AdV : 20 aprile 2010

Andata:

Arrivo in orario per il treno delle 08.32 e, come sta diventando un’abitudine, riesco a prendere al volo quello precedente. È ufficiale: il ‘treno della speranza’ non esiste più. L’hanno rimpiazzato con questo e mi sembra una bellissima idea, anche per il riscaldamento globale. Arrivando, per pura cattiveria, ho fatto spostare le proprie cose a un signore che leggeva un giornale fingendo di ascoltare musica. Solo i professionisti ci riescono e lui non lo sembrava. Per ripicca occupa il bracciolo in comune e tiene spalancato il giornale. Vorrei approfittare per leggerlo, visto che si trova ad un palmo dal mio naso, ma vedo di quale quotidiano si tratta e desisto. Pensavo che i lettori di quel giornale fossero come i coccodrilli delle fogne di New York e gli unicorni, invece (incredibile, ma vero), c’è davvero chi lo compra. Mi sa che stavolta ha vinto lui. Forse mi sono sbagliata: era un professionista. Con delle idee politiche di merda, ma comunque un professionista.
Ritorno:
Treno delle 18.18 da Venezia verso Susegana. Sono stanchissima. Arrivo con ampissimo anticipo e trovo posto senza problemi. Il treno ferma in tutte le stazioni: un’agonia. A un certo punto sale un signore, sposto le mie cose e si siede di fianco. Poi cambia idea e se ne va. Sconfino nel posto vicino. Sale una signora, che trova anche lei il mio posto appetibile. Per inciso doveva essere daltonica visto l’uso sconsiderato e aleatorio dei colori. Si siede e continua a guardarsi alle spalle. Congetturo che sia una spia sovietica, una moglie che segue il marito fedifrago o una ricercata internazionale. Invece stava solo cercando una signora che, suppongo, doveva aver conosciuto poco prima. Si vedono, si sorridono e cominciano a parlottare, da un sedile all’altro. La signora se ne esce con frasi tipo: ‘Eh, ma voi se arrossite non si vede!’. Eh? Mi incuriosisco e guardo la seconda signora, che sembra filippina. La seconda protesta e la prima insiste ‘Eh, voi magari vi accorgete, noi invece non facciamo caso.’. Sono perplessa. La filippina (confermato dal fatto che ha i nipotini a Manila) si spertica nella descrizione di sé stessa, dicendo che si sfoga piangendo perché il marito non sta bene. Comprensione dell’italiana, che se ne esce con: ‘Eh, ma lui, per l’età, piangerà di più. Con l’età si diventa più sensibili, si piange di più.’. La filippina non è convinta. Neppure io, a dire il vero.
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