Paris: il piccione

Un giorno, mentre sono al computer, sento un colpo secco dietro di me. Vado verso la finestra e vedo sulla grondaia un piccione tramortito. Guardo meglio e mi sorprendo: han pulito i vetri, oggi.
Ogni mattina, nello studentato, aprivo la finestra, mettevo il caffé sulla piastra elettrica e andavo a far la doccia. Una mattina esco dalla doccia in asciugamano, perchè, ovviamente, avevo dimenticato la mia roba  sulla sedia, e vedo un piccione che mi guarda. Mi piglia un infarto. Mi mette ansia quando lo vedo in giro per la città, figuriamoci quando si trova nel mio monolocale. Aspetto che esca? Lo aiuto ad uscire? Si avvicina svolazzando. Starà cercando di fare amicizia? Richiudo la porta. E ovviamente sento che il caffé borbotta. E adesso? E che cavolo! Mica mi faro’ abbattere da un piccione francese del piffero, no? Esco. Svolazza per la stanza. Richiudo. Ha vinto lui. E qui il dubbio amletico: mi faccio strappare un occhio e spengo il caffé o faccio bruciare il caffé e resto fisicamente integra? Il calcolo è semplice. Caffé batte occhio uno a zero. Vado fuori, armata di deodorante. Si, un deodorante da difesa. Lo so, non era una grande idea, ma con cosa uscivo? Con una saponetta? Il filo interdentale? Lo spazzolino? Il fon poteva andare, ma il filo era corto. E poi, cosa gli facevo? La messa in piega alle piume? Esco e la bestiaccia se n’è andata svolazzando (vedi foto). Armata di Amuchina ho pulito tutte le superfici su cui credo possa essersi appoggiato e non sono morta.
Sembrero’ pazza ma se aveste fatto anche voi i vostri studi a Venezia, avreste sviluppato un odio viscerale per due cose: i piccioni e la doppia acqua alta. Quella normale no, ci si abitua. Si, ok, anche il turista che gira estatico nelle calli di un metro di larghezza alla velocità della digestione bovina dà, oggettivamente, fastidio, ma lo si capisce e lo si tollera. Pulirlo con l’Amuchina è piuttosto complesso.
Altra presenza inquietante era l’albero dei corvi.
Devo dire che a me, nell’assoluto, il corvo non è che stia proprio antipatico. Non dà fastidio, anzi, mi potrebbe pure stare simpatico, non fosse per il fatto che comincia a mangiare le carcasse dagli occhi. Ecco, magari per questo non mi sta simpatico come i canarini, tranne Tweety, che se potessi farei al forno con le olive. Tra lui e la nonna, ho sempre votato per Silvestro, anche se non si capiva mai una santissima di quello che cercava di dire. Ma sto divagando. Vedere l’albero dei corvi non è proprio un bel modo di cominciare la giornata (vedi foto). Già non mi volevo alzare, fuori c’è una gradazione di grigio, sospiro pensando che dovro’ prendere l’ombrello, andare in metro, mi incavolero’ con qualcosa / qualcuno durante il tragitto e mi sono ricordata che ieri ho finito le madeleines (e ora che mi mangio? il tonno? la senape in grani?). Adesso anche una ventina di corvi neri che mi guardano fissamente e gracchiano in modo sinistro? Chiudo la finestra. Sarà che ‘Uccelli’ di Hitchcock mi ha traumatizzato, ma per oggi non si aera la stanza…et tant pis pour la mousse! E penso: ‘Anche oggi si comincia bene: una bella ventata di ottimismo!‘.
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