ma anche il viaggiatore-karaoke. I giovani apprezzano talmente la musica che ascoltano in gruppo con delle cuffiette (giusto), da rendere partecipe anche il resto del vagone (meno giusto). Canticchiano sulle note delle canzoni e commentando il sound. Bella idea. Qualcuno doveva pensarci.

Ritorno:
Solito treno, solita ora. La novità è che ho cambiato libro. Appena uno si affeziona, se ne deve subito separare. Alle categorie di passeggeri va aggiunta un’altra tipologia, anzi, due.
La prima è quella del viaggiatore-epilettico, che sul sedile non sta comodo oppure soffre di trombosi (o piaghe da decubito?) e si deve muovere e rigirare per tutto il viaggio, creando il famoso effetto marea. Ovviamente questo tipo di viaggiatore ama la mia compagnia. La situazione è peggiorata dal fatto che questo viaggiatore ha evidentemente mangiato teste d’aglio a manate. Ogni volta che si gira dalla mia parte per guardare fuori dal finestrino, rischio di svenire. Un altro magnifico viaggio.
La seconda categoria è quella del viaggiatore-lamentela, acido e pettegolo. Si tratta di colui che, la maggior parte delle volte al telefono, deplora il lavoro e la gente che non capisce quanto sia dura per LUI. Nel mio treno c’è la sottocategoria del prudente, ossia di quello che si rende conto di sparlare di qualcuno in un luogo pubblico e che, per una questione di probabilità, se fa nomi e cognomi, magari qualcuno conosce il soggetto delle sue lamentele. Quindi continua a ripetere che ne parleranno a voce (lui ed il suo interlocutore telefonico), facendo intravedere la possibilità che ci siano molte più argomentazioni e che il poveraccio vilipeso non ne uscirà di certo bene. Anzi, vista l’anticipazione, già è tanto se ne uscirà vivo e se non gli fischieranno le orecchie per mesi. Tuttavia non tutti sono così cauti. Esiste infatti la sottocategoria del plateale, che non solo permette di identificare il protagonista, ma anche di sapere tutto sulla sua vita. Ad esempio: un gruppo di donne, un sabato mattina, sparlava di una collega, che a un certo punto mi sembrava di conoscere personalmente. Pare che, pur avendo prenotato un aereo, cambiando data per ben due volte (a carico dell’azienda), aveva optato in ultima istanza per il treno (a sue spese). La motivazione era dettata dalla paura del volo, che evidentemente l’aveva colta all’improvviso.
Questo treno era in ritardo, con disappunto dei viaggiatori, visto che, partito in orario, si era fermato a Mestre-Ospedale per una decina di minuti, con la controllatrice (o controllora?) che andava avanti ed indietro sulla pensilina, facendo presagire il peggio: guasto al meccanismo di chiusura di una porta oppure alla locomotrice. Sospiro generale alla partenza del treno. Mi permetto di dire due parole sulle fermate. Se ho capito bene le fermate aggiunte sulla tratta Udine-Treviso facevano parte del progetto (tanto pubblicizzato) della famosa metropolitana di superficie. Queste invece sono state convogliate sulla tratta ferroviaria e vi si fermano solo i treni regionali più disgraziati. Capisco la necessità e l’utilità di quella vicina al nuovo ospedale di Mestre, ma quella di San Trovaso? Mai visto nessuno scendere o salire.  Forse perché c’è un treno ogni ora e qualcuno dovrebbe spiegare loro come funzioni veramente una metropolitana di superficie? O forse non sono stata abbastanza attenta?
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